La spinta della Juve, la risposta dell'AIA e la riforma arbitrale pensata da Gravina

Sono giorni caratterizzati dalle polemiche nei confronti dell'utilizzo del VAR, una consuetudine in questa stagione che - nelle ultime giornate - sta assumendo però toni più forti. La Juventus si è unita al coro degli insoddisfatti, pur senza dichiarazioni piccate, e non solo per situazioni recenti: in particolare la delusione bianconera riguarda le due sfide contro la Lazio (uno step on foot non ravvisato all'Olimpico e il fallo non fischiato di Gila su Cabal) e quella contro il Verona (troppo severo il fallo di mano fischiato a Joao Mario).
La Juve, spiega Tuttosport, ha chiesto spiegazioni ai vertici arbitrali e ha richiesto attenzione oltre che uniformità di giudizio. Spalletti, nel post-partita del pari con la Lazio, ha citato il non professionismo della classe arbitrale e ieri è arrivata la risposta dell'AIA: nessuna chiusura in tal senso e potenziale riforma da varare per rendere professionisti gli arbitri italiani (pur preservando l'autonomia tecnica dell'AIA).
Non si tratta di una mera "crociata" di Spalletti ma anche di una battaglia di Gabriele Gravina, il presidente della FIGC si ispirerebbe al percorso che ha avuto luogo in Inghilterra nei primi anni 2000: di fatto una nuova società si occuperebbe di gestire gli arbitri di Serie A e probabilmente anche di Serie B. Gli arbitri più importanti sarebbero sottratti all'AIA, avrebbero maggiori libertà anche dal punto di vista dei diritti d'immagine. A Zappi tale ipotesi non è mai andata a genio: in ballo, rispetto al presidente dell'AIA, c'è però il commissariamento e - qualora la Corte Federale d'Appello confermasse il primo grado, il 18 febbraio - la riforma potrebbe avere una spinta importante in positivo.
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