Champions League

Certezza e seconde linee: come il Liverpool ha zittito il Milan

Giovanni Benvenuto
Jurgen Klopp e Alex-Oxlade Chamberlain
Jurgen Klopp e Alex-Oxlade Chamberlain / Anadolu Agency/GettyImages
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Torniamo indietro di qualche ora quando a San Siro si giocava il match da "dentro o fuori" per il Milanallenato da Stefano Pioli. I rossoneri avevano bisogno di un successo per poter passare il turno in Champions League, ma di fronte c'era il calcio totale del Liverpool griffato Jurgen Klopp.

Il tecnico ex Borussia Dortmund - nella sua prima notte a San Siro - non ha deluso le aspettative proponendo un gioco molto fisico e aggressivo oltre che cinico. Klopp era stato chiaro in conferenza stampa: l'allenatore dei Reds aveva dichiarato qualche switch di formazione alla vigilia della sfida coi rossoneri. Dal primo minuto Williams, Konaté, Philips e Morton oltre al giapponese Minamino.

Nonostante la cosiddetta line-up rimaneggiata i reds hanno letteralmente surclassato il Milan grazie alle reti firmate da Mohamed Salah e Divock Origi, in segno di risposta al tap-in su calcio d'angolo di Tomori che ha mandato momentaneamente in visibilio il pubblico presente sugli spalti.

Vittoria su vittoria, record su record: il Liverpool - stando a quanto riferito da Opta Joe - è la prima squadra inglese a centrare tutti gli incontri nella fase a gruppi della Champions. La prima volta alla Scala del Calcio per Klopp è stata speciale e se condita da una statistica notevole come quella registrata ieri sera allora assume un valore simbolico, o meglio un motivo d'orgoglio per continuare con questo spirito il cammino europeo.

In gol il solito Salah - ormai pedina inamovibile nel mosaico tattico di Klopp - che ha colpito i rossoneri con una rete non da esterno offensivo, bensì da rapace d'area di rigore. Maignan non ha potuto far nulla di fronte alla ribattuta dell'ex Fiorentina e Roma, con quest'ultimo che diventa il primo giocatore a segnare più di 20 gol in cinque stagioni consecutive per il Liverpool in tutte le competizioni.

Killer instinct quello dell'egiziano, lo stesso anche per Origi che interrompe un digiuno di due anni quando l'attaccante ha regalato ai reds la vittoria in finale contro il Tottenham allora allenato da Mauricio Pochettino. Due goal, due sigilli che attestano lo stato di tranquillità della squadra che - a detta di Klopp - ha dovuto fare i conti con un pessimo terreno di gioco.

Manto erboso che non ha però bloccato la personalità e la fantasia persino delle seconde linee. Philips, nel corso dei minuti finali del match, si è reso protagonista di una giocata da manuale del calcio mandando fuori tempo Kessie e facendo ripartire i suoi dalla difesa.

Tra promesse e una prova sontuosa il Liverpool si gode il suo momento. Klopp stacca il biglietto per gli ottavi registrando un record assieme ai suoi singoli. Adesso testa alla prossima sfida, ma sicuramente vedendo il match di ieri nessun club vorrebbe ritrovarsi come avversari i reds. Quei reds che adesso sembrerebbero sempre più implacabili. E che a San Siro hanno dato una lezione di calcio al Milan.


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