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Agnelli: "La Superlega non ha fallito e io non ho tradito nessuno"

Alessio Eremita
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli / Nicolò Campo/GettyImages
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Andrea Agnelli ha partecipato al Financial Times Forum di Londra soffermandosi sulla situazione legata al calcio europeo e sul progetto della Superlega. Ecco le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Juventus.

RIFORME - "Perché la Superlega ha fallito? Non ha fallito. La Superlega è un lavoro collettivo di 12 squadre, non di una sola persona. 12 club hanno firmato un contratto di 120 pagine ed è ancora vincolante per 11 di quei club. La UEFA è un organo regolatore, monopolista e guardiano. E sapevano che stavo lavorando su qualcos'altro prima del lancio della Superlega. Il calcio europeo ha un disperato bisogno di riforme. Non accetterò domande su Tebas e le sue parole, si commentano da sole. Mi siederò e sosterrò una governance trasparente. Aspetterò che il Consiglio di Giustizia Europeo ci dica se l'attuale organismo sia idoneo allo scopo. La Juventus giocherà la Champions League tra cinque anni?Vedo la Juventus giocare la competizione più importante".

SUPERLEGA - "Viviamo in industria che genera 25 miliardi di tasse, in cui lavora un milione di persone, è un catalizzatore di identità europea. Per me oggi il calcio europeo è in situazione disperata e ha bisogno di riforme. Un mese prima del lancio del progetto, al Congresso Uefa, sul mio conto c’è stato un controllo per l’eleggibilità nel Comitato Esecutivo: nella verifica ho specificato che stavo studiando progetti alternativi al di fuori dal sistema Uefa e la risposta che ho ricevuto è che potevo essere confermato nel Comitato Esecutivo, quindi all’Uefa sapevano che stavo lavorando in quel senso. Inoltre, avevo ovviamente firmato un NDA con gli altri club, come è normale in operazioni di questo tipo: non potevo comunicare tutto, quindi, all’esterno".

Ana Botella, Andrea Agnelli, Florentino Perez, Javier Senent
Ana Botella, Andrea Agnelli, Florentino Perez, Javier Senent / Pablo Blazquez Dominguez/GettyImages

CRISI NEL CALCIO - "Tornei del genere vengono progettati da quando sono teenager. Lo scorso anno è stata la prima volta in cui dodici società hanno fatto un comunicato congiunto. Si trattava di un profondo grido d'allarme, per creare un sistema sostenibile onde evitare di finire schiacciati. Il sistema non sostenibile è rimasto e ora aspettiamo il giudizio della Corte di Giustizia UE che potrà definire se l’industria in cui operiamo è libera e trasparente, oppure se l’attuale regolatore è monopolistico e non ci dà struttura adeguata. Ho grande fiducia nel giudizio della Corte di Giustizia UE".

FIDUCIA DEI TIFOSI - "Rappresento una famiglia che possiede la Juventus da 99 anni, quando incontro qualcuno per strada non mi dice nulla di ciò e anche qui dentro nessuno me l’ha fatto notare. Forse lo spagnolo che ha parlato prima  pensa che io abbia tradito la sua fiducia, lui sì. Il progetto Superlega era stato lanciato e non era stato usato come una minaccia o come volontà di cercare un compromesso, come avvenuto in passato. Il compromesso non è più una scelta, servono riforme. La domanda che bisogna farsi è se il regolatore monopolistico può mandare avanti industria da 75 miliardi: io credo di no. Vogliamo avere la libertà di creare una competizione".


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