Giorgio Chiellini si è raccontato in una intervista rilasciata ai microfoni di DAZN. L'attuale Director of Football Strategy della Juventus ha toccato diversi temi: dalla conferma di Spalletti, scelto come allenatore per aprire un nuovo ciclo bianconero, alla crescita di Yildiz. Si è parlato anche di progetti a lungo termine e del rilancio del calcio italiano, che non riparte da zero, secondo l'ex numero 3 juventino.
"La Juventus è sempre la società perfetta, anche quando le cose vanno male, ha più di cento anni di proprietà. In un mondo in cui si parla di fondi, è un unicum che sarà sempre perfetto anche nei momenti difficili. C'è quel senso di famiglia che poi si trasla nella vita quotidiana".
"Ero convinto che Spalletti potesse essere la guida per il prossimo futuro e così è stato. Lui sa come trasferire tutto questo ai calciatori: quando è il caso di alzare la pressione e la responsabilità, quando è il caso di abbassarla. Questo fa parte delle caratteristiche dei grandi allenatori e delle persone che sono abituate a navigare con queste qualità e con queste necessità".
"Penso che abbiamo un gruppo di ragazzi responsabili, ancora prima che calciatori bravi. Un gruppo di uomini che sta crescendo e si è visto anche durante la stagione".
"Ci sono stati tanti cambiamenti nella Juventus negli ultimi anni, riuscire a tenere la barra dritta per arrivare in fondo agli obiettivi minimi e creare qualcosa non era facile. Ci son oancora un po' di cose da sistemare ma qualcosa si sta costruendo, credo che la luce alla fine di un periodo complicato si riesca a vedere. Tanti calciatori sono cresciuti, c'è una base da cui ripartire per il futuro di questa società".
"Yildiz due anni fa non era il giocatore che è adesso, probabilmente tra due anni sarà ancora ad un livello superiore. Fa parte della vita, la cosa più difficile è che il tempo non è infinito. I progetti a lungo termine non esistono. Ci vuole il progetto a lungo termine, ma in mezzo devi avere una serie di obiettivi che non puoi mancare, altrimenti ciò che hai pianificato a lungo termine non arriva. Nel mondo del calcio come in tutte le altre cose. Quello che vedo per la Juventus è che torni a competere come ha sempre fatto. Adesso è in un ciclo dove crescerà, salirà. Quest0anno in mezzo a tante difficoltà si sono visti anche gli uomini che possono reggere la squadra".
"Secondo me per ripartire serve una chiara definizione dei ruoli di responsabilità. Quindi sarebbe sa ripartire un po' dalle persone politiche, amministrative e sportive. In questo momento poi ci vuole qualche figura sportiva che abbia voglia di prendersi una grande responsabilità, di metterci tanto impegno per provare a cambiare il progetto a lungo termine. Però bisogna partire dalle basi e avere qualcuno che riesca a riconoscere quelli che sono i migliori dei vari settori: dall'attività di base dilettantistica e professionale, da tutte le attività che possono essere fatte per ampliare le possibilità di scelta dei ragazzi, che sappia dare delle linee guida".
"Nel frattempo penso che un gruppo di giocatori ci sia e che si possano comunque raggiungere i prossimi Europei e Mondiali, come potevamo raggiungere questi, perché non è che siamo stati umiliati al primo turno, non abbiamo perso tutte le partite. Abbiamo perso contro la Norvegia nel girone e usciamo senza aver perso altre partite".
"Il Milan ha fatto un buon campionato, ha fatto sognare di poter stare dietro all'Inter. Personalmente ho creduto a quello che ha sempre detto Allegri, che l'obiettivo fosse la Champions League. Se poi l'Inter avesse perso tre o quattro partite in più, come è successo lo scorso anno, magari il Milan sarebbe anche potuto rientrare, insieme ad altre squadre, ma realisticamente in questo momento c'è più o meno la griglia di partenza di inizio stagione. Con l'eccezione del Como, che ha fatto qualcosa di straordinario".
"Ho sempre considerato Ibrahimovic un fuoriclasse. Non ha vinto dei Palloni d'Oro solo perché ha avuto la sfortuna di vivere una carriera in mezzo a Messi e Ronaldo. Chi ha giocato insieme sa quanto Zlatan fosse forte e quanto potesse fare la differenza. È stato il mio nemico perché ha giocato sempre nelle squadr edove la rivalità era maggiore. È diventato un banco di prova per me come difensore, il mio migliore nemico perché abbiamo un buon rapporto e stima reciproca".
