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Blanc: "Stadium simbolo della rinascita Juve: caso irripetibile. Senza Calciopoli e la B sarebbe stato diverso"

Antonio Parrotto
Jean-Claude Blanc
Jean-Claude Blanc / Xavier Laine/Getty Images
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La Juventus festeggia il decennale dall'inaugurazione dello Stadium. Dieci anni fa, l'8 settembre 2011, la Juventus battezzò il nuovo Stadium. L'ex dirigente bianconero Jean-Claude Blanc, ora al Paris Saint-Germain, è stato uno dei fautori della costruzione della nuova casa bianconera. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport sull'argomento, Blanc ha dichiarato: "Fu l'inizio di una nuova fase e la fine di un processo di ricostruzione dopo Calciopoli. Lo stadio è simbolo della rinascita della Juve, del lavoro svolto per riportala ai vertici. E in tempi da record: il cda varò il piano nel febbraio 2008, solo 18 mesi dopo la retrocessione. Fu un segnale di coraggio da parte della proprietà che dimostrava la determinazione di tornare ai massimi livelli con un nuovo impianto. Quello della Juve è un atto di rinascita di una squadra tornata in alto, più forte di prima. Senza la Serie B sarebbe stato uno stadio diverso. Inizialmente il Comune di Torino non autorizzò l'abbattimento del Delle Alpi. Il progetto, molto più complesso, allora era di costruire uno stadio nello stadio, dentro al Delle Alpi.Calciopoli diede l'impulso alla proprietà, la candidatura dell'Italia a Euro 2016 spinse poi l'allora sindaco Sergio Chiamparino a considerare un nuovo impianto, anche più bello, simbolo per la città". 

Senza lo Stadium non sarebbe arrivato Cristiano Ronaldo?

"Il percorso in Champions ha aiutato, ma per fare operazioni simili serve massimizzare ogni voce di introito e quella dello stadio è molto importante. In Italia solo la Juve può permettersi di creare emozione e introiti addizionali con lo stadio". 

Lo stadio è costato circa 150 milioni di euro per 41mila posti: un buon affare?

"Nell'ultimo decennio in Europa solo lo stadio del Tottenham da 60mila posti è un progetto apprezzabile, ma è costato più di un miliardo. Con Giovanni Cobolli Gigli abbiamo fatto un buon lavoro. Sfruttammo anche la crisi finanziaria internazionale del 2008. Il costo delle materie prime, in particolare dell'acciaio, era ai minimi storici. E c'era fame di lavoro. Oggi tutto è molto più caro". 

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Allianz Stadium / MIGUEL MEDINA/Getty Images

La nascita dello Stadium?

"Volevamo qualcosa di unico per il club che appartiene alla stessa proprietà da più tempo al mondo, in una città particolare come Torino. Dal lato sportivo volevamo uno stadio che rendesse la nostra squadra quasi imbattibile, intimidendo gli avversari con la vicinanza degli spalti al campo. I giocatori vedono in faccia familiari e tifosi. Una pressione enorme per gli ospiti che prima dello spogliatoio passano davanti alle repliche dei trofei della Juve. Volevamo grande osmosi tra pubblico e squadra, con le panchine per la prima volta in tribuna. E poi volevamo uno stadio dal tocco elegante grazie a Pininfarina e Giugiaro, che generasse 30-50 milioni di euro in più all'anno per creare un vantaggio competitivo reale. Così la Juve ha dominato per un decennio". 

L'Italia?

"In Italia non ci sono altri esempi a parte l'Udinese. Inter, Milan, Roma non ci sono riusciti. Quando tutto è finito sembra facile, ma non è così. Noi l'abbiamo fatto in soli tre anni. Oggi in Europa sarebbe impossibile per chiunque". 


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