Il Mondiale mancato, l'infortunio e la voglia di tornare: Martina Rosucci si racconta

Il grave infortunio tiene fuori Martina Rosucci dal Mondiale, la calciatrice della Juventus sul percorso verso il rientro e sulla possibilità di rialzarsi dopo le cadute.
Martina Rosucci
Martina Rosucci / Tullio M. Puglia/GettyImages
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Il Mondiale Femminile si avvicina a grandi passi, manca appena una settimana all'inizio della competizione adesso allargata a 32 Nazionali partecipanti, e accanto alle calciatrici pronte a prendervi parte - convocate dalla rispettive selezionatrici - non mancano giocatrici di livello che potranno purtroppo assistere solo da lontano al torneo.

Il caso di Martina Rosucci è emblematico in tal senso, dato il grave infortunio patito a inizio 2023, e la stessa calciatrice della Juventus ha parlato ad Adidas del proprio percorso sportivo, del rapporto con la Nazionale e dell'infortunio patito (con tutte le conseguenze del caso e con tutta la voglia di tornare). Un messaggio di resilienza e di proiezione verso il futuro, condito dal sogno di potersi togliere un giorno soddisfazioni da allenatrice, una volta finita l'avventura da calciatrice.

Martina Rosucci
Martina Rosucci / Tullio M. Puglia/GettyImages

Dai primi passi fino alla Juve: "Io sono di Torino, sono juventina e quindi neanche nei miei sogni più lontani poteva esistere una cosa del genere".

La svolta del calcio femminile: "Al di là della giocatrice che sono riuscita a diventare, sono felice di aver trasmesso dei valori alle generazioni nuove. La mia generazione ha portato un grande cambiamento e una svolta nel calcio femminile italiano. Essere parte di questa generazione mi rende veramente felice".

L'infortunio e l'assenza al Mondiale: "Sono profondamente triste di non poter partecipare al Mondiale, che ovviamente è il sogno di ogni giocatrice. Perché il Mondiale è il Mondiale e per un calciatore è come se fosse un lutto".

Il percorso di recupero e gli obiettivi: "Non ho intenzione di mollare la presa e voglio rivivere quella sensazione che avevo già vissuto giocando il mio primo Mondiale. E dirmi di nuovo di avercela fatta, perché è una sensazione veramente impagabile. L’obiettivo più vicino è quello di ritornare in campo e farlo con la Juventus. Mi viene in mente la Champions League, ovviamente, come prima idea"

Un sogno per il futuro: "Mi dico sempre che tutto quello che non sono riuscita o non riuscirò a raggiungere da calciatrice, vorrei raggiungerlo da allenatrice, è un pensiero costante nella mia testa ed è anche un pensiero che, in questo momento un po’ difficile per me, mi dà molta forza".

Le difficoltà come insegnamento: "Questo mestiere ci espone a dei rischi ed è come provare a fare un dribbling in mezzo al campo: a volte ci riesci, a volte potresti anche cadere, però è un percorso obbligatorio se vuoi raggiungere qualcosa di importante. Io credo che ci sia un motivo per ogni cosa che succede e quindi se capita un infortunio, anche nel momento in cui capita, probabilmente ti deve insegnare qualcosa".

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Come affrontare infortuni e rialzarsi dalle cadute? "Direi di non viverla come la fine di qualcosa, ma viverla come l'inizio di una nuova conoscenza di se stessi. Non puoi avere la forza tutti giorni, ma è importante essere consapevoli di combattere ogni giorno una battaglia che finisce la sera e che ricomincia il giorno seguente. Se non mi fossi infortunata, non sarei mai diventata la giocatrice che sono, che sono diventata e non avrei raggiunto i traguardi che ho raggiunto. Perché infortunarsi ti fa affrontare un percorso, un percorso incredibile dentro di te e ti fa veramente trovare le energie che neanche sapevi di avere".