I quattro presupposti base per la possibile salvezza della Fiorentina

Illusioni sporadiche e immediati ritorni a scenari cupi, tentativi di tirar fuori la testa con successivi bagni di realismo: la stagione della Fiorentina, dopo l'arrivo di Paolo Vanoli in panchina, ha vissuto di alti e bassi, senza mai riuscire a lasciarsi definitivamente alle spalle lo spettro della retrocessione. Una condizione tutt'ora valida, anche al netto del prezioso successo sul Como ottenuto sabato scorso. I viola sono chiamati a trovare continuità, riprendendo il discorso visto in particolare contro Lazio, Milan e Bologna, nell'ottica di sfruttare un calendario sulla carta meno proibitivo rispetto alle dirette rivali in zona retrocessione (le squadre a +3 in classifica sulla Fiorentina).
Le basi per sperare nella salvezza
Si possono individuare, anche con l'ausilio dei numeri e dei riscontri statistici, alcuni punti base su cui la Fiorentina può provare a porre le fondamenta dell'auspicata salvezza. La difesa a quattro appare ormai un caposaldo, un aspetto divenuto parte del DNA dei viola di Vanoli: 15 punti in 10 partite dopo l'abbandono del 3-5-2 (o del 3-4-2-1), un cambio di rotta evidente che si è riflesso anche sulla tenuta difensiva (13 gol presi in 10 partite con la difesa a quattro, 26 gol subiti nelle 15 partite precedenti, con la difesa a tre). In sostanza 1,3 gol di media subiti col nuovo assetto rispetto a circa 1,7 gol subiti in precedenza). Il rendimento di Pongracic, pensando ai singoli, è cresciuto ed è evidente che il croato si senta più a proprio agio agendo in una linea a quattro, affiancato da uno tra Comuzzo o Ranieri.
Dalla difesa al centrocampo, con valutazioni che riguardano l'equilibrio: Fagioli rappresenta il punto fermo, il direttore d'orchestra dei viola, ma accanto a lui gli interpreti sono destinati a variare. L'utilizzo di due mezzali orientate all'inserimento, come Brescianini e Fabbian, può rappresentare un azzardo: preferibile puntare su Mandragora o Ndour insieme a Fagioli e a uno solo dei nuovi acquisti, per non diventare troppo sbilanciati.
Avanzando, dalla difesa verso l'attacco, si può sottolineare quanto l'arrivo di esterni offensivi di ruolo abbia fin qui pagato: Solomon in particolare ma anche Harrison stanno dando soluzioni fin qui precluse, permettendo ai viola di diventare meno prevedibili, di aggiungere rapidità e capacità nel saltare l'uomo. Il tutto unito a un'inattesa disciplina tattica e alla capacità di aiutare in fase di non possesso. Tutti aspetti che, prima del mercato invernale, apparivano pura utopia. Infine il capitolo Kean: la tenuta del centravanti viola risulta cruciale, il senso del gol dell'ex Juve e le sue doti da trascinatore - a conti fatti - sono un patrimonio irrinunciabile e Piccoli, pur essendo utile nel gioco di sponda e spalle alla porta, non può al momento garantire lo stesso livello di rendimento.
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