Capello: "Zaniolo? La Roma è una big. Stadi? In Italia è impossibile innovarsi"

Andrea Gigante
Fabio Capello
Fabio Capello / Dan Mullan/GettyImages
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Fabio Capello fa il punto sul rendimento delle big di Serie A nella passata stagione. Nell'intervista concessa a Il Messaggero, l'ex allenatore non ha esitato a delineare la situazione in cui versa il calcio italiano, sempre più superato dai campionati stranieri. Non è mancato poi un consiglio a Nicolò Zaniolo. Leggiamo le sue dichiarazioni (fonte: forzaroma.info):

Su Zaniolo:
"Io auguro a Zaniolo la salute. È la cosa più importante. È un predestinato e non deve preoccuparsi del futuro. Gioca nella Roma, in una grande squadra".

Quali sono gli allenatori dell’anno?
"Pioli e Mourinho. Il primo ha riportato il Milan al successo, il secondo si è riconfermato allenatore di dimensione internazionale. José ha ottenuto un successo molto importante".

Stefano Pioli, Jose' Mourinho
Stefano Pioli, Jose' Mourinho / Giuseppe Cottini/GettyImages

Sulla Serie A:
"A livello calcistico qualche risultato negli ultimi tempi lo abbiamo ottenuto. Siamo stati campioni d’Europa, anche se poi abbiamo mancato la qualificazione al mondiale per la seconda vola di fila. Con la Roma abbiamo vinto una coppa ed è un segnale importante. A chi afferma che è la terza manifestazione europea, rispondo: sull’albo d’oro ci sarà scritto per sempre Roma, Italia".

Che cosa si è intravisto di positivo nell'ultima serie A?
"Un maggiore equilibrio. Il campionato si è deciso nell'ultima giornata e quest'incertezza ha tenuto alta la soglia dell'attenzione per nove mesi. Intravedo anche segnali di responsabilità. I presidenti hanno cambiato meno allenatori rispetto al passato e i giocatori cominciano a ridurre, tranne poche eccezioni, le pretese economiche".

Sul calendario asimmetrico:
"Avevo scoperto questa formula in Inghilterra. Non mi aveva turbato: era così da sempre e per me non c'erano problemi. Mi lascia perplesso il fatto che cerchiamo sempre di più di copiare gli inglesi. Capisco che la Premier sia il modello di riferimento, ma allora importiamo cose più importanti".

Sugli stadi:
"Negli stadi abbiamo un handicap spaventoso del quale non riusciamo a liberarci. La burocrazia ci lega in tutti i modi: Roma, Milano, Firenze, il problema è generale, riguarda il sistema paese. Qualsiasi tentativo di migliorare e innovare si rivela impossibile. Ai tempi del settore giovanile del Milan mi scontrai con Comune, Provincia, Regioni e comitati di quartiere. Un muro invalicabile. La questione degli stadi è prioritaria: la ripresa economica del calcio dipende dagli impianti".


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