La Juventus attraversa una fase in cui le idee iniziali di John Elkann sembrano essersi incrinate. Il modello immaginato, che prevede una serie di deleghe ai manager da parte della proprietà, non ha prodotto i risultati attesi. Il calcio, però, non è un’azienda qualsiasi: richiede sensibilità, gestione dei rapporti interni e rispetto del DNA del club. Elementi che oggi paiono smarriti, in un contesto segnato da tensioni e da una leadership poco definita.
Spalletti al centro del progetto
Luciano Spalletti si è ritagliato uno spazio sempre più centrale nel dibattito interno. Il tecnico ha avuto confronti diretti e approfonditi con Elkann, portando avanti una visione che va oltre il campo e tocca l’intera struttura sportiva. Chiede autonomia, chiarezza e uomini di fiducia, come il possibile ritorno di Matteo Tognozzi. La sua posizione è netta: nessun vincolo contrattuale sarà un ostacolo, se la società non crede pienamente nel progetto.
Il nodo Comolli e gli equilibri interni
Secondo Tuttosport, il ruolo di Damien Comolli appare sempre più in discussione. Arrivato con un’impostazione manageriale moderna, non è riuscito a creare sintonia né autorevolezza. Le sue scelte hanno inciso sugli equilibri interni senza rafforzarli. Elkann ora valuta se ridimensionarne i poteri o intervenire con una nuova rivoluzione dirigenziale. I segnali, tra riunioni rinviate e cambiamenti in arrivo, indicano che qualcosa si muove, e presto arriverà una decisione destinata a segnare il futuro bianconero.
