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Conte: "Pazza Inter? Non mi interessa. Non siamo ancora una grande squadra"

Soccrates Images/Getty Images

L'allenatore dell'Inter Antonio Conte ha commentato ai microfoni di Sky Sport la prestazione offerta dai nerazzurri contro il Torino, battuto nonostante l'iniziale svantaggio di due reti.

PAZZA INTER - "Pazza o no, non mi interessa. Io devo fare un'analisi molto attenta e il nostro atteggiamento nel primo tempo non mi è piaciuto assolutamente, molto negativo. Avevo chiesto furore agonistico, perché noi qui possiamo parlare di tattica e tecnica, ma alla fine ci devi mettere tutto in campo. Noi abbiamo un bicchiere mezzo vuoto per la prima parte: capisco anche le difficoltà dopo la sosta, ma al tempo stesso non possiamo permetterci questo tipo di situazioni. Dobbiamo migliorare. L'anno scorso avevamo chiuso con ferocia e voglia. Dobbiamo ritrovare questi aspetti, sia i vecchi che i nuovi. A volte uso il bastone e a volte la carota. Poi la seconda parte è un bicchiere mezzo pieno perché 'è la dimostrazione che ci sono cuore, voglie, furore e voglia di vincere".

Soccrates Images/Getty Images

AMBIZIONI - "Non siamo ancora una grande squadra, perché una grande squadra non consente sistematicamente queste situazioni in dodici partite. Dobbiamo lavorare sotto questo aspetto per diventarlo. A volte ci sono sirene che ammaliano e si casca nel tranello, invece dobbiamo mettere il campo in salita per gli avversari. Solo lì possiamo parlare di Inter in lizza per vincere, altrimenti sono chiacchiere. E tanti le fanno anche per crearci problemi. Mi aspetto sempre analisi oneste intellettualmente".

FILOSOFIA - "In qualsiasi situazione c'è sempre un filo conduttore e sempre ci deve essere, altrimenti facciamo chiacchiere da bar. Io non sono un allenatore così e quello che ho vinto l'ho vinto non andando solo di fisico e di furore. Non accetto che ci venga detta una cosa del genere".

GIOCO LENTO - "Diciamo che siamo stati molto lenti all'inizio. Poi abbiamo alzato i ritmi e la palla scorreva veloce. Oggi l'allenatore dà un impronta, non è più come prima quando giocavo io e c'era molta improvvisazione. Il mio calcio non è gettare il cappello in aria e andare a fare la guerra".

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