FOCUS | Decreto Crescita e calciomercato - Intervista ad Alessandro Belluzzo

Esclusiva - Estate 2020. Nonostante manchino quasi due mesi all'apertura ufficiale del calciomercato, la Milano nerazzurra ha già abbracciato Achraf Hakimi, la Torino bianconera è pronta ad accogliere Arthur e la Roma giallorossa, in attesa di conoscere il proprio futuro dentro e fuori dal campo, sogna incosciente Edinson Cavani e sembra avere in tasca Pedro. Firenze sogna Thiago Silva, che però strizza l'occhio ad un ritorno in rossonero. Nomi altisonanti che non sembrano far rima con le esigenze di bilancio con cui la maggioranza dei club italiani deve fare i conti in questo periodo dell'anno. D'improvviso la Serie A, sembra esser tornata un campionato estremamente appetibile per molti top player. Come mai? La risposta sembra avere delle coordinate ben precise: DL/34 del 30 aprile 2019. Più conosciuto come "Decreto Crescita". Per capirne di più ci siamo rivolti al Dottor Alessandro Belluzzo, esperto di pianificazione patrimoniale e Presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito.

In cosa consiste il DL/34 del 30 aprile 2019 e quali sono i benefici per i club che scelgono di avvalersene? 

"Questo decreto nasce come modifica di un decreto già esistente, conosciuto come il Decreto “Rientro dei Cervelli” e abbiamo cercato di apportare alcune modifiche con lo scopo di consentire a più categorie di persone che volessero rientrare in Italia o venire nel nostro Paese per la prima volta di poter usufruire di queste agevolazioni fiscali che consentono di godere di alcuni vantaggi sulle proprie imposte personali. Si tratta di un abbattimento della tassazione del 70% o del 90% a seconda dei criteri di permanenza del territorio: se si sceglie di vivere nelle regioni sopra Roma l'abbattimento è del 70%, sotto Roma e sulle Isole, invece si arriva al 90%. Si applica a tutti indipendentemente dall'età e il primo requisito fondamentale è non essere stati residenti in Italia nei due anni precedenti".

Quali sono i benefici per il mondo del calcio e i calciatori?

"Per quanto riguarda gli sportivi, abbiamo pensato ad ulteriori modifiche che consentono ad alcune categorie come i calciatori professionisti, di applicare delle aliquote di sconto del 50% sulle proprie imposte personali. Si tratta di uno sconto importante sulla tassazione che loro, o meglio il club come sostituto d’imposta avrebbe dovuto pagare per conto del giocatore".

Cosa devono fare i club e i calciatori per avvalersi di queste agevolazioni fiscali?

"La procedura è molto semplice, in quanto ci sono delle regole stabilite nel nostro codice tributario e di conseguenza presenti nei moduli per la dichiarazione dei redditi. Quindi i club devono fare richiesta per accedere facilmente a quella che possiamo definire una scontistica e beneficiare immediatamente di queste agevolazioni che consentono un risparmio diretto per le casse delle società".

Qual è la differenza tra le agevolazioni previste dal Decreto Crescita e quelle previste dalla legge 24 bis del 2017 che hanno aiutato la Juventus a completare l’acquisto di Cristiano Ronaldo?

"La differenza sostanziale è che la legge 24 bis si applica con una “flat tax” sui redditi esteri e non su quanto percepito in Italia e soprattutto va a beneficiare solamente il calciatore e non il club. Altra differenza importantissima è che per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla legge 24 bis del 2017, non si deve esser stati residenti in Italia per i 9 anni precedenti, rispetto ai 2 previsti dalle agevolazioni del Decreto Crescita. Le agevolazioni non sono cumulabili. Se si fa l'esempio di Cristiano Ronaldo, grazie alla legge 24 bis può applicare un'imposta sostitutiva “flat tax” di 100mila Euro per 15 anni di residenza sui diritti d'immagine e tutti gli altri introiti che percepisce al di fuori del nostro territorio. Applicando la legge 24 bis quanto percepito all'interno del nostro territorio non godrà di alcuna agevolazione fiscale e sarà tassato al 100% e quindi in questo caso il club non avrà alcun vantaggio finanziario. Poi è ovvio che riuscire a portare in Serie A un calciatore come Ronaldo dà al club tutta una serie di altri vantaggi economici dovuti dall’importanza dell’impatto mediatico che il portoghese ha a livello mondiale".

Quindi ai club converrebbe maggiormente usufruire delle agevolazioni previste dal Decreto Crescita?

