La mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali, per la terza volta consecutiva, porta ad attivare - ancora una volta - quell'insieme di auspici e di propositi per l'agognato rilancio: si tratta di ricette, di soluzioni più o meno radicali, per rimettere in piedi un contesto ormai lontano dai fasti passati. Una reazione già vista, per certi versi fisiologica, che passa anche - in questo caso - dall'analisi di tentativi passati, dal ripercorrere ciò che "poteva essere e non è stato".
Ci si riferisce, nello specifico, al tentativo di Roberto Baggio - ormai datato 2011 e dunque lontano dalle clamorose mancate partecipazioni ai Mondiali - di "Rinnovare il futuro" (questo il nome del dossier a cui lavorò l'ex fantasista). Si trattava di un lavoro distante dal mero azzeramento, spiega La Gazzetta dello Sport: un plico da 900 pagine creato con la collaborazione di ben 50 persone, un piano studiato nel dettaglio - ma mai preso in considerazione - per il rilancio del movimento del calcio italiano.
Il progetto di Baggio per il calcio italiano
Accento sulle strutture sportive, sui centri federali, così come sulla raccolta dati e sul monitoraggio, individuando al contempo criteri ben precisi per gli istruttori federali (anche in riferimento al loro passato sul campo). Il dossier avrebbe previsto anche un gruppo di studio permanente che fosse in contatto con gli uomini di campo: Baggio riteneva strategica la necessità di lavorare sui metodi di allenamento, anche per i calciatori più giovani, e di sviluppare al meglio la tecnica (senza attenzione ossessiva alla tattica già per i più piccoli).
Diventava cruciale individuare il talento e contribuire a farlo crescere: formazione tecnica al centro, il sistema di scouting sul territorio diventava fondamentale così come la necessità di ripensare ai settori giovanili (a livello formativo). Il dossier studiato da Baggio avrebbe previsto anche la divisione del territorio in 100 distretti, con 3 allenatori federali per ogni territorio, e l'utilizzo di un database multimediale (con 50mila partite all'anno visionate).
Baggio era stato nominato presidente del Settore Tecnico della FIGC nel 2010, dopo il flop al Mondiale sudafricano: il progetto vedeva nella modernizzazione del settore tecnico un fulcro fondamentale, ebbe modo di spiegare lo stesso Divin Codino. Fin dai mesi successivi, però, Baggio si rese conto di quanto il dossier fosse destinato a restare inascoltato: di fatto senza una risposta (con annessa delusione e successive dimissioni).
