Gli elementi chiave del contrattacco della Juve dopo la penalizzazione

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Juventus FC logo / Nicolò Campo/GettyImages
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La Juventus è fermamente convinta di avere delle argomentazioni su cui potersi difendere: illogicità e infondatezza delle accuse della Procura sono solo alcune di queste, con La Gazzetta dello Sport che spiega il "contrattacco" bianconero in merito alla penalizzazione subita, considerando il ricorso al CONI.

Dalle motivazioni emerge che non è più la plusvalenza in sé l'elemento essenziale del procedimento, ma l'uso eccessivo che ne è stato fatto dal club. In sintesi si passa dall'articolo 31 (che regola gli illeciti amministrativi e prevede solo multe e squalifiche per i dirigenti) al 4 (che parla di lealtà, correttezza e probità, per cui invece possono esserci punti di penalizzazione). In questo caso subentra un nodo legale: si tratta di una riapertura del procedimento precedente per riprendere in secondo atto una sentenza già passata in giudicato, con la Juventus assolta. In un processo di revocazione i legali della Juve potranno muovere l'eccezione che non si possa agire come se si trattasse di un nuovo procedimento.

L'altra eccezione riguarda la specificità: quando c'è una norma specifica non si dovrebbe applicare quella generale (Art. 31), come accaduto - a dire dei bianconeri - nel caso in questione. La Juventus, inoltre, non è ancora stata giudicata dalla giustizia ordinaria (si saprà il 27 marzo se si andrà o meno a processo) e la Juve stessa ritiene le decisioni della Procura come "autonome" e non legittimate da altro, pensando ai documenti oggetto d'indagine. Il tutto va ad aggiungersi al dubbio, cruciale per i bianconeri, sul modo in cui si è arrivati a individuare in -15 la penalizzazione più adatta e corretta.