"Credo che differisca a seconda della situazione. Se guardiamo Ronaldo, possiamo dire che prima di un ingaggio ci sono tante altre considerazioni da fare. La flat tax somiglia molto ad altre normative già presenti in Europa ed in particolare  nel Regno Unito dove esiste una normativa che prevede l'applicazione di un’esenzione delle tasse sui redditi di natura estera per tutti coloro che non sono domiciliati in UK, ovvero tutti coloro che non figli di padre britannico o che non abbiano acquisito il domicilio. Si tratta di un'agevolazione fiscale gratuita per i primi 7 anni. Dopo 7 anni si inizia a pagare un'imposta sostitutiva, definita Remittance Charge, di 30.000 pounds annui, che diventano 60.000 dopo 12 anni. Dopo 15 anni non è più applicabile. Quindi molto simile all'Italia nella durata, dove però si paga un importo fisso di 100.000 Euro per 15 anni".

Quali sono le differenze tra la normativa italiana e quella britannica?

"Questa è una normativa che in Inghilterra esiste praticamente da sempre ed avvantaggia tutti i redditi di natura estera, dando ai club la possibilità di strutturare accordi vantaggiosi per i calciatori su questioni importantissime come quelle legate per esempio ai diritti d'immagine. La normativa italiana invece prevede un’opzione di accordo fiscale con l'amministrazione che evita in futuro qualsiasi tipo di sorpresa di natura tributaria sia per i club che per i calciatori com'è stato per Ronaldo in Spagna. Si tratta secondo me di un'agevolazione enorme che abbiamo acconsentito in Italia, perché al giorno d'oggi avere problemi con il fisco è estremamente dannoso a livello mediatico. Anche se si riesce a raggiungere un accordo in una fase successiva è sempre una situazione spiacevole a cui dover far fronte. Raggiungere un accordo preventivamente rende tutte le parti in causa più tranquille".

Se un calciatore arriva in Italia con una formula di prestito che viene trasformata successivamente in un trasferimento a titolo definitivo, cosa succede?

"Dobbiamo prendere in considerazione alcuni elementi fondamentali: tipologia del prestito, contratto del calciatore e la durata del contratto che indicherà il tempo di permanenza del calciatore nel nostro Paese. Nei primi sei mesi, in cui il calciatore non è ancora considerato residente italiano a livello fiscale, può scegliere quale agevolazione fiscale avvalersi tra quelle previste dalla Flat Tax o quelle previste dal Decreto Crescita".

Crede che l'entrata in vigore della Brexit nel Regno Unito potrà influenzare il mondo del calcio dal punto di vista delle agevolazioni fiscali?

"Allo stato attuale, non ci sono modifiche previste sulle normative fiscali interne, ma ci sono normative sui permessi di lavoro per i giocatori. Al momento la normativa per gli extracomunitari è abbastanza chiara e non viene applicata ai giocatori della Comunità Europea. Con l'entrata in vigore della Brexit diventeremmo automaticamente tutti extracomunitari e si applicherebbero di conseguenza le norme previste, sia quelle riguardanti il numero dei calciatori presenti nella rosa di un club, che quelle inerenti all'iter per poter ottenere il permesso di lavoro e quindi finalizzare il trasferimento. Inoltre, si dovranno fare i conti con un processo di controllo molto più rigido della fedina penale del calciatore. Si tratta di elementi che inevitabilmente potranno influenzare la scelta del calciatore quando si presenterà l'opportunità di poter giocare per un club britannico. I giocatori europei che prima erano considerati comunitari, avranno maggiori difficoltà ad approdare in Premier League e lo stesso vale per i giocatori britannici che vorranno fare un’esperienza nei principali campionati europei. Ci si aspetta che il governo britannico raggiunga un accordo con la Federazione per il trasferimento dei calciatori europei nel Regno Unito. Alla luce di tutto ciò credo che l'Italia possa rappresentare una validissima alternativa per tutti i vantaggi che abbiamo elencato prima e anche per la possibilità di ottenere una VISA".

Cosa devono fare i calciatori per ottenere una VISA in Italia?

"La possibilità di ottenere una VISA è un'altra grande opportunità che l’Italia mette a disposizione ormai dal 2017. Una persona non comunitaria può ottenere il permesso di residenza per due anni e successivamente rinnovarlo per altri tre e risiedere nel nostro Paese per un totale di cinque anni avendo poi la possibilità di applicare per il passaporto italiano. Per poter ottenere la VISA, il calciatore deve fare un investimento in Italia. I criteri per poter agevolare la possibilità di VISA sono cambiati a maggio di quest'anno e sono i seguenti: 250.000 Euro per una startup, 500.000 Euro per una Srl, 1 milione per un'attività filantropica e 2 milioni per la sottoscrizione di un bond. Con uno di questi investimenti iniziali si può ottenere immediatamente la VISA. Un’incredibile opportunità sia per i calciatori che per tutte quelle persone che fanno parte del loro entourage".

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