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Allegri: "La Juventus è la prima società d'Italia. Giochisti? Conta vincere"

Andrea Gigante
Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Massimiliano Allegri si racconta. Il tecnico della Juventus è il protagonista di TeoreMax (questa è la prima parte), una video-intervista prodotta da DAZN in cui spiega la propria visione di calcio e commenta gli obiettivi futuri dei bianconeri. Leggiamo cosa ha dichiarato.

Sull'under 23:
“Credo che l'Under 23 sia un passaggio molto importante per la crescita dei ragazzi, il distacco tra la primavera e la prima squadra, soprattutto alla Juve, è troppo ampio. Anche sulla prima squadra, quando sono con noi la maggior parte ha un livello più alto e tengono i ritmi fisici e tecnici. Miretti ha fatto 4 partite, buone ed è stato bravo. La qualità di quel ragazzo è che è affidabile".

Sulla faida tra giochisti e risultatisti:
“Mi diverte un po' la questione. Alla fine, bisogna cercare di vincere. Non c'è un metodo unico, servono giocatori bravi, metterli nelle condizioni e dare un'idea. Tutti lo fanno. Quando alleni la grande squadra è arrivare a vincere, tutti vogliono giocare bene. Che è una parola astratta: ci si ricorda dell'azione o del gesto tecnico di difensore, attaccante o portiere? La rovesciata di Ronaldo, chi si ricorda dell'azione? Poi dipende dalle caratteristiche dei giocatori e dal dna della squadra. Se mi ha influenzato? Quando si allenano le grandi squadre, devi vincere. Quindi un metodo lo devi trovare. Al Milan e alla Juve ci sono due mentalità diverse, ma con la stessa unità d'intenti. La Juve ha un DNA ben preciso: lavorare duro, la prima società in Italia, ora è cresciuta tanto in Europa. La Juve ha giocato 9 finali, che sono tutte un evento. Nella scelta dei giocatori non puoi tradire il dna. Nessuno parla del gioco del Real, ma i campioni. Tutti parlano del Barcellona, che non vinceva da tempo prima dei Messi, Xavi, Busquets, Iniesta... hanno iniziato a vincere lì, con Guardiola. In Italia andiamo a scimmiottare gli altri. Si rincorrono tutti, ma quando lo fai sei sempre dietro. Cerchiamo di lavorare sulle nostre qualità".



Su Barzagli:
"C'è un'immagine tua, poi finì bene. A Milano con l'Inter. Di quando la palla andò in porta e dissi: se non riusciamo a rovesciare questa partita, perdiamo Barzagli". "Perdevamo lo scudetto per l’autogol".

Massimiliano Allegri coach of Juventus FC  and Dusan...
Massimiliano Allegri e Dusan Vlahovic / Insidefoto/GettyImages

Sulle sfide con Pogba e Vlahovic:
"Sono quei momenti di divertimento, di sfida, per un rapporto diverso con un giocatore. Dopo 3 anni che non giocavo, ho organizzato una partitella tipo gabbione. Io e Padoin nella stessa squadra, ma non capivano il giochino. Poi hanno voluto i rigori, anche se avevano perso 2-1. Serve a stimolarli. Alcuni erano negati a basket? Eh, avevano le tavole al posto delle mani".



Scontri con i giocatori:
"Ogni tanto è bello scontrarsi, un campione non si abbatte e telefona al procuratore, ti dimostra che lui è il campione. E quello vince le partite, fa la differenza. È più facile per me allenare i grandi campioni".



Che partite rigiocherebbe?
"Più facile? Le due finali di Champions. La prima o la seconda? La prima. Spiegazione di Cardiff? Lì ci siamo arrivati non in ascesa, ma un po' in discesa. Avevamo fatto 4 mesi giocando con i quattro davanti, eravamo favoriti non considerando che il Real arrivava in ascesa. Con gli infortuni al primo tempo, poi, abbiamo pagato. Come dice Messina, le grandi sfide le vinci con le grandi difese. Quando giochi una finale, con qualità da entrambe le squadre, chi difende meglio vince".


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