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Perché la Serie A è sempre più esterofila? Comprare in Italia non conviene

Serie A
Serie A | Mondadori Portfolio/GettyImages

Di fronte a ogni fallimento sportivo, e il caso della mancata partecipazione dell'Italia ai Mondiali per la terza volta consecutiva non fa eccezione, ci si interroga sulle misure da prendere per invertire la rotta oppure si prendono in considerazione rimpianti per ciò che è stato fatto in precedenza. Nel caso specifico della crisi del calcio italiano torna spesso in ballo il tema della presenza di stranieri nel nostro campionato, a discapito dei talenti made in Italy: si può effettivamente riscontrare anche in senso statistico l'indole sempre più esterofila della Serie A.

Serie A esterofila: lo dicono i numeri

Dal 55,2% degli stranieri nel 2017/18 si è infatti passati all'attuale 69,1%, Solo la ricca Premier League ha una percentuale maggiore di stranieri (75,4%) tra i principali campionati europei: 64,9% la Ligue 1, 61,4% la Bundesliga e solo 43,4% la Liga (dati Transfermarkt). L'aspetto che forse sorprende ancor di più, sottolinea La Gazzetta dello Sport, è la presenta folta di stranieri anche nelle seconde squadre dei club che militano nel massimo campionato: 32,1% nell'Inter, 25,2% nell'Atalanta e 23,7% nella Juventus. Nel Milan, passando in Serie D, la seconda squadra ha addirittura il 45% di stranieri.

Comprare all'estero è più facile

La difficoltà nel concludere operazioni tra società italiane si collega anche alla "stanza di compensazione", meccanismo che comporta la richiesta di garanzie con fideiussioni bancarie o assicurative (e con annesse necessità di controgaranzie, come pegni su conti correnti o beni immobiliari). Un meccanismo che finisce per scoraggiare i club: le trattative condotte con società estere comportano pagamenti più flessibili e parti più autonome. Una conseguenza diretta di quanto affermato si trova negli affari a titolo definitivo conclusi in questa stagione: 108 tra Italia ed estero, 68 quelli interni.

Le società italiane, dopo quelle inglesi, sono quelle che spendono di più per trasferimenti internazionali (ben 5,2 miliardi dal 2020). Anche Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, ha confermato la maggiore facilità nell'acquistare all'estero: "Oggi è più vantaggioso acquistare un giocatore da un club estero. Mi piacerebbe quantomeno rendere paritetiche le condizioni tra trasferimenti nazionali e internazionali. Se non si riuscisse ad eliminare le garanzie fideiussorie, bisognerebbe almeno creare un consorzio di garanzia che renda meno onerosi tali strumenti".

Esiste una comunione d'intenti tra Simonelli e il ministro dello Sport, Andrea Abodi, nell'ottica di incentivare club che formano calciatori utili per la Nazionale. Da un lato ci si attende una maggiore disponibilità delle proprietà (soprattutto straniere) verso affari interni, d'altro canto - come incentivo - dovranno arrivare condizioni diverse da quelle attuali per non rendere più così sconveniente puntare su talenti made in Italy.