L'altro Diego: gli anni di Maradona con la maglia del Barcellona

Diego Armando Maradona
Diego Armando Maradona / Xavi Torrent/GettyImages
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Il Napoli è pronto a vivere la proverbiale sfida che vale una stagione, è pronto a farlo tra l'altro con un nuovo allenatore in panchina e in pieno tumulto per il fresco esonero di Mazzarri in favore di Francesco Calzona. Un intreccio affascinante quanto delicato, quello col Barcellona agli ottavi di Champions League, un intreccio che peraltro ci permette di ripercorrere anche un vecchio punto in comune tra azzurri e blaugrana, non uno qualsiasi. In queste due piazze così calorose, infatti, è stato protagonista uno dei calciatori più forti e controversi della storia: Diego Armando Maradona.

Prima di trasferirsi al Napoli, dove è diventato una leggenda vivente, El Pibe de Oro ha trascorso due stagioni al Barça, il club che l'ha portato in Europa nel 1982. Se in Campania è stato un uomo del popolo, nonché protagonista dei due scudetti, in Spagna le cose sono andate diversamente.

Diego Armando Maradona
Maradona al Barcellona / Alessandro Sabattini/GettyImages

Un matrimonio che poteva celebrarsi prima

"Maradona llego, vio… y firmo!: così titola l'edizione del 5 giugno 1982 del Mundo Deportivo che, rivisitando il tradizionale Veni, vidi, vici, celebra l'arrivo di quello che all'epoca è considerato il grande prodigio del calcio argentino.

Diego ha 22 anni, nel 1979 ha vinto il Pallone d’Ordo del Mondiale Under-20 e per due anni di fila è stato votato come calciatore sudamericano dell’anno. Nella stagione precedente, ha segnato 28 gol in 40 presenze con la maglia del Boca Juniors. Il presidente del Barcellona, Josep Lluís Núñez, sborsa 1.200 milioni di pesetas. Nel cambio attuale sarebbero circa 7 milioni di euro. Con quei soldi oggi non ci compri niente, ma nel 1982 è considerato il colpo del secolo.

Eppure, il Barça poteva prenderlo per una cifra molto inferiore. Il giorno della morte di Diego, Josep Maria Minguella, ossia l'uomo che ha portato Diego in Europa, ha raccontato infatti a La Repubblica di averlo notato nei campetti dell'Argentina già nel 1977. Dopo essersene innamorato all'istante, tratta con l’Argentinos Jrs che per lasciarlo partire chiede 100mila dollari: troppo per un ragazzino visto giocare tra polvere e asfalto, così desiste.

Tre anni dopo, Minguella torna alla carica e finalmente trova un accordo con il club argentino. Tuttavia, è l’epoca di Videla e dei generali: Maradona non è ancora una leggenda, ma in patria è considerato un patrimonio da proteggere. Così il futuro D10S si trasferisce al Boca Juniors, in attesa della terza chiamata del Barcellona, quella decisiva.

L'epatite e la Copa del Rey

Con l'arrivo di Maradona, le aspettative nei confronti dei catalani sono altissime. Nella stagione precedente, la squadra allenata dal tedesco Udo Lattek aveva vinto la Coppa delle Coppe, dunque l'obiettivo nel 1982 è di raccogliere ancora più trofei.

Diego esordisce con un gol al Valencia e poi si ripete col Valladolid. Alla fine, della sua esperienza in blaugrana non è tutto da buttare. La rete rifilata alla Stella Rossa è, ad esempio, una delle più iconiche della sua carriera: dopo aver preso palla a metà campo, El Pibe punta la difesa, mette a sedere un avversario e infine si inventa un meraviglioso pallonetto dalla distanza.

A impedirgli di esprimere tutto il suo talento è un'epatite che lo tiene lontano dai campi per 3 mesi. Maradona rimane fermo ai box da dicembre a marzo e dal suo rientro segna 5 gol in 7 partite. Una media incredibile, ma che non permette al Barça di evitare una stagione fallimentare. In panchina nel frattempo è arrivato Cesar Luis Menotti che lascia al fantasista argentino maggior libertà di movimento in campo. Alla fine i catalani si piazzano al quarto posto, consolandosi però con la vittoria della Copa del Rey contro il Real Madrid.

