Skip to main content

La reazione su Ranieri, l'importanza della gara contro l'Atalanta, il recupero di Wesley: parla Gasperini

Gian Piero Gasperini
Gian Piero Gasperini | FILIPPO MONTEFORTE/GettyImages

Alla vigilia della sfida di campionato contro l'Atalanta, il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa per presentare il match contro la sua ex squadra, fare il punto sui giallorossi e sulla corsa al quarto posto.

"Vi anticipo, tanto so che me lo chiederete. C'è stata un'intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni, per me è stata una sorpresa incredibile. Non c'è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze stampa che abbiamo fatto, che nei rapporti tra noi due. Non me lo aspettavo. In tanti mesi non avevo mai ricevuto questi toni. Da quel momento mi sono preoccupato, intanto, di non rispondere e poi di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra o ai tifosi della Roma. Domani è importante, abbiamo ancora chance per l'Europa. La cosa importante è questa, gradirei che parlassimo solo di campo".

"Ho subito questo impatto mediatico, mio malgrado. Ma per me e per la squadra l'alibi sarà zero. Siamo alla 33ª giornata, è un rush finale ed è importantissima per entrambe le squadre, più per noi. Ho spostato la concentrazione solo sul piano tecnico. Ripeto, per me l'importante era non creare alcun danno alla squadra".

"C'è tensione interna sul recupero degli infortunati? A volte sì, ed è anche motivo di discussione interna. Ma è normale. Wesley al momento si sente di poter giocare, ma la parte medica considera che ci siano dei rischi. Anche su questo si innescano problematiche e discussioni. Vedremo domani cosa succederà, ma se il medico dice di no, io non posso che attenermi. Tutti dipendono da un ok medico".

"Questa è una partita importante, non abbiamo nessun alibi. Anzi, forse è un po' di benzina in più e credo che la gente lo capisca e sosterrà ancora più forte la squadra. Ad oggi più vicino o lontano dal restare tecnico della Roma? Continuate a chiedermi altre cose e io vorrei parlare solo della partita. Ho detto che non voglio creare problemi e questa è una domanda che crea problemi".

"Sulla formazione non è cambiato nulla rispetto alla scorsa settimana, salvo l'infortunio di Pellegrini. Pisilli sembra aver recuperato da un problema alla caviglia".

"Champions decisiva per le mosse del prossimo anno? Dovete chiederlo alla società che è sempre stata molto chiara. Io ho sempre pensato che, con molto poco, possiamo stare lì e puntare alla Champions League. Siamo lì, ancora, quindi ho sempre spinto per raggiungere quell'obiettivo da subito, farlo per migliorare subito la squadra. Ancora oggi, nonostante le tante defezioni recenti, abbiamo delle chance. Con idee in più avremmo avuto ancora più chance, ma questo rientra nella dialettica del confronto interno a qualsiasi azienda. Ripeto anche questo, in questa dialettica durante l'anno non ci sono mai stati toni con Ranieri così aggressivi. Ora pensiamo all'Atalanta, una squadra forte. Quando ero a Bergamo consideravo la Roma uno spartiacque: se battiamo loro, allora siamo in Europa, e magari anche in Champions. Ora è lo stesso ma al contrario".

"Prossimi passi per essere da Champions? Ho detto che ho sempre lavorato per migliorare la squadra, tutto qui. Sono stato chiamato per sviluppare una squadra secondo le mie idee di calcio, senza secondi fini".

"Conosco Palladino da quando aveva 17 anni, l'ho allenato in Primavera e poi al Genoa. Quando ha iniziato ad allenare veniva spesso a Bergamo, penso di essere stato un suo punto di riferimento. Le tensioni sono normalissime nel calcio, quando giocavo avevo amici con cui ci tiravamo tante botte e poi si usciva fuori a cena insieme. È agonismo, l'agonismo è una legge dello sport. Sono andato via dall'Atalanta perché ritenevo chiuso il ciclo e perché pensavo di non poter fare di più. A Roma ho visto una possibilità straordinaria e sono contento di questa scelta. Mediamente ho fatto tanti anni ovunque, forse vuol dire che lavorare con me è possibile. Poi qualche frizione è normale, è come in un matrimonio. Magari ci sono 3-4 motivi di scontro e 50 esperienze positive".

"Ritengo che se riesci a far bene a Roma, hai una gratificazione immensa. Con l'Atalanta siamo due squadre molto simili in questo momento, sono squadre che si conoscono bene. Loro hanno un grande nucleo, ma anche qui c'è un gruppo con un grande spirito. Ecco, è di questo che mi piace parlare, tutti dobbiamo pensare solo alla partita, dimentichiamoci quello che c'è intorno".

"A Roma c'è tutto per fare bene. A Bergamo ho potuto far bene perché il contesto intorno a me era compatto, il lavoro della società è stato straordinario. Anche la città piccola ha creato un clima ideale, avevamo operato e costruito insieme. C'erano giovani e non solo, un nucleo centrale e forte. Pensate alle cessioni fatte, a come è stato reinvestito. L'anomalia dell'Atalanta è stato giocare in Europa facendo utili. Non solo per merito mio ma soprattutto di una società capacissima di operare in sintonia con l'allenatore. Poi è un po' cambiata, un po' perché è cambiata la proprietà, un po' perché non c'era più il papà a cui io ero molto legato...".

Visibilmente commosso, Gasperini ha lasciato la conferenza stampa.


Add us as a preferred source on Google