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Capello: "Allegri è un po' pigro. Juventus-Villarreal? Spagnoli favoriti"

Andrea Gigante
Fabio Capello
Fabio Capello / Lennart Preiss/GettyImages
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Fabio Capello ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. L'ex tecnico, oggi opinionista sportivo, si è soffermato principalmente sull'avvio di stagione della Juventus, squadra che ha allenato tra il 2004 e il 2006.

In particolare, la prima domanda riguardava il record di 252 vittorie in Serie A che Massimiliano Allegri ha soffiato proprio a Capello; scopriamo le sue risposte a proposito:

Fabio Capello
Fabio Capello ai tempi della Juventus / Etsuo Hara/GettyImages

Sul record battuto da Allegri:
"252 vittorie in A? Francamente, non lo sapevo neanche… e poi i record sono fatti per essere battuti. Io a casa non ho foto, non ho coppe, non ho niente. Tutto in un baule".

Capello e Allegri si somigliano come allenatori?
"Diciamo che le idee sì, si somigliano: non usare un solo sistema di gioco, leggere bene le partite, vincere con i cambi. Mi rivedo in lui in questo".

Sui cambi vincenti:
"Stranamente, questa. In una partita da allenatore della Cina, ho messo un centrocampista come centravanti, mentre i miei collaboratori mi guardavano male: ‘Ma mister…’. Era velocissimo, ci avevo visto più lungo io. Poi ovviamente Nakata per Totti in Juve-Roma, la partita decisiva nel 2001".

Sul ritorno di Allegri alla Juve:
"Avevo detto che Allegri sarebbe diventato un ombrellone, avrebbe attirato tutte le critiche. E così è stato. Colpevole o incolpevole? In campo, non colpevole. Ha fatto qualche errore, ha impiegato un po’ di tempo per capire che cosa fare ma la strada scelta per me è la migliore. Max sa sempre dove andare. Nella decisione in sé, colpevole: aveva un’offerta del Real ed era il momento ideale per andare a Madrid".

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri / Nicolò Campo/GettyImages

È stata una soluzione semplice?
"Diciamo che la Juve era una scelta comoda. All’estero è più dura, devi metterti in discussione, scoprire che i giocatori hanno abitudini diverse. Max mi sembra un po’ pigro, non ha grande interesse a muoversi, preferisce avere Livorno vicina".

Sulla rosa bianconera:
La squadra ha discreti valori, certo non quelli a cui la Juve era abituata. Prendete Cuadrado e Alex Sandro. Mi davano l’impressione di spingere molto, ora non cambiano più ritmo. Poi certo, Cuadrado ha sempre qualità...".

Sul gioco della Juve:
"Non gioca male, crea poco... che è diverso. Morata è sempre stato troppo isolato, invece fa meglio quando gioca con una punta come Kean. Ora dobbiamo vedere se, quando tornerà Dybala, Allegri li farà giocare tutti insieme. È difficile, ma potrebbe anche starci".

Paulo Dybala
Paulo Dybala / Nicolò Campo/GettyImages

Allegri poco aggiornato?
"Chi parla così, spesso fa riferimento a Guardiola e ai suoi principi di 15 anni fa, mentre ora il calcio d’avanguardia è dei tedeschi. Sono i critici che pensano si debba obbligatoriamente partire da dietro, in ogni azione".

Sul Villareal:
"Partita molto difficile, con una squadra che è cresciuta molto e ha un allenatore, Emery, sempre molto bravo in Coppa. Sono favoriti gli spagnoli".

Sul mercato della Juventus:
"Non mi piace parlare di questo, però Allegri chiaramente cerca un uomo che faccia girare la squadra in mezzo al campo. Non sono sicuro l’abbia trovato. Ha provato con Ramsey, con Arthur, con Locatelli, che è un ottimo calciatore ma mi pare più una mezzala".

Allegri rispetto agli altri tecnici italiani:
"È uno dei migliori, molto diverso da Conte ma ugualmente bravo. Conte ha vinto anche in Inghilterra, come Sarri, e questo è giusto metterlo in evidenza. Il numero uno però, non c’è discussione, è Ancelotti. E il miracolo di Ranieri col Leicester non si può dimenticare". 


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