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Cristian Chivu ringrazia l'Inter e i giocatori per la vittoria dello Scudetto, con un pensiero alla Coppa Italia

Cristian Chivu
Cristian Chivu | STEFANO RELLANDINI/GettyImages

A mezzanotte, anche Cristian Chivu si è presentato ai microfoni di DAZN per parlare della vittoria dello Scudetto dell'Inter, il suo primo titolo da allenatore, e lo ha fatto alla sua prima esperienza sulla panchina nerazzurra.

"Ero già nella storia dell'Inter, qualcosa da giocatore l'ho vinta. Sono felice per questo gruppo, per questi tifosi che ci hanno sostenuto dall'inizio, che hanno dovuto subire la narrativa della scorsa stagione. Questi ragazzi sono stati bravi a rimboccarsi le maniche e rinascere per fare una stagione competitiva, sono contento per loro. Questa è una pagina importante della storia dell'Inter".

"Sono felice adesso, come lo ero da giocatore. Merito di questi ragazzi che sono stati meravigliosi".

"Per dovere e obbligo, per quello che rappresenta la società, avevamo l'obbligo di essere competitivi e vincere. Per fortuna ce l'abbiamo fatta, accettando qualche sconfitta ma abbiamo saputo reagire, mantenendo quello che è stato sempre il nostro obiettivo. E la squadra ce l'ha fatta, nel periodo gennaio-febbraio dove abbiamo fatto circa quindici vittorie, abbiamo capite che eravamo competitivi. Abbiamo superato momenti difficili come l'uscita contro il Bodo o la sconfitta contro il Milan, abbiamo sempre avuto dignità e di essere competitiva fino in fondo".

"Sto pensando alla finale di Coppa Italia. Logico che sono felice e contento, i giocatori è giusta che festeggino: oggi avevamo un'opportunità importante di vincere il titolo davanti ai nostri tifosi. Ad un certo punto sono andato nello spogliatoio per dei miei vizi. Ringrazio la società per il sostegno, nonostante le difficoltà e i momenti e questi giocatori se lo meritano per davvero".

"Il mio merito? Non parlo di me. Umanamente sono atipico, qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte, non ho più bisogno di parlare di me. Cerco di aiutare i ragazzi, con il bastone e la carota, mi sono fatto esperienza nella gestione del gruppo quando ero calciatore. Ho deciso di fare l'allenatore a modo mio, di essere empatico, umano, anche se non dovessi avere il consenso là fuori. Cerco sempre di dare il massimo, per i giocatori e per i tifosi. So che cosa vuol dire essere l'allenatore, posso essere in discussione tra qualche mese. Bisogna accettarlo con il sorriso e fare sempre il massimo. Ringrazio anche il mio staff".

"Volevamo essere sempre propositivo, in base all'avversario dovevamo fare diverse soluzioni con doppio play o con le rotazioni. Bisogna adattarsi al momento della partita, anche a seconda dell'avversario. I miei predecessori hanno fatto un grande lavoro perché i ragazzi hanno grandi conoscenze di questo calcio, per me è stato tutto più semplice. Poi sono i grandi giocatori che ti fanno vincere".

"Da Gasp, Allegri e Conte devo solo imparare".


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