Intervenuto a Radio Tutto Napoli, l'agente Dario Canovi ha parlato del suo assistito Thiago Motta, accostato recentemente alla panchina del Napoli come possibile sostituto di Antonio Conte, se quest'ultimo dovesse accettare l'eventuale proposta della FIGC per riprendere in mano la guida tecnica della Nazionale. L'ultima esperienza del mister italo-brasiliano è stata quella alla Juventus, conclusa in anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto: in bianconero non è riuscito a concludere neanche una stagione.
Il suo agente ha parlato sia delle voci sulla panchina del Napoli, sia dell'esperienza alla Juventus.
"Per sapere se c'è il gradimento di Thiago per la panchina del Napoli bisogna chiederlo a lui. Onestamente non ci ho parlato, anche perché poi l'agente è mio figlio. È chiaro che Napoli è una grande squadra, però non c'è assolutamente nulla di concreto. Io e mio figlio non abbiamo sentito nessuno, ma sicuramente neanche Thiago, altrimenti ci avrebbe avvisato".
"Ci fu un contatto tra De Laurentiis e Thiago, però non c'era una occasione e una situazione per fare un accordo. Niente di straordinario, erano uno dei tanti contatti che De Laurentiis ha avuto per trovare un nuovo allenatore".
"Io adoro Napoli e il Napoli. È una squadra che ho sempre amato e in cui ho avuto diversi calciatori. Nella squadra dello Scudetto assistevo sei giocatori. Però credo che per un matrimonio serva fiducia assoluta, chi vuole davvero un allenatore deve dargli piena gestione tecnica. All'epoca Thiago era all'inizio del percorso a Bologna e forse non c'era ancora questa fiducia totale".
"Probabilmente non tutti gradivano la sua presenza alla Juventus, soprattutto fuori dalla società. C'era grande amore per Allegri e l'arrivo di Thiago Motta è stato interpretato come un tradimento. Non per colpa sua, ma chi ne ha pagato le conseguenze è stato lui. Se andiamo a vedere i risultati, in quel periodo avrebbe potuto battere anche grandi squadre. Credo che il problema sia stati l'ambiente, che non era pronto ad accoglierlo. Quando una società sposa un progetto dovrebbe portarlo fino in fondo, o quantomeno non arrendersi dopo pochi mesi, soprattutto quando la squadra era a buoni livelli".
