Mondiali 2022

L'Argentina e l'esordio Mondiale: cosa deve cambiare il ct Scaloni?

Mirko Maurizi
Argentina v Saudi Arabia: Group C - FIFA World Cup Qatar 2022
Argentina v Saudi Arabia: Group C - FIFA World Cup Qatar 2022 / Matthew Ashton - AMA/GettyImages
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Solo la Spagna nel 2010 ha vinto un Mondiale dopo aver perso la gara d'esordio nel girone. Per l'Argentina il percorso verso la Coppa del Mondo si è fatto, sorprendentemente e improvvisamente, più difficile dopo la sconfitta per 2-1 contro l'Arabia Saudita, quella che - teoricamente - sarebbe dovuta essere la meno pericolosa del girone. La partita ha visto la nazionale argentina dominare il campo nel primo tempo, sbloccando il risultato su calcio di rigore realizzato da Leo Messi. A questo si aggiungono tre gol annullati per fuorigioco (uno a Messi e due a Lautaro). Il minimo vantaggio alla fine della prima frazione di gioco non è bastato all'Albiceleste: nella ripresa i sauditi sono riusciti nell'impresa di ribaltare il risultato, chiudendo la partita con una vittoria.

Cosa non ha funzionato nell'Argentina?

L'Argentina è una nazionale di primo piano con giocatori di grandissimo livello. Parliamo di una nazionale che nella sua storia ha vinto due volte il Mondiale e quindici volte la Copa America, ma a parte al vittoria di quest'ultimo trofeo nel 2021, gli ultimi titoli vinti risalgono al periodo 1986-1991.

Dall'Argentina ci si aspetta sempre il guizzo giusto e soprattutto il Mondiale è diventato una sorta di ossessione per la nazionale. Anche in Qatar partono con i favori del pronostico ma la sconfitta all'esordio contro l'Arabia Saudita lascia alcuni strascichi all'interno dello spogliatoio. Cosa non ha funzionato nel match d'esordio?

Sicuramente l'inerzia della partita ha giocato un ruolo fondamentale. I tre gol annullati nel primo tempo hanno fatto la differenza e la spartita poteva instradarsi verso una direzione diversa, con l'Argentina in controllo del match forte del doppio, triplo o quadruplo vantaggio.

In secondo luogo, ma non meno importante, l'Argentina ha dimostrato poco cinismo. L'Arabia Saudita ha difeso con una linea molto alta, cercando spesso la trappola del fuorigioco. Se è giusto dar merito a loro per questo modo di giocare (da aggiungere anche grande aggressività e compattezza a centrocampo), ci si aspetta che giocatori di qualità come Lautaro, Messi, De Paul e Di Maria possano superare questo ostacolo con la loro intelligenza e tecnica calcistica.

Il terzo luogo la testardaggine del ct Scaloni su Angel Di Maria, rimasto in campo per 90' nonostante una prestazione ben al di sotto delle aspettative, sia dal punto di vista tattico, tecnico che fisico.

Servirà cambiare la formazione titolare?

In generale il problema dell'Argentina non dovrebbe dipendere tanto dalla formazione titolare, quanto dall'atteggiamento e dallo squilibrio tattico. Giocare con Paredes e De Paul in mezzo al campo è apparso azzardato. Il centrocampista della Juventus si è abbassato per giocare tra le linee di difesa e centrocampo, lasciando la zona nevralgica del campo a De Paul che, per caratteristiche, è abituato a svariare senza troppi limiti tattici. Di Maria e Gomez non sono apparsi disponibili a sacrificarsi in fase di non possesso palla, così come Messi e Lautaro.

Probabilmente l'Argentina avrebbe bisogno di maggiore compattezza ed equilibrio in mezzo al campo.

L'Argentina deve o non deve giocare per Messi?

Costruire la squadra attorno a Messi o renderlo solo la ciliegina sulla torta della squadra? Questo tema divide gli appassionati di calcio, in Argentina e non. C'è chi ritiene che anche i campioni debbano adattarsi al gioco imposto dal tecnico e chi invece ritiene corretto da parte dell'allenatore valorizzare il campione a sua disposizione.

L'Argentina deve giocare in funzione di Leo Messi, così come dovrebbero fare tutte le squadre in possesso di un campione del calibrio della Pulce. In sostanza il problema dell'Albiceleste è stato quello di essere scesi in campo sottovalutando l'avversario di turno.

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