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Il professore che ha operato Pogba: "Ha sbagliato a non farlo subito"

Alessio Eremita
Paul Pogba
Paul Pogba / James Williamson - AMA/GettyImages
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Roberto Rossi, specialista in ortopedia e traumatologia, nonché primario all’ospedale Mauriziano di Torino e consulente della Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni dopo l'intervento chirurgico effettuato al ginocchio di Paul Pogba. Ecco le sue parole ai microfoni di Calcio e Finanza.

TERAPIA CONSERVATIVA - "L’ultima risonanza aveva evidenziato un peggioramento della lesione meniscale. Probabilmente l’ultima attività che ha fatto, un iniziale percorso di corsa e l’esercizio di carico, ha peggiorato la situazione. Il ginocchio era quasi bloccato, compromettendo la situazione: non c’era più la minima possibilità di pensare a terapie conservative. Anche perché già altri due colleghi a Los Angeles e a Lione avevano evidenziato la necessità dell’intervento, era palese. Il calciatore si era rifiutato e purtroppo non si poteva andare contro la sua scelta, spesso poi il problema è legato più che altro a chi circonda i calciatori".

TEMPI DI RECUPERO - "Le otto settimane di cui si parla sono legate a un normale percorso fatto di una prima parte di fisioterapia blanda, poi seguita da una più aggressiva per recuperare il tono muscolare, senza difficoltà. Il problema sarà capire come reagisce il ginocchio, perché se dovesse reagire infiammandosi il percorso sarebbe più complesso. Per cui ora non si possono fare previsioni su questo tema, le prime settimane post-operatorie faranno capire se il ginocchio risponde in maniera positiva, senza dolore quindi, o se il percorso riabilitativa dovrà essere rallentato per ridurre le eventuali infiammazioni. Il giocatore sperava di rientrare il prima possibile con la terapia conservativa, si fosse operato subito avrebbe risolto tutti i problemi, sia in chiave Juventus che in chiave Francia verso i Mondiali, considerando che l’infortunio era di 45 giorni fa".

Paul Pogba
Paul Pogba / James Williamson - AMA/GettyImages

SCELTA SBAGLIATA - "Sì, ha sbagliato a non operarsi subito, il non farsi operare subito ha peggiorato la lesione. La prima risonanza dopo l’infortunio era un conto, adesso è tutt’altra situazione. La lesione è peggiorata, è una crepa: se prosegue devi rimuovere anche di più e sacrificare una parte in più per avere meno problemi. Forse i giocatori hanno troppo potere anche su questi temi che sono comunque complessi, le società devono avete un po’ più di impatto nel dare le corrette linea guida".

DESCRIZIONE DELL'INFORTUNIO - "Il problema tendenzialmente delle meniscectomie è la condrolisi, ovverosia l’iniziale sofferenza della cartilagine. La sua cartliagine però era in ottime condizioni. Non va dimenticato però che lui era già stato operato anche sull’altro ginocchio, certo era più giovane e ha recuperato diversamente. Resta comunque un punto di domanda, al momento è impossibile fare una previsione su quanto possa ancora giocare ad alto livello. Sicuramente di anni ne ha ancora, bisogna vdere a che livello e tutto dipenderà da come reagirà il ginocchio. Inoltre, bisogna anche tenere conto dell’età, nei calciatori da 30 a 35 anni stiamo vedendo sempre più problematiche a livello muscolare perché le fibre tendono naturalmente a indebolirsi, sono tutte cose di cui bisognerà tenere conto". 

SALVAGUARDIA DEL CALCIATORE - "È certamente legato ad aspetti economici, ma siamo arrivati all’estremo. Tanti calciatori faranno sempre più fatica a seguire un calendario così complicato. Ci sono ormai tanti modi per cercare di limitare e proteggere i giocatori dagli infortuni legati ai sovraccarichi a livello muscolare, possono essere trattati in ogni modo ma ci sono limiti fisici e biologici. Di Cristiano Ronaldo ce n’è uno solo, ma anche lui sta iniziando a far vedere un calo, è inevitabile. È una questione biologica di cui, però, il calendario calcistico non sembra tenere conto".


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