Come si può inserire Mac Allister nell'Inter di Inzaghi?

Andrea Gigante
Alexis Mac Allister
Alexis Mac Allister / Clive Brunskill/GettyImages
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Viene quasi istintivo scrivere il suo cognome con la "c" attaccata alla "M", quasi fosse originario della Cornovaglia o di qualche posto sperduto della Scozia. Alla fine non sono poche le famiglie che nel corso degli anni, soprattutto durante quelli immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, si sono messi alle spalle le nazioni del Vecchio Continente per provare a ricostruirsi una vita in Sudamerica.

E invece tra quella "c" e la "M" c'è una "a" che non ne cambia la pronuncia, ma ne rivede in maniera sostanziale la storia del giocatore in questione. Alexis Mac Allister non ha origini britanniche. Checché ne dica il suo cognome, è più vicino all'Italia, visto che sua nonna materna era molisana, che alla Scozia.

Lui però si sente un argentino doc. È nato a Santa Rosa, nel cuore della Pampa, è cresciuto calcisticamente nell'Argentinos Junior e nel Boca prima di compiere il grande salto verso l'Europa. Lì sì che ha intrecciato il suo nome al Regno Unito, perché ad accoglierlo è stato il Brighton, una delle realtà più interessanti della Premier League.

Dopo aver fatto le fortune di Graham Potter prima e di Roberto De Zerbi in seguito, Mac Allister si è guadagnato la chiamata di Lionel Scaloni che l'ha voluto con sé per la spedizione dell'Argentina al Mondiale in Qatar.

Alexis Mac Allister
Alexis Mac Allister / Christopher Lee/GettyImages

Non potendo indossare la maglia numero 10 che veste solitamente al Brighton, in quanto quella dell'Albiceleste appartiene a qualcun'altro per diritto divino, Mac Allister ha raddoppiato, optando per la 20.

Partito alla volta di Doha non ha avuto problemi a diventare un titolare nel centrocampo argentino, lasciato orfano dall'assistman Lo Celso. Le prime due partite con Arabia Saudita e Messico non sono state esaltanti, ma evidentemente gli sono servite per rompere il ghiaccio, tanto che alla terza, quella di ieri sera contro la Polonia, ha segnato il gol che ha di fatto permesso all'Argentina di qualificarsi agli ottavi da prima nel girone.

Alexis Mac Allister, Wojciech Szczesny
Alexis Mac Allister / Tim Nwachukwu/GettyImages

Come spesso accade, il Mondiale costituisce una vetrina per tutti quei giocatori che sognano di farsi ingaggiare da un top club e Alexis Mac Allister, sebbene i suoi 24 anni non lo rendano etichettabile come "giovane talento", rientra proprio in questa categoria.

Stando alle ultime voci, Marco Ausilio avrebbe già scritto il suo nome sul taccuino dei prossimi obiettivi di mercato dell'Inter. I 30 milioni di euro richiesti dal Brighton appaiono pochi considerando quanto sia cara la bottega della Premier League; quindi l'affare - tenendo presente che l'argentino potrebbe mettersi ancora più in mostra facendo ulteriormente lievitare il prezzo - è teoricamente fattibile.

Più complicato invece stabilire dove si andrebbe a collocare nello scacchiere di Simone Inzaghi. Mac Allister sta facendo bene da mediano al fianco di Caicedo - che ha fatto altrettanto bene al Mondiale con l'Ecuador - nel 4-2-3-1 di De Zerbi, dove fa essenzialmente le stesse cose che faceva Frattesi nel Sassuolo di due stagioni fa: recupero palla, smistamento e inserimento in area di rigore con un tempismo che non si vede in tutti i giocatori. Solo che l'argentino lo fa con una qualità di palleggio e soprattutto un'abilità nei calci da fermo superiori.

Non essendo abituato a giocare troppo basso, è da escludere un suo ipotetico impiego da regista davanti alla difesa. L'argentino classe '98 è molto bravo nel pressare alto l'avversario, nell'impedirgli di girarsi quando questo è spalle alla porta, nel soffiargli il pallone quando sembra essersi svincolato dalla sua marcatura. Il suo atteggiamento sempre atto a mettere in difficoltà chi gli sta di fronte potrebbe permettere ai nerazzurri di salire, di alzare il baricentro.

Non avrà la tecnica di Calhanoglu, lo spunto palla al piede di Mkhitaryan, né la completezza di Barella, ma Mac Allister porterebbe nuovo vigore nel centrocampo interista, dove sarebbe un'ottima pedina da schierare a partita in corso. D'altronde, non è la profondità della rosa a stabilire la competitività di una grande squadra?

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