Inter (ancora) eliminata dalla Champions: cause e conseguenze del fallimento europeo

Mattia Gruppioni
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Immagina loquace, che parla da sola e che ben spiega lo stato d'animo che ieri sera, immediatamente dopo la partita contro lo Shakhtar Donetsk, affliggeva, e probabilmente affligge tutt'ora, l'ambiente interista, dalla società ai tifosi, passando per Conte ed i suoi giocatori. L'Inter fallisce, per il terzo anno consecutivo, l'appuntamento europeo, perdendo non solo l'opportunità di qualificarsi agli ottavi di finale di Champions League, ma non riuscendo nemmeno a guadagnare i punti necessari per il passaggio, da terza del girone, in Europa League (magra consolazione ottenuta gli anni prima).

Va detto: l'Inter ha scelto il proprio destino. Sin dalla prima giornata. Prestazioni banali, superficiali e monotematiche quelle dei nerazzurri in Champions, sin da quell'Inter-Borussia M'gladbach dell'ormai lontanissimo 21 Ottobre. Ne uscì un 2-2 pirotecnico, rocambolesco, viziato dalla scarsa incisività europea di Vidal (rigore causato e mantenimento in gioco di un avversario sul gol del momentaneo 1-2) e dalla solita sentenza Lukaku, che salvò il condottiero Conte da un esordio amaro e da un pesante ko. Ma il cammino interista non sembra comunque svoltare: la settimana dopo, in Ucraina, arriva il secondo pareggio consecutivo, ancora una volta contro una squadra sulla carta nettamente inferiore e con poche probabilità di passare il turno: l'Inter porta a casa uno 0-0 tutt'altro che prezioso, contro lo Shakhtar di Castro che fermerà, con lo stesso punteggio, le speranze di qualificazione interiste, guadagnandosi l'accesso all'Europa League. Certo, proprio quello Shakhtar Donetsk che nei due match contro il 'Gladbach di Marco Rose riuscì a subire la bellezza di 10 gol.

Eurasia Sport Images/Getty Images

Contemporaneamente, l'Inter sfidava, prima in Spagna e poi a San Siro, il Real Madrid, una tra le squadre, assieme a Barcellona, Juventus e Manchester City più in crisi di identità e di gioco nei rispettivi campionati europei. Ne uscivano due sconfitte, paradossalmente decisive, per i nerazzurri, battuti al "Di Stefano" per 3-2, a causa di una mancata gestione del risultato (il pareggio poteva essere un ottimo parziale da cui ripartire nel mini-girone di ritorno) e per 0-2 in casa, a Milano, tra le mura amiche deserte: forse, in quel caso, fu meglio così, dato che Vidal, alla metà del primo tempo, con la squadra sotto di un gol, decise di farsi cacciare dal direttore di gara per un'inutile protesta riguardante un possibile, ma al tempo stesso inesistente, calcio di rigore.

DeFodi Images/Getty Images

Le speranze nerazzurre erano dunque riposte, dopo quattro giornate, nella gara decisiva per la riapertura del girone B, quella in Germania contro lo stesso 'Gladbach che aveva battuto, tra le mura amiche, gli ucraini e fermato sul pareggio la compagine di Zinedine Zidane. In quel momento, la classifica recitava: Borussia 8, Real Madrid 7, Shakhtar 4 ed Inter 2 punti. Vincere in Germania era la parola d'ordine per Conte ed i suoi giocatori, che nella sera di Martedì 2 Dicembre strapparono tre punti fondamentali, grazie ad una prestazione corale, di sacrificio, di comprensione e lettura perfetta dei diversi momenti della gara. L'Inter poteva ancora sperare nel miracolo qualificazione grazie al 2-3 guadagnato in Germania, con le reti di Darmian e la doppietta di Lukaku, non dovendosi però verificare l'ipotesi di clamoroso "biscotto" tra Real Madrid e Borussia in terra spagnola.

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Ed eccoci qui, quindi, ai giorni nostri, al materializzarsi del fallimento europeo interista. Proprio qui si manifesta la sconfitta nerazzurra: settimane intere a scervellarsi e pregare in un "non biscotto", appunto, tra le altre due compagini, consapevole del fatto che sarebbe bastato un semplice, unico e semplicissimo gol contro lo Shakhtar per vincere e, probabilmente, passare il turno. Una settimana a temere biscotti, accordi, per poi ritrovarsi a rimpiangere le proprie lacune, per il terzo anno consecutivo. Da Spalletti alle due annate Conte; il risultato, evidentemente, non cambia e non è cambiato, alimentando i malumori tra i tifosi, increduli di fronte all'ennesima rivedibile gestione della gara da parte della propria squadra e del proprio allenatore. Un'Inter che ieri sera, così come in Ucraina, non ha mai dato l'impressione di saper dominare l'avversario, gestire lucidamente la gara, portarla a casa senza soffrire. E' stata, invece, ancora una volta, un'Inter dalle scarse e limitate idee di gioco, sicuramente sfortunata vista la traversa di Lautaro e le grandi parate di Trubin (protagonista in assoluto della qualificazione in Europa League della sua squadra), ma al tempo stesso inconcludente, indisponente e mai in grado di alzare il ritmo ed il livello tecnico a proprio favore. Dal punto di vista tattico, un possesso palla sterile, da un lato all'altro del campo e qualche verticalizzazione per Lukaku o gli inserimenti di un generoso Barella, non sono bastati e non potranno più bastare a scardinare le difese avversarie. Si, parliamo anche di futuro.

Jonathan Moscrop/Getty Images

L'uscita dalla Champions League ha un'unica grande conseguenza, porta con sè la comprensione di quello che deve essere e diventare presto l'obiettivo stagionale, anzi, ben di più: la missione. La scottante eliminazione europea non può che avere strascichi negativi, non può che minare le poche certezze che l'Inter e Conte (il maggior imputato per questo fallimento) avevano dimostrato di avere: se la vittoria in Germania, il cambio modulo coi tedeschi, col Sassuolo e col Bologna in campionato avevano in qualche modo rialzato l'autostima ai nerazzurri, che si affacciavano ai piani alti della classifica e che vedevano speranze di qualificazione europea, ora come ora, l'uscita di scena, di difficile digestione, dovrà esser motivo di riscatto e ripartenza, praticamente solo per quanto riguarda il campionato. L'Inter è chiamata all'ormai definibile impresa di conquistare il titolo, interrompere l'egemonia bianconera degli ultimi nove anni per rialzare la testa dopo le cocenti delusioni europee (prima l'uscita col PSV già eliminato, poi col più blasonato Barcellona e la conseguente sconfitta in finale col Bayer Leverkusen, infine il fallimento totale in un girone B che vedeva la squadra di Milano nettamente favorita).

"Unica italiana fuori dall'Europa": la citazione di parecchi quotidiani sportivi l'indomani della tragica partita contro lo Shakhtar Donetsk deve suonare come campanello d'allarme tra gli uomini della dirigenza nerazzurra, ma soprattutto deve essere stimolo per Conte e l'Inter tutta. Ora, senza impegni europei e la sola Coppa Italia come variante al campionato, non si può più fallire.


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