Barella: "Nel 2026 sarò ancora all'Inter. Skriniar un fratello, ma non do consigli"

Nicolò Barella
Nicolò Barella / Jonathan Moscrop/GettyImages
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"Ho una regola: non si parla di quel che succede nello spogliatoio. Però, ci sono dei momenti in cui è bello, e serve pure, guardarsi in faccia e parlarsi. Magari dare la colpa prima a se stessi che agli altri". È uno dei passaggi dell'intervista concessa da Nicolò Barella a La Gazzetta dello Sport in edicola oggi. Il centrocampista dell'Inter racconta il famoso confronto che ha permesso ai nerazzurri di svoltare dopo un avvio di stagione in salita: "In quel momento avevamo perso il focus, credevamo che per quanto fatto e vinto prima tutto ci fosse dovuto. Che bastava entrare in campo per vincere. E invece non succede mai, soprattutto in questo campionato, il più difficile a cui abbia partecipato. Ma è un torneo lunghissimo e strano, con un Mondiale di mezzo, quindi noi ci crediamo. Il nostro obiettivo resta lo stesso: provare a vincere lo scudetto".

FC Internazionale v UC Sampdoria - Serie A
Nicolò Barella / Pier Marco Tacca/GettyImages

Barella, che spiegazione si è dato guardando la classifica?
"Che un campionato lo vince chi è più equilibrato e fa meno errori. Finora il Napoli non ne ha commessi, mentre noi ne abbiamo fatti tanti... Da un certo punto in poi, però, ci siamo riuniti per risolvere la questione tutti insieme e i risultati si vedono".

Mai aveva segnato così tanto in carriera: sta nascendo un Barella diverso?
"Sono maturato, ho cambiato un po’ nel mio gioco. Conte mi ha insegnato ad essere meno generoso e più decisivo. Prima il mio obiettivo era solo dare il 100% per la squadra, però in una big servono gol, assist, cattiveria davanti. Poi con Inzaghi è nato un gioco che dà più libertà di scambiare la posizione: mi porta più in zona gol, anche per questo sto finalizzando. Direi che ormai nel calcio non esiste più il modulo, ma solo la mobilità e l’interpretazione: in questo aspetto Inzaghi è bravissimo".

Siete risaliti in campionato con in mezzo lei, Mkhitaryan e Calhanoglu. Non c’è il rischio che ora Brozovic sia di troppo?
"Davanti alla difesa Brozo è il migliore del mondo. Ci sarebbe anche Casemiro, ma lo interpreta in maniera diversa. Nessuno è come Marcelo, il suo posto non è in discussione. Ma abbiamo un centrocampo completo, con tante soluzioni. Ad esempio Micki è il giocatore più intelligente con cui abbia mai giocato: sa fare bene ogni ruolo. Calha ha la visione totale di cosa significhi essere un centrocampista".

Infortuni a parte, ha ritrovato lo stesso Lukaku capo-popolo dell’era Conte?
"Intanto, il suo addio era stato un colpo molto duro, anche per come era arrivato durante il ritiro: con quel gruppo avevamo creato un feeling speciale. L’Inter di Conte era stata creata attorno a Lukaku, poi l’anno scorso abbiamo costruito un qualcosa di altrettanto bello in cui lui non c’era: ora tocca a Romelu inserirsi nel nostro nuovo modo di giocare. Sappiamo quanto forte sia, quanta voglia abbia, soprattutto quando viene criticato: per questo non sono preoccupato sul suo inserimento".

Onana l’ha definita “un mostro” ed era un complimento: che ne pensa del vostro nuovo portiere?
"È un portiere di caratura internazionale, diverso da Handanovic che per dieci anni è stato tra i migliori tre al mondo. André è molto moderno, bravo coi piedi, super reattivo e con grande personalità".

Cosa ha detto a Skriniar in questi giorni di riflessione?
"Non mi sono mai permesso e mai mi permetterò di dare consigli. Ognuno fa le sue scelte e poi, a fine carriera, si vedrà se sono state giuste o sbagliate. Spero rimanga, questo è ovvio, perché oltre ad essere incredibilmente forte, è un fratello".

Al prossimo Mondiale si vede in campo con l’Italia e… da giocatore dell’Inter?
"Prima dobbiamo andarci, ma sì. Mi vedo in campo nel 2026 ancora da interista".