Dal sogno Scudetto alla progettazione e futuro all'Atalanta: parla Gasperini

Gian Piero Gasperini
Gian Piero Gasperini / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Senza peli sulla lingua. Dal suo attuale incarico all'Atalanta alle varie opportunità avute in carriera, passando per i campioni allenati e anche qualche sogno presente nel suo cassetto. Parliamo di Gian Piero Gasperini, intervistato da Radio Serie A su RDS. Una lunga chiacchierata per conoscere a 360 gradi l'allenatore che ha creato il miracolo Dea.

Sull'esperienza all'Atalanta

"La mia storia con l'Atalanta è meravigliosa, spero duri ancora a lungo. Abbiamo raggiunto una dimensione importante. Questo è il mio ottavo anno, in Italia sono l'allenatore più longevo. Mi ha agevolato aver trovato un ambiente in cui ci siamo consolidati a vicenda. C'è sempre stato rispetto totale tra me e la proprietà, sono cambiati gli obiettivi nel corso degli anni e le difficoltà sono aumentate. Il calcio è una materia di confronto e non sempre si è d'accordo ma si possono creare le basi per crescere e migliorare. Qui ho trovato una proprietà fantastica che mi ha lasciato lavorare nel migliore dei modi. Periodicamente si possono avere delle visioni differenti: io sono un tecnico della società e faccio valere le mie idee, sempre nel rispetto della proprietà che è quella che, in assoluto, deve decidere. Non ho fatto il conto di quanto ho fatto guadagnare all'Atalanta, ci sono stati tanti giocatori ceduti a grandi cifre. Ho sempre pensato a quello che la società sceglieva, in modo da valorizzare al meglio i giocatori e la squadra. 500 punti conquistati nella mia gestione sono tanti, soprattutto per una società che per tantissimi anni non aveva superato i 50 punti in classifica. Quello che chiedo ad un nuovo giocatore che veste la maglia dell'Atalanta è di integrarsi immediatamente nel territorio e nella mentalità della società. Si chiede grande professionalità e senso di appartenenza, poi dopo c'è l'aspetto tecnico. Gli atteggiamenti sono fondamentali e in questo io e la proprietà abbiam la stessa visione. Quando sono arrivato c'era una squadra composta da tanti giovani che non trovavano spazio. Di questi sono stati venduti Caldara alla Juventus, Gagliardini e Bastoni all'Inter, Kessié e Conti al Milan. Questo già al primo anno, poi c'è stata l'evoluzione di alcuni calciatori che sono rimasti qui per tanti anni come Toloi e de Roon".

"Atalanta a vita? Non so, questo è l'ottavo anno, quindi un bel pezzo di vita. Sono i risultati che determinano il futuro. La riconoscenza reciproca sarà a vita, quello sì. Non ho ancora pensato quando smettere di allenare, mi piace ancora stare in campo e sperimentare".

Sul caso Ilicic

"Lui ad un certo punto ha iniziato ad avere dei sintomi, non stava bene. Si è completamente isolato e non sopportava il fatto di non poter tornare a casa, soffriva la lontananza della famiglia. Da quel momento in poi ha avuto delle difficoltà e noi gli siamo sempre stati vicino. Ricordo la partita di Valencia dove fece quattro gol. Lui era tra i migliori calciatori in Europa, da Pallone d'Oro. Quando dovevamo andare a Lisbona contro il PSG, la settimana prima ero andato a trovarlo in una clinica: aveva perso 10-12 chili!".

Il momento più alto della carriera

"Contro il PSG siamo stati a due minuti dalla finale di Champions League. È stato il momento più alto della mia carriera a livello di risultati. Per come era andata la partita sarebbe stata una finale meritata. Nel secondo tempo è entrato Mbappé e lì è cambiato il match. Siamo stati fortunati in alcune occasioni ma sembravamo in controllo della partita, ma nei minuti finali abbiamo perso Freuler e abbiamo cambiato qualcosa a centrocampo. Da una parte è un rammarico, dall'altra è giusto accettare il risultato di una grande squadra. Eravamo una piccola che di colpo si era ritrovata al tavolo dei grandi".

Sul sogno/obiettivo Scudetto e la programmazione dell'Atalanta

"Faccio sempre valutazioni tecniche. L'Atalanta ha sempre viaggiato sui 40-50 punti e di colpo sono diventati 70. Per arrivare a vincere lo Scudetto ne servono più di 80. Non ci siamo ancora riusciti. Per noi il traguardo possibile era la vittoria della Coppa Italia ma l'abbiamo solo sfiorata due volte. Tutte le competizioni sono difficili da vincere perché c'è una grande disparità tra le squadre: le big hanno risorse enormi in ogni campionato. Le disparità economiche sono nette, i profitti maggiori arrivano dai diritti televisivi che però non sono divisi in maniera equa. In Europa chi vince, perde, perché ha dei bilanci spaventosamente in rosso che vengono coperti dai presidenti. L'Atalanta non può mai permettersi un miliardo di debito, altre società sì. Noi siamo riusciti ad essere competitivi grazie al lavoro dei dirigenti che sono fenomeni a realizzare delle cessioni impensabili. Per stare in alto dobbiamo valorizzare il materiale che abbiamo a disposizion, in modo da poter sostenere il tutto e continuare a prendere giocatori competitivi. Difficilmente si possono rifiutare certe offerte. Solitamente chi vince lo Scudetto si rinforza, questo è il motivo per cui sarà difficile per l'Atalanta vincere il titolo. Non è vero che non si vince, si vince lo stesso: anche una piccola cosa può diventare una grande vittoria, altrimenti lo sport diventa per pochi eletti".

Le chance con Nazionale e Juventus.

"C'è stato un momento in cui ero stato contattato da Marcello Lippi per la Nazionale ma poi fu scelto Ventura. Io mi sento più pronto per una squadra di club, anche se alla Nazionale è difficile dire di no. Oggi è faticoso per chi è abituato al club, perché c'è una sovrapposizione di partite incredibile. Una volta la pausa delle nazionali era più corta, ora è un problema per i club ma anche per le nazionali stesse che non riescono a soddisfare le loro esigenze".

"Anni fa, quando ancora allenavo il Genoa, c'è stato un momento in cui sono stato vicino alla panchina della Juventus. Erano altri dirigenti, non ho più avuto alcun contatto con i bianconeri. Sono sempre stato impegnato e sotto contratto, sia con il Genoa che con l'Atalanta e quindi non mi sono mai ritrovato nella condizione di essere libero di poter andare in qualche altra società. Qui sto bene, siamo arrivati a giocare anche in Champions League, non ho bisogno di andare da altre parti".