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Allegri: "La Juve deve giocare per vincere il campionato, non le partite. Milan? È più importante per loro"

Antonio Parrotto
Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri / Nicolò Campo/Getty Images
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Conferenza stampa di vigilia per Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, che ha parlato in vista del big match di domenica contro il Milan. Quella di domani è già un crocevia importante per la formazione bianconera. Ecco le parole del tecnico.

La partita?

"Sarà Juve-Milan. È una delle partite più importanti se non la più importante. Serve una bella prestazione perché abbiamo solo un punto, dando seguito alla Champions. Già da un anno e mezzo giocano molto bene, con autorevolezza e sicurezze. Giocano insieme da quasi tre anni, hanno certezze importanti. Noi stiamo crescendo, negli ultimi giorni siamo stati tutti insieme. Ma la partita di domani è più importante per loro che per noi, il perché lo dovete scoprire voi".

Turnover?

"Non è matematica. Ho tre dubbi: uno in difesa, uno a metà campo e uno in avanti. Deciderò domani. Abbiamo ancora 5 partite da qui alla sosta, l’importante è che tutti si sentano partecipi dall’inizio o a a gara in corso. Ci sono 5 cambi e tutti devono essere pronti ad aiutare".

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri / Giuseppe Bellini/Getty Images

Chiesa?

"È uno dei dubbi. A destra rende molto di più, davanti gli serve una punta centrale. Fa fatica a fare la punta centrale. A sinistra a qualità che lo portano a venire dentro per sfruttare uno contro uno e tiro. Deve ancora crescere nella lettura e nei tempi. Poi ha le sue qualità nel dribbling e nel tirare in porta, ma ci sono cose che deve migliorare".

La crescita?

"Ci siamo ritrovati il 3 agosto con i nazionali che tornavano dall’Europeo. I risultati non sono stati direttamente proporzionali alle prestazioni, potevamo avere dei punti in più".

Sembri particolarmente carico.

"Sono sempre così. Dobbiamo conoscerci, io devo capire anche meglio chi rende meglio entrando dalla panchina. Più avanti si va meglio è. Ma la squadra sta lavorando bene, domani serve una partita tecnica. Il Milan è tecnico e a Liverpool ha fatto una bella partita. Non giocavano la Champions dal 2013, questo dimostra che hanno personalità. Domani serve pazienza".

Ibrahimovic?

"Ho avuto la fortuna di allenarlo. È ancora molto importante. La gara di domani è bella perché è Juve-Milan. È più importante per loro che per noi. Il primo bilancio va fatto alla sosta di novembre con 12 partite di campionato e 4 di Champions. Ma credo che saremo in una posizione un pochino diversa".

Favorite per lo Scudetto?

"È un campionato equilibrato dove non c’è una squadra di valore assoluto che può schiacciare le altre. Fai presto a perdere punti ma anche a recuperarli. La preoccupazione di restare a un punto non ci deve impedire di continuare a fare il nostro percorso. I campionati si vincono con le piccole, negli scontri diretti può succedere tutto. La Juve non è una squadra che deve giocare per vincere le partite, ma per vincere il campionato. Noi sicuramente faremo una bella partita, ma il calcio l’ha inventato il diavolo. Non possiamo sapere il risultato, basti vedere il Milan mercoledì. Per questo ci vuole equilibrio: prima di Malmoe non eravamo ubriachi scarsi e ora non siamo fenomeni. Dobbiamo avere la voglia di essere i migliori".

Problema di testa?

"Io devo fare l’allenatore perché la squadra va messa in campo. Ora dobbiamo martellare sull’aspetto psicologico. Per ottenere le cose non basta fare 6 ma 8 o 9 e a volte non basta. - riporta JuventusNews24.com - La Juve deve lottare per vincere il campionato, non le partite. Le partite le vincono tutti, il campionato solo uno. La continuità alla fine viene fuori e vince chi alla fine è migliore".

Centrocampo storto?

"Questione di caratteristiche dei giocatori. È storto ora ma è storto da sempre. I numeri piacciono a tutti. Se giochi 3-5-2 sei asimmetrico da una parte o dell’altra. Chiesa o Cuadrado sono diversi da Rabiot, sei la torre di Pisa. A sinistra siamo stato un po’ orfani. Prima c’era Matuidi, poi Rabiot. Quando c’era Mandzukic eravamo meno orfani".

De Ligt?

"Ha 22, è molto bravo. Quando vivi le cose con troppo entusiasmo perdi di lucidità. È arrivato dall’Ajax che aveva 20 anni. Quando è arrivato alla Juve hanno detto che era il futuro Pallon d’Oro. Ci vuole calma, la maglia della Juve pesa. Ha qualità importanti ma deve migliorare. Chiellini a 27 forse era peggio di De Ligt. Poi a 28 anni è diventato un calciatore serio. C’è un percorso, nessuno nasce imparato. Poi c’è l’eccezione, ma è una. De Ligt è ancora giovane e bravo. Per caratteristiche è un giocatore che può restare tanti anni alla Juve".

Il dubbio in difesa?

"È tra i tre centrali. Anche se una piacevole sorpresa è Rugani, ha un piglio diverso ed è affidabile. Questo non vuol dire che gioca domani. Uno dei tre comunque sta fuori, a meno che non si giochi con i tre dietro. Non si può?".

Bonucci fuori?

"Prima o poi dovrà stare fuori. Ogni tanto mi fa arrabbiare quando forza le giocare ma è super affidabile. Ha quasi 500 partite nella Juventus, per un allenatore è molto importante".

Personalità?

"La Juve che ho trovato ha giocatori diversi. Non va paragonata con quella di prima. Abbiamo caratteristiche fisiche, caratteriali diverse. Dobbiamo arrivare ad essere una squadra migliorando tantissime cose su compattezza e pazienza".


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