Una nuova bufera si abbatte sul calcio italiano e, ancora una volta, al centro della tempesta finisce il sistema arbitrale. Il protagonista è Gianluca Rocchi, designatore della CAN A e B, raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano. Le accuse, pesanti, hanno già prodotto le prime conseguenze immediate, tra cui la decisione dello stesso Rocchi di autosospendersi dal proprio incarico. Ma il caso è destinato ad avere ripercussioni ben più ampie, coinvolgendo anche la giustizia sportiva e aprendo scenari delicati per la governance della FIGC.
Di cosa è accusato Rocchi?
Secondo quanto riportato da calciomercato.com e La Gazzetta dello Sport, la Procura di Milano contesta a Rocchi il reato di “frode sportiva in concorso”. L’indagine si concentra su presunti condizionamenti nelle designazioni arbitrali e su interferenze nel funzionamento del VAR.
In particolare, gli inquirenti ipotizzano che Rocchi possa aver esercitato pressioni sugli addetti VAR e orientato alcune designazioni in favore dell’Inter nella stagione 2024/2025. Tra gli episodi sotto la lente c’è la presunta “combinazione” degli arbitri Andrea Colombo e Daniele Doveri per alcune partite chiave, con l’obiettivo - secondo l’accusa - di influenzare indirettamente la disponibilità degli arbitri nelle gare decisive.
Un altro punto centrale riguarda la cosiddetta “bussata” nella sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma: Rocchi avrebbe richiamato l’attenzione del VAR per indurre una revisione che portò all’assegnazione di un calcio di rigore. Circostanze ancora tutte da verificare e che saranno approfondite nell’interrogatorio fissato per il 30 aprile.
L'autosospensione e le parole di Rocchi
A seguito dell’avviso di garanzia, Rocchi ha deciso di fare un passo indietro, autosospendendosi dal ruolo di designatore. Una scelta condivisa con l’Associazione Italiana Arbitri (AIA), come riportato dall’ANSA.
Lo stesso Rocchi aveva inizialmente commentato così la vicenda ai microfoni di LaPresse:
“Questa mattina ho ricevuto un avviso di garanzia. Sono sicuro di aver agito sempre correttamente ed ho piena fiducia nella magistratura. Sono sereno e vado avanti”.
Successivamente ha motivato la decisione di autosospendersi:
“In merito alla vicenda odierna, in accordo con l'AIA e per il bene del gruppo CAN che deve poter operare nella massima serenità, ho deciso di autosospendermi, con decorrenza immediata, dal ruolo di responsabile CAN. Questa scelta, sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia, vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima”.
In serata è arrivato anche il comunicato ufficiale dell’AIA, che conferma la decisione:
“Il designatore arbitrale della Commissione Nazionale Arbitri per la Serie A e B, Gianluca Rocchi, ha comunicato nella serata odierna al vicepresidente vicario dell’AIA, Francesco Massini, la propria decisione di autosospendersi dall’incarico ricoperto, con effetto immediato, a seguito dell’indagine della Procura della Repubblica di Milano.
La comunicazione pervenuta riporta: ‘in merito alla vicenda odierna, in accordo con l’AIA e per il bene del gruppo CAN che deve poter operare nella massima serenità, ho deciso di autosospendermi, con decorrenza immediata, dal ruolo di Responsabile CAN. Questa scelta, sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia, vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima. Il grande amore per la mia Associazione ed il senso di responsabilità per il ruolo ricoperto mi portano prima di tutto a tutelare un gruppo così importante di atleti che non voglio possa essere condizionato in alcun modo dalle mie vicende, in attesa di novità, che mi auguro quanto prima possano arrivare per chiarire la mia posizione’.
Preso atto di ciò e che alla stessa determinazione di auto sospendersi è giunto, per le medesime ragioni, anche il Componente della CAN A e B Andrea Gervasoni, sarà immediatamente convocato il Comitato Nazionale per assumere i provvedimenti conseguenti”.
Il fronte della Giustizia Sportiva
Parallelamente all’inchiesta penale, si muove anche la giustizia sportiva. Come evidenziato da La Gazzetta dello Sport, il procuratore federale Giuseppe Chinè ha già richiesto gli atti ai magistrati milanesi.
Si tratta di un passaggio fondamentale, perché una precedente indagine federale, avviata nel 2025 dopo la segnalazione dell’assistente arbitrale Domenico Rocca, era stata archiviata. In quell’occasione, dopo numerose audizioni, non erano emersi elementi sufficienti per sostenere accuse di irregolarità: le testimonianze avevano escluso pressioni dirette e la denuncia era stata giudicata infondata e motivata da ragioni personali.
Tuttavia, l’attuale inchiesta penale introduce elementi nuovi, in particolare sulle presunte designazioni “pilotate” e sulle interferenze VAR. Proprio per questo, una volta acquisiti gli atti, la Procura FIGC potrebbe aprire un nuovo fascicolo disciplinare. L’archiviazione precedente, infatti, era stata fatta “allo stato degli atti” e non preclude nuove valutazioni alla luce di ulteriori evidenze.
Il rischio commissariamento e le parole di Abodi
Il caso Rocchi ha già avuto un impatto anche sul piano politico e istituzionale. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi è intervenuto con un messaggio molto duro, sottolineando la necessità di trasparenza:
“C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo in tutte le sue articolazioni e rispettare i tifosi, gli appassionati e gli innamorati dello sport, a partire dal calcio: trasparenza, tempestività e parità di trattamento quando si affrontano ipotesi di inosservanza delle norme sportive, tanto più quando hanno possibili risvolti penali. E farlo sempre e con chiunque!”.
Il ministro ha poi criticato apertamente la gestione interna della denuncia:
“L’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Finora, nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione”.
Parole che alimentano lo spettro di un possibile commissariamento della FIGC, ipotesi già circolata in passato. Tuttavia, la situazione è complessa: al momento le accuse non sono accertate e Rocchi non fa parte degli organi direttivi federali, elemento che potrebbe limitare i presupposti per un intervento straordinario.
Resta comunque aperta la possibilità di un commissariamento dell’AIA, mentre eventuali decisioni sulla FIGC potrebbero essere oggetto di ricorsi davanti agli organi di giustizia sportiva e amministrativa, come già accaduto in passato.
I risvolti futuri
Il caso Rocchi è solo all’inizio ma ha già scosso profondamente il calcio italiano. Tra indagini penali, possibili sviluppi sportivi e tensioni istituzionali, i prossimi passaggi - a partire dall’interrogatorio del 30 aprile - saranno decisivi per chiarire i contorni della vicenda. Nel frattempo, il sistema calcio si trova ancora una volta a fare i conti con interrogativi sulla propria credibilità e sulla necessità di riforme strutturali.