L'infortunio, gli eccessi e la "Batalla del Bernabeu"

La seconda stagione di Diego Maradona al Barcellona non inizia nel migliore dei modi: i rapporti con il presidente Nunez, il mecenate che l'ha voluto a tutti i costi in blaugrana, si stanno pian piano incrinando, quando un episodio in particolare rovina definitivamente tutto. Prima della succitata finale col Real Madrid, Maradona e Bernd Schuster (un compagno ancora più loco del Diego) sono invitati alla partita di addio al calcio di Paul Breitner. La società non intende però lasciarli tornare in patria a pochi giorni da un match così importante.

I due chiedono un'udienza a Nunez che decide di non riceverli. Al che, El Pibe inizia a spaccare trofei nella sala d’onore del Barcellona, costringendo il numero uno a dargli il passaporto. Alla fine, a quella partita d'addio manco ci andranno.

Nel frattempo, il nome di Diego finisce sulle pagine dei giornali per i suoi eccessi. “La polizia mi ha detto di stare attento a questa vicenda della droga. Lui ha sempre negato, ha detto che non era vero”: quando rilascia questa dichiarazione a TV3, Nunez risulta combattuto, è a conoscenza della vita dell'argentino, ma sembra non dare peso alla notizia, a lui importa solo del rendimento del giocatore in campo.

Il Barça vince le prime tre partite di campionato. La quarta è contro l’Athletic Club di Bilbao, la squadra campione in carica di Spagna. Per i biografi di Maradona è una data cruciale, perché in quel match del 24 settembre 1983 D10S è vittima di un intervento killer di Andoni Goikoetxea. Le immagini dell'intervento impressionano ancora oggi. Il giorno dopo El Mundo titola: “El crimen”. Il crimine, contro il calcio, prima ancora che contro Maradona.

Il medico del Barcellona lo opera alla caviglia, ma per il recupero Diego vuole affidarsi a Ruben Oliva, guru del calcio argentino. Il club è contrario e per evitare l'ennesimo screzio, Nunez gli propone allora un accordo: niente stipendio finché sarà in patria, ma se tornerà in campo entro tre mesi lo riceverà in un’unica soluzione.

106 giorni dopo, Maradona è di nuovo in campo e rifila una doppietta al Siviglia. Vista l'assenza prolungata del suo miglior talento, i blaugrana hanno perso terreno e il sogno scudetto è ormai tramontato. Per consolarsi resta ancora la finale di Copa del Rey, da disputare al Bernabeu contro l'Athletic Bilbao.

La partita è davvero una battaglia: Diego e Javier Clemente, tecnico dei baschi, si attaccano continuamente, gli animi si accendono e a un certo punto Schuster vendica l'amico atterrando Goikoetxea. La partita termina 1-0 per i biancorossi, ma del risultato non importa niente a nessuno. Conta quello che succede dopo.

Al triplice fischio, Miguel Sola provoca Maradona, che lo colpisce con un pugno. I giocatori iniziano così ad azzuffarsi e sotto agli occhi esterrefatti del re Juan Carlos nasce una delle risse più memorabili nella storia del calcio spagnolo: La Batalla del Bernabeu.

Primera Division - Barcelona
Primera Division - Barcelona / VI-Images/GettyImages

Maradona verrà squalificato per 3 mesi. Quella è l'ultima apparizione del Pibe con la maglia blaugrana. Che le strade dovessero dividersi era stato deciso da tempo. L’amico Jorge Cyterszpiler lavora infatti da tempo per portarlo in Italia.

L'avventura di Diego Armando Maradona si conclude senza rimpianti, perché l'amore tra giocatore e società non era mai sbocciato. Il 5 luglio del 1984 viene acquistato dal Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire. Ma qui la storia la conosciamo tutti.