La scelta Bruges, il sogno San Siro e l'amore per l'Inter: parla Aleksandar Stankovic

Aleksandar Stankovic
Aleksandar Stankovic / Jose Manuel Alvarez Rey/GettyImages
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In una intervista rilasciata a HLN, Aleksandar Stankovic ha parlato del suo trasferimento dall'Inter al Bruges, spiegando i motivi della scelta. Il figlio dell'ex nerazzurro Dejan Stankovic però ha parlato anche dell'amore per la maglia interista e l'obiettivo futuro di scendere in campo a San Siro - che demolirebbe per nessuna ragione al mondo - per difendere i colori dell'Inter.

"Ho scelto con il cuore Bruges. Mi hanno convinto con i primi colloqui, ho avuto da subito una buona sensazione. Questo è un grande club che ha il coraggio di dare una chance ai giovani. Anche in Champions League e questa ha contato tanto nella scelta. L'Inter ha tardato un po' nelle trattative ma ero sicuro che l'accordo sarebbe stato raggiunto. Sulla recompra non ho idea, per me quella clausola non era necessaria, volevo solo trasferirmi al Bruges, è stata una mia decisione, anche papà l'ho informato quando avevo già deciso. È venuto a vedermi poco fa, a causa del calcio non abbiamo molto tempo per stare insieme e ci vediamo solo un paio di volte all'anno. Non vedeva l'ora di venire a vedermi, anche se questo mi mette pressione".

"In casa siamo nati con la maglia dell'Inter, quella squadra è casa per noi. Papà giocava in prima squadra e noi tre figli abbiamo fatto le categorie giovanili. Anche se ora sono un giocatore del Bruges, sarò sempre un tifoso dell'Inter. Questo non può cambiare".

"Quando pensi a Milano, pensi a San Siro e al Duomo. La demolizioni di quello stadio è come se qualcuno portasse via un pezzo di vita. Quando da bambino mi svegliavo e guardavo fuori dalla finestra, San Siro era la prima cosa che vedevo. E mi dicevo che un giorno avrei giocato lì. Sonoarrivato in prima squadra ma non ho giocato un solo minuto, quello rimane un sogno che inseguirò"

"Ora il Bruges è l'ambiente miglore per me, ho bisogno di giocare e di acquisire fiducia. Non sento nessuno dell'Inter, anche se sono stato in contatto con Dimarco, per me è come un membro della famiglia, mi ha preso sotto la sua ala protettrice nello spogliatoio. Ragazzo fantastico".


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