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La finale col PSG, l'addio e le parole di Dimarco: Simone Inzaghi torna sull'esperienza all'Inter

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi | Image Photo Agency/GettyImages

Nessun rancore né rimorso, ma solo la consapevolezza di aver dato tutto. Simone Inzaghi torna a parlare della sua ultima stagione all'Inter e, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, svela alcuni retroscena sulla finale di Champions League persa contro il Paris Saint-Germain. L'attuale tecnico dell'Al-Hilal ha poi spiegato la scelta di trasferirsi in Arabia Saudita e ha risposto alle frecciate arrivate nei mesi scorsi da due suoi ex giocatori, Dimarco e Zielinski.

Rimpianti per l'avventura all'Inter?
"Non si può avere rimpianti nello sport, tanto più se arrivi secondo dietro ad avversari che hanno fatto percorsi importanti. In quattro anni ho vinto tanto e sono contento dei risultati. Non so se si potesse fare qualcosa in più però abbiamo raggiunto due finali di Champions League. Comunque accetto le critiche, purché riguardino me e non i calciatori: mi hanno sempre dato tutto quello che avevano".

Forse era meglio dare priorità al campionato piuttosto che al sogno Champions?
"Non cambierei niente. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili". 

La finale di Monaco?
"Arrivammo senza energie, sia fisiche che mentali. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, il Psg ha indirizzato la gara con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti".

Avevi deciso di lasciare l'Inter prima della finale?
"La decisione, molto sofferta per me e la mia famiglia, non era stata presa. Poi è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin, e ho manifestato la volontà di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all'Inter".

Sulla scelta di trasferirsi in Arabia:
"Sono venuto qui per conoscere una nuova realtà, per mettermi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Rischio esonero? A me sembra che sono contenti di me, siamo ancora in corsa per il titolo in campionato e dobbiamo giocare la Coppa del Re. E soprattutto non abbiamo ancora perso una partita in stagione: l'eliminazione dalla Champions asiatica contro l'Al Sadd di Mancini è arrivata ai rigori. Non credo esista nel mondo un allenatore ancora imbattuto".

E se arrivasse una chiamata dalla Serie A o addirittura dalla Nazionale?
"Non ci penso, ho ancora un anno di contratto con l'Al Hilal e grande entusiasmo".

L'Inter che torna a vincere lo Scudetto:
"Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile e il merito è anche di Chivu: puntare su di lui è stata una scelta giusta e io lo sapevo, perché lo avevo visto lavorare".

Le risposte a Dimarco e Zielinski:
"Federico anche con me ha fatto grandi stagioni, fui io a trattenerlo all'Inter e a evitare un altro prestito. Le sue parole sono state interpretate male, il rapporto è ottimo e ci sentiamo ancora. Su Zielinski ne ho lette tante, però ci si dimentica che sono stato io a volerlo all'Inter. Purtroppo lo scorso anno ha avuto molti problemi fisici e ha faticato a dimostrare le sue qualità".


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