Dopo l'inizio dell'indagine da parte della Procura di Milano sull'iter legato alla cessione del Meazza e dell'area San Siro a Inter e Milan, il Sindaco della città di Milano Giuseppe Sala ha dato il suo punto di vista sulla situazione attraverso i canali social.
"In merito ad alcuni dubbi che le indagini in corso possono generare, era proprio necessario uno stadio per Milano? Come sempre, quando si cambia qualcosa di importante in città, si creano divisioni e si generano rimpianti. Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei club era ed è però chiarissima: o stadio nuovo o via da Milano".
"Meglio Milano con uno stadio nuovo oppure Inter e Milan a San Donato? Io sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi. Si sarebbero potuti vendere ad un prezzo diverso, abbiamo fatto fare una doppia valutazione: la prima dall'Agenzia delle Entrate che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo, la seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di così...".
"C'è una discussione pubblica che si protrae, sotto gli occhi di tutti, da oltre cinque anni. Intanto bisogna chiarire che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico. L'avviso pubblico, quindi, è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre soluzioni alternative a quella di Milan e Inter. I 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse all'acquisto o alla ristrutturazione dello stadio. Se poi fosse pervenuta qualche manifestazione di interesse si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare una vera e propria offerta, con un livello di approfondimento più elevato".
"La Legge Stadi permette che i soggetti coinvolti possono liberamente negoziare il prezzo e le condizioni contrattuale di vendita o di utilizzo di aree del patrimonio disponibile urbanisticamente destinate alla costruzione di impianti sportivi. La verità è che è stata una trattativa durata anni ed è agli atti quanto il Comune, partendo dal confronto iniziale con le società, abbia migliorato a suo favore le condizioni contrattuale finali: dimezzate le pretese edificatorie, 50% di superficie a verde, capienza tenuta a 70mila posti, opere pubbliche e infrastrutture finanziate dalla vendita per decine di milioni di euro. Il tutto stabilito dall'Agenza delle Entrate. Nell'accusa non si prospettano interessi personali di funzionari politici o tecnici del Comune".
"Sarebbe stato un disastro vedere Milan e Inter a San Donato, perché il Comune (di Milano, ndr) sarebbe rimasto con un impianto obsoleto, costosissimo in termini di manutenzione e utilizzabile solo per qualche concerto in estate, senza contare l'indotto generato dalle partite di calcio. Una considerazione personale. Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. I milanesi avrebbero visto partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, per fare un esempio, mentre a Milano ci si sfiniva in dibattiti tra partiti, comitati, ecc. Ma non sarebbe stato da me. Questa città non merita un Sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai".
