La surreale svolta tattica di Vanoli e della Fiorentina a Udine

Udinese Calcio v ACF Fiorentina - Serie A
Udinese Calcio v ACF Fiorentina - Serie A | NurPhoto/GettyImages

Le due vittorie di fila contro Como e Pisa avevano dato l'impressione che, per la Fiorentina, il peggio potesse essere alle spalle e che - di fatto - il finale di stagione potesse permettere di immaginare una salvezza meno sofferta del previsto. Valutazioni per certi versi superficiali però, considerando come i viola non abbiano mai dato prova di continuità in questa stagione, alternando apparenti segnali di riscatto a flessioni inquietanti. Inquietante come la debacle di Udine, che peraltro fa seguito alla sconfitta interna con lo Jagiellonia e con una qualificazione agli ottavi di Conference ottenuta solo in extremis (nonostante un 3-0 all'andata che, apparentemente, metteva i viola al riparo dalle sorprese).

Impossibile, in questa stagione, dare per scontato il seguito dei rari passi in avanti, utopistico immaginare una qualche forma di stabilità: non si tratta - pensando a Udine - solo di valutare gli errori commessi in campo ma di notare, con stupore, come Vanoli abbia scelto di tornare al quel 3-5-2 che tanti disastri ha comportato in questa stagione. Una scelta maturata anche, se non soprattutto, basandosi sulle assenze di due titolari come Dodò e Solomon, due elementi cardine nel 4-3-3 utilizzato dalla Fiorentina ormai da tempo. Il tecnico gigliato ha scelto di lanciare Rugani dal primo minuto al centro di un terzetto completato da Pongracic e da Ranieri, una scelta che si è rivelata deleteria e che si è tradotta nei tre gol subite al Bluenergy Stadium.

Dal 4-3-3 al 3-5-2: era necessario?

Le assenze di cui sopra, quelle di Dodò e di Solomon, rendevano realmente inutilizzabile il 4-3-3? Le alternative sulla carta non mancavano, anche al netto di un Gosens a mezzo servizio per il recente infortunio: la soluzione più naturale avrebbe previsto Parisi a sinistra e Fortini a destra, senza escludere a priori l'impiego di Comuzzo o di Kouadio come terzino destro ovviamente più bloccato (rispetto a Dodò e allo stesso Fortini). Anche l'impiego di Ranieri come terzino sinistro e di Parisi a destra poteva rappresentare una soluzione, per quanto più forzata rispetto alle altre.

Era dunque necessario impiegare Harrison e Parisi come quinti, per la sola assenza di Solomon? A supporto di Kean avrebbero potuto giocare Gudmundsson-Harrison oppure Gudmundsson-Fortini (con uno tra Comuzzo e Kouadio come terzino destro), senza particolari forzature rispetto alle consuete posizioni degli interpreti in campo. Rimane dunque curiosa la decisione del tecnico di riallacciare il discorso, interrotto a metà dicembre, della difesa a tre: il confronto di rendimento coi due moduli (3-5-2 e 4-3-3) appare eloquente in questa stagione, la Fiorentina ha ottenuto tutte e cinque le vittorie stagionali proprio con la difesa a tre (palesando miglioramenti anche a livello di tenuta difensiva).