Calcio femminile

Bonansea: "L'arrivo alla Juve, la Champions, Raiola, il numero 13 e quello che non mi piace: dico tutto"

Antonio Parrotto
Barbara Bonansea
Barbara Bonansea / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Barbara Bonansea, attaccante della Juventus Women, ha parlato ai microfoni di DAZN alla vigilia della sfida di Champions League contro il Chelsea. Un match molto importante per le bianconere, per la prima volta ai gironi della massima competizione europea per club. Ecco le parole della calciatrice.

La Juve?

"Sempre un'emozione per me che sono juventina entrare nello Stadium, mettere i tacchetti. Brividi. Giocare a calcio qui è un sogno che si realizza, ci speravo quando ero piccolina, giocare nello stadio della mia squadra e partite così importanti. Papà è del Torino, sono anche cresciuta lì io, ma resto della Juve, la fede è quella". 

L'arrivo alla Juve?

"Ho fatto il mio percorso e non mi sarei mai immaginata di giocare per la Juve, anzi, avevo visto che nasceva il settore giovanile bianconero ed ero un po’ invidiosa, contenta per loro ma invidiosa. Un giorno però ho letto sul web che nasceva la Juve femminile anche prima squadra e di lì a poche ore sono subito stata chiamata. Ero in ritiro con l'Italia per l'Europeo, mi ha chiamato Rita Guarino. Mi ha chiesto: "Ti farebbe piacere giocare per la Juve?". Ho risposto: "Mister, mi sa che non devo nemmeno pensarci. Papà era felicissimo, perché tornavo a casa"

Quando ho pensato che le cose erano cambiate?

"Dopo il Mondiale 2019 in Francia, c'è stato un seguito e un’approvazione da parte dell’Italia emozionante per noi calciatrici, tutto questo affetto e probabilmente quando sono tornata a casa, al mio paese c’è stata una festa per il mio rientro, lì ho pensato che qualcosa fosse cambiato. Pazzesco, quel mese lo ricorderò sempre, ancora adesso veniamo chiamate ‘ragazze mondiali’. Dobbiamo far proseguire e migliorare ancora".

Notorietà?

"Sono contenta. Io cerco di far conoscere non solo me, ma cerco di far capire cos’è il nostro mondo e cos’è il calcio femminile per e per noi ragazze. E' bello perché mi riconoscono per strada, ma non è una cosa personale, è cercare di far conoscere a più persone possibile il nostro mondo. Io sono molto timida, tante ragazze mi dicono che sono un modello di ispirazione, ma sono felicissima quando me lo dicono, vuol dire che ho fatto qualcosa di buono".

La cosa più brutta?

"Quando dicono ‘ah, ma esiste il calcio femminile?’ mi dispiace, è la cosa più brutta. Gli sport sono per tutti, non vorrei ci fosse un genere, ognuno è libero di fare ciò vuole, una donna giocare a calcio e un uomo fare il ballerino, è bellissimo perché ognuno deve essere libero di poter fare lo sport che vuole. Non dovrebbero esserci divisioni o pregiudizi, lo sport unisce".

Tifosi?

"Sugli spalti del calcio femminile vedo tante donne e mi piace. Noi abbiamo sempre parlato tanto con il pubblico, ora con le restrizioni è più difficile, ma prima c’erano tante signore anche più grandi che erano felicissime per noi, un'emozione bellissima, dicevano che avrebbero voluto giocare anche loro da piccola, ma non c'era la squadra o il padre non le lasciava. È bello far vivere a loro le emozioni che non hanno mai potuto vivere. Mia mamma all’inizio un po' preoccupata, perché era uno sport per uomini quando ho iniziato io. Io ero super felice, quindi anche lei era felice, solo arrabbiata perché doveva lavarmi tutto. Lei e mio padre sono i miei primi tifosi".

Barbara Bonansea
Barbara Bonansea / Alessandro Sabattini/GettyImages

Champions allo Stadium?

"Giocare qua la Champions è incredibile, l'abbiamo già giocato l’anno scorso, ma quest’anno sarà ancora più bello perché ci sarà il pubblico finalmente. Ci sarà tutta la mia famiglia. E giocare Juve-Chelsea è qualcosa che non pensavo mai di poter fare, lo vedevi solo in tv, ce la dobbiamo giocare e fare il meglio. Il campo da su? Cambia. E' bellissimo però, mi piace moltissimo questo stadio e doverci giocare mi emoziona".

Lo spogliatoio?

"Siamo un gruppo di amiche a cui piace condividere tutto quello che facciamo, sappiamo tutto di tutte passando tanto tempo insieme. Facciamo scherzi, ascoltiamo musica, qualcuno porta le paste, è un momento piacevole della giornata. La terza partita ufficiale qui, Juve-Fiorentina tre anni fa un'emozione impagabile, poi Juve-Lione e ora il Chelsea, sono sicura che riusciremo ad avere finalmente di nuovo il nostro pubblico".

Il mio calcio libero?

"Vorrei liberarlo dai pregiudizi, dal fatto che sia uno sport per maschi. Cerchiamo sempre di dimostrarlo, io mi sento libera quando gioco, queste cose non le sento, solo quando smetto. Quando gioco sono me stessa e per questo il libro si chiama così".

Privilegiata?

"Assolutamente sì, cerco di ricordarmelo quanto sono fortunata ad essere alla Juve, una società con fondamenta importanti. Qui siamo trattate da calciatrici professioniste che non siamo ancora. Tutte noi che giochiamo nella Juventus cerchiamo di combattere soprattutto e anche per chi gioca nelle società che hanno più difficoltà di noi e per le leghe minori. Combattiamo e ci facciamo sentire per loro, perché abbiano i riconoscimenti adeguati".

Raiola?

"Ancora Juve, c'è stato il cambio di agente, ma ho parlato tanto con lui. Ha detto che voleva solo che stessi bene e che facessi la scelta migliore per me, abbiamo concluso che io sto bene qua, casa mia è qua e lui era ben contento di aiutarmi in questa scelta".

Il 13?

"Amo il numero 13, sono nata il 13, spero porti fortuna". 

Sogno?

"Chiudo gli occhi e sento il boato dello Stadium. Spero possa essere una bella partita, un bello spot per il nostro calcio. Spero che daremo il massimo - riporta ilbianconero.com - è quello che conta, poi quel che succederà succederà".

Obiettivi?

"Sono fortunata. Impegnarmi e provare a migliorarmi, la vita è una sorpresa, il fatto di dare il massimo mi rende orgogliosa e lo farò sempre".


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