L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale continua a far emergere nuovi elementi e a delineare un quadro sempre più complesso. Al centro resta la posizione di Gianluca Rocchi, ex designatore della CAN A e B, accusato di concorso in frode sportiva insieme ad altri esponenti del mondo arbitrale. Tra presunte pressioni sul VAR e designazioni pilotate, il materiale raccolto dagli inquirenti, tra intercettazioni e testimonianze, potrebbe rappresentare un passaggio chiave per chiarire eventuali responsabilità.
Le intercettazioni e il riferimento all’Inter
Secondo quanto riportato da La Repubblica, tra gli atti dell’indagine figurerebbe anche una conversazione telefonica risalente al 2 aprile 2025, giorno della semifinale d’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter. In quel colloquio, Rocchi avrebbe discusso con un altro esponente arbitrale della scelta dei direttori di gara per le partite successive, facendo riferimento anche a un dirigente dell’Inter.
Nella conversazione verrebbero citati arbitri ritenuti più o meno “graditi” al club nerazzurro, oltre a strategie per evitare determinate designazioni in vista delle gare decisive tra Coppa Italia e campionato. Tra i nomi menzionati ci sarebbe quello di Giorgio Schenone, indicato come figura di riferimento nei rapporti con gli arbitri. Gli investigatori stanno cercando di capire se queste dinamiche possano configurare un reale condizionamento nelle scelte arbitrali.
La posizione di Gervasoni e gli sviluppi
Parallelamente, è stato ascoltato anche Andrea Gervasoni, ex supervisore VAR, interrogato per circa quattro ore. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il suo legale ha respinto ogni accusa: “Abbiamo chiarito che Gervasoni non ha interferito in alcun modo”.
Lo stesso Gervasoni ha negato qualsiasi irregolarità, escludendo manipolazioni audio o coinvolgimenti in episodi controversi. L’indagine prosegue, con gli inquirenti impegnati a verificare la natura dei rapporti tra arbitri e club.
