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Mancini predica calma: “Non facciamo già il tatuaggio della coppa come gli inglesi“

Alessio Eremita
Roberto Mancini
Roberto Mancini / Quality Sport Images/Getty Images
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Roberto Mancini non vuole che l’euforia post Europeo contagi la Nazionale italiana in vista dei prossimi impegni ufficiali. Ecco le parole del commissario tecnico azzurro ai microfoni di TG Poste.

NATIONS LEAGUE - “Un po' di scaramanzia ci vuole sempre, non possiamo fare come gli inglesi che si erano già tatuati la coppa... È un torneo importante e, giocando in Italia, speriamo di poterlo vincere. Poi, a novembre, ci saranno le ultime due partite di qualificazione a Qatar 2022. Dopo potremo dire qualcosa. Innanzitutto bisogna conoscere quello che si fa e poi dare fiducia al team con cui si lavora, nel nostro caso i giocatori, far sentire che si crede in loro. È importante per far rendere le persone al massimo".

EURO 2020 - "La cosa più bella è stata quella di aver reso felici tutti, indistintamente, dai più piccoli ai più grandi. Credo che nello sport difficilmente gli italiani falliscono e, quando c'è passione, quando ci sono momenti difficili, credo che noi riusciamo a dare il meglio".

Giovanni Di Lorenzo
Italia / Marco Luzzani/Getty Images

SERIE A - “Penso sia normale un equilibrio in questo inizio di stagione, molti calciatori hanno giocato l'Europeo e la Coppa America, quindi sono arrivati non in grande condizione e le squadre hanno bisogno di assestarsi. Penso possa essere un campionato molto equilibrato fino alla fine con più squadre. La rivelazione? Potrebbe essere il Napoli: ha iniziato bene, secondo me è una squadra forte da diverso tempo. Poi c'è sempre l'Atalanta che sono anni che sta nella zona alta della classifica. Forse è un po' presto per parlarne, spero solo che sia una Serie A combattuta".

RITORNO ALLA SAMPDORIA CON VIALLI - “Beh, non sarebbe malissimo, ma è anche vero che noi a Genova abbiamo fatto talmente bene che per tornare dovremmo fare meglio e non è così facile...". E ancora: "Io sono stato bene in tutte le città in cui ho giocato o allenato. A Genova sono stato quindici anni e forse è quella a cui sono più legato, anche se quella che amo è la città in cui sono cresciuto, Bologna".


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