Colombatto: "Sogno la Roma e la Nazionale"

Santiago Colombatto
Santiago Colombatto / 90min Italia
facebooktwitterreddit

"Con il lavoro, l'umiltà e il sacrificio arriva tutto". È questa la ricetta vincente di Santiago Colombatto, regista argentino di origini italiane del Club Leon, prima divisione Messicana, cresciuto nel nostro Paese con le maglie di Cagliari, Verona, Trapani e Perugia.

La Primavera dei rossoblu con Barella e la Sardegna nel cuore, un'esperienza piena ricordi indimenticabili custoditi nel tatuaggio dei Quattro Mori sul braccio; la continuità trovata nella città di Romeo e Giulietta e quella Serie A conquistata sul campo e solo sfiorata. Poi il Belgio con la maglia del Sint-Truiden e un volo oltreoceano con l'obiettivo di mettersi in mostra per tornare nel nostro calcio entrando dalla porta principale.

Sorridente e determinato, Santi, si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni raccontandoci la sua storia e i suoi sogni:

Che ricordi hai dell’Italia e cosa hai imparato nel nostro calcio?

“Si può dire che sono un po’ italiano, perché ho passato quasi sei anni in Italia e ho ricordi bellissimi. Quando sono arrivato non ero nessuno, sono stato accolto benissimo e mi è stata data la possibilità di giocare in tanti club di cui ho ricordi bellissimi”.

Ti hanno definito un "piccolo Redondo". Per caratteristiche tecniche e tattiche è lui il tuo punto di riferimento o qualche altro calciatore?

“Mi piace molto guardare il calcio e non ho un vero e proprio modello di riferimento. Redondo è sicuramente uno di quelli che mi piace guardare perché era un calciatore molto elegante e siccome era mancino come me, mio papà mi faceva vedere molti suoi video. Però mi piaceva anche Cambiasso, anche lui regista e mancino e ora c’è Busquets che è un punto di riferimento. Sono tanti i calciatori che guardo e dai quali cerco di imparare”.

Ti aspettavi di più dalle esperienze di Cagliari e Verona in cui hai conquistato la Serie A sul campo senza però riuscire a esordire?

“Le esperienze di Cagliari e Verona sono state senza dubbio le più importanti perché poi quando passano gli anni uno si ricorda quando vince e per me alla fine quello che conta nel calcio è vincere. A Cagliari ero un ragazzino, avevo 18 anni e avevo appena esordito, a Verona invece sono riuscito a trovare più continuità e credevo mi venisse concessa l’opportunità di mettermi in mostra in Serie A perché credo di avere le qualità per giocarci. Purtroppo non ci fu la possibilità ed è un rimpianto, però lavoro e sono sicuro che un giorno riuscirò a giocarci”.

Soprattutto durante la tua avventura a Cagliari sei stato accostato a club importanti Lazio, Inter e Juventus: c'è mai stato qualcosa di vero?

“Quando ero a Cagliari sono stato molto vicino alla Lazio. Ero molto giovane e le richieste del Cagliari erano importanti, io magari non ero ancora pronto per un trasferimento di quel tipo. Poi iniziai a giocare e non se ne fece più niente. Da parte di Juventus e Inter invece non c’è mai stato interesse”.

Se chiudi gli occhi e immagini il tuo futuro, ti rivedi in Italia o magari preferisci altri campionati europei? Se sì, qual è la squadra in cui ti piacerebbe giocare maggiormente?

“Io sono un sognatore, al quale piace pensare sempre positivo e di conseguenza è ovvio che mi piacerebbe giocare in Italia. Se devo scegliere una squadra, ho sempre detto che il mio sogno sarebbe quello di giocare nella Roma, perché è una squadra che mi piace in una città in cui sono stato tante volte e da cui sono affascinato. Sono stato una volta allo Stadio Olimpico a vedere la Roma ed è stato spettacolare. Credo che con quella gente e quel calore lì non ti stanchi mai di correre. È un club che non vince da un po’ e credo che vincere con la Roma deve essere incredibile”.

Consiglieresti ad un giovane calciatore argentino un trasferimento in Europa? Oppure gli consiglieresti di fare esperienza in patria prima di attraversare l'oceano?

“Io ho sempre sognato di giocare in Europa e credo che sia tutto per un calciatore, perché se parliamo di Serie A, Premier League, Liga e Ligue 1, sappiamo che è lì che trovi i calciatori più forti del mondo e anche quando sei giovane tu vuoi giocare contro quei calciatori. Quindi se si ha l’opportunità di andare a giocare in Europa si deve cogliere, perché oltre all’aspetto tecnico, gli stadi e la gente rendono il tutto ancora più spettacolare”.

Il compagno che ti ha impressionato di più quando ci hai giocato insieme e l’avversario che ti ha sorpreso di più quando ci hai giocato contro?

“È una storia divertente, perché quando ero nella Primavera del Cagliari guardavo sempre le partite in Serie A in TV e in quel momento all'Inter c’era Kondogbia che non stava facendo benissimo. Io tra me mi chiedevo come fosse possibile visto che giocava nell’Inter e poteva fare di più. Dopo 3 mesi, io avevo già esordito contro il Sassuolo, andiamo a giocare contro l’Inter e ho la possibilità di giocare 35 minuti contro di lui…velocissimo, non l’ho mai preso. Mi sono detto vedi che succede a parlare prima, dalla TV è tutto facile… Lui era molto bravo, ma se giochi nell’Inter è normale. Dei miei compagni, per la carriera che sta facendo mi ha sorpreso Nicolò Barella. Quando vedo le partite dell’Inter mi rendo conto che ha avuto una crescita incredibile: forte fisicamente e mette dei palloni incredibili. Un giocatore completissimo”.

Cosa sogni da qui a 5 anni?

“Sogno la Nazionale, perché credo che sia l’obiettivo più importante per qualsiasi calciatore. Tra 4 anni ci sarà il prossimo Mondiale e sogno di esserci. Ho avuto la possibilità di fare tutta la trafila delle nazionali giovanili, ma arrivare in Nazionale maggiore è completamente un’altra storia”.


Segui 90min su Twitch.