I 15 capocannonieri più giovani nella storia della Serie A

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Segnare e dirsi addio. Per la terza volta consecutiva il calcio italiano saluta il proprio top scorer. 


Accadde nel 2012 a Zlatan Ibrahimovic e nel 2013 a Edinson Cavani, portati via dalla Serie A dalle offerte multimilionarie della stessa squadra, il Paris Saint Germain, e dalla volontà degli interessati di misurarsi in un calcio più competitivo (e remunerativo). 


Il cliché si ripete con Ciro Immobile, che dopo aver riportato il Torino sul trono dei cannonieri dopo 37 anni, è prossimo ad indossare la maglia del Borussia Dortmund


Se non altro l’exploit dell'ormai ex numero nove del Torino ha riportato un under 25 sul trono dei bomber dopo 17 anni. 


Ma non si tratta ovviamente di un record. Scorriamo l’elenco dei 15 capocannonieri più giovani di sempre. Molti appartengono a un altro calcio. Quello in cui i petroldollari non esistevano.


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15. Felice Borel

Nella storia c’è entrato per quel mitico farfallino che era solito indossare. 


E per essere stato il primo giocatore a passare dalla Juventus al Torino, dopo aver effettuato il percorso inverso nel settore giovanile. 


E poi ancora per aver portato in bianconero, da dirigente, un certo Giampiero Boniperti


Ma soprattutto per una media gol strabiliante. 


Nei primi tre anni di carriera, gli unici che ha potuto giocare al massimo prima di un grave infortunio al ginocchio, furono addirittura 75 i gol realizzati, determinanti per le ultime tre perle di quel “quinquennio” bianconero che le imprese dei Conte boys hanno riportato d’attualità. 


Il picco massimo lo raggiungerà nel 1934, con 32 gol, ma il titolo di capocannoniere sarebbe arrivato nella stagione precedente, quella del debutto a 19 anni


Lo score non ha bisogno di commenti: 29 gol in 28 partite.


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14. Giampiero Boniperti

Le venti candeline le avrebbe spente il 4 luglio 1948. Poco più di un mese dopo aver chiuso davanti a tutti la classifica dei marcatori del primo campionato vissuto da titolare con la maglia della sua Juventus


Anzi più che titolare, autentico inamovibile: 40 partite su 40, condite da 27 gol, dopo i cinque segnati in sei gare nella stagione del debutto, avvenuto a 19 anni e due mesi. 


Dati che mostrano lo straordinario istinto del gol della più fulgida bandiera della storia bianconea, che si sarebbe visto togliere gran parte di quei record solo da Alex Del Piero. Ma non quello del baby bomber.


E dopo gli scudetti della gioventù, le vere soddisfazioni se le sarebbe tolte sulla soglia dei 30 anni, riciclandosi come sontuoso numero 10 alle spalle del duo Charles-Sivori. 


Il numero dei gol diminuì. La qualità delle giocate no.


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13. Giuseppe Meazza

La fama eterna l’avrebbe raggiunta grazie ai due titoli Mondiali, ma ciò non sarebbe stato possibile se il mitico “Pepin” non avesse mostrato il suo eccezionale e precoce talento nella neonata Serie A. 


Oltre a una carriera piena di talento, quello di uno dei calciatori più completi di tutti i tempi, centravanti, suggeritore, goleador di astuzia, tecnica e potenza, doti che gli permisero di segnare 269 reti solo in campionato, Meazza può anche vantare il titolo di primo capocannoniere nella storia del campionato a girone unico. 1929-’30, la maglia è quella dell’Ambrosiana Inter, e i palloni finiti alle spalle dei portieri avversari furono 31 in 33 partite. 


Il tutto due mesi prima di compiere 20 anni. Non che prima non avesse mai segnato, ma quei 40 gol nella “Divisione Nazionale” non appartengono agli archivi ufficiali. 


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12. Paolo Rossi

Prima di diventare Pablito con la maglia della Nazionale, Paolo Rossi seppe attirare su di sé le attenzioni del calcio italiano e non solo come bomber prodigio.


Merito del titolo di capocannoniere in Serie Bnel 1977 con 21 gol, ripeteuto un anno dopo tra i grandi con 24 centri all’età di 21 anni e 9 mesi


Entrambe le imprese furono compiute con la maglia del Vicenza, che grazie ai gol di Rossi sfiorò uno storico scudetto concludendo al secondo posto dietro solo alla Juventus, proprietaria del cartellino dell’attaccante toscano. 


Da quel momento la carriera di Rossi fu un continuo saliscendi: convocato a furor di popolo per il Mondiale argentino, poi la discussa comproprietà tra Juve e Vicenza prima dello scandalo calcioscommesse, mai chiarito, da quale Rossi uscì grazie al trionfale Mondiale 1982



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11. Antonio Valentin Angelillo

È il capocannoniere per eccellenza. Il detentore del record di gol, addirittura 33, in un campionato a 18 squadre. 


L’exploit avvenne nel 1958-’59, a 22 anni, appena alla seconda stagione italiana, una ventina di mesi dopo l’acquisto-boom dell’Inter, che prelevò dal Boca Juniors uno dei centravanti più ambiti del mondo, fresco reduce dal trionfo in Copa America contro il Brasile come componente del mitico trio degli “Angeli dalla faccia sporca”, con Sivori e Maschio


L’eccezionale risultato fu favorito dalla perfetta coesistenza cui Angelillo seppe dare vita insieme ai compagni d’attacco Lorenzi e Skoglund.


Ma l’italo-argentino (in seguito protagonista senza successo anche con la Nazionale italiana) ebbe la sfortuna di arrivare all’Inter alla fine dell’epoca aurea di Herrera, pertanto quell’exploit non fruttò null’altro che la soddisfazione personale. 


Per conquistare l’unico scudetto italiano dovette aspettare otto anni, da comprimario con la maglia del Milan.


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10. Harald Nielsen

Dal punto di vista tecnico non è stato il danese più forte sbarcato in Italia. Miki Laudrup e soprattutto Karl Hansen sono stati superiori. 


Questo gigante classe ’41 ha invece “ballato” veramente solo nei cinque anni trascorsi a Bologna, tra il ’61 e il ’66, in cui ha quasi sempre prevalso sui difensori avversari per potenza e uno straordinario senso del gol. 


Il presidente Dall’Ara lo pescò in patria a 20 anni, e Harald si sdebitò entrando nel cuore della città grazie alle 22 reti segnate nel 1964, anno di uno storico scudetto, l’ultima delle quali valse la sicurezza nello spareggio vinto 2-0 contro l’Inter. 


Fu la seconda vittoria nella classifica marcatori, la prima in solitudine, dopo quella della stagione precedente, 19 gol a neppure 22 anni come il romanista Manfredini. 


Poi è con Inter, Napoli e Sampdoria, ma declina presto.


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9. Pierino Prati

Mister 100 gol. Tante sono state, né più né meno, le reti realizzate in Serie A dall’attaccante milanese. In poco più di 220 presenze. 


Per chi non l’avesse capito siamo di fronte a uno degli attaccanti più forti del calcio italiano di ogni tempo per tecnica, senso del gol e infallibilità davanti al portiere avversario, nonché all'unico italiano capace di realizzare una tripletta in finale di Coppa dei Campioni, nel 1969, contro l’Ajax, ovviamente con la maglia del Milan


Nulla da stupirsi allora se queste doti emersero con un’eccezionale precocità. 


Quella che nel 1968, a 22 anni, gli consentì di essere scelto per la trionfale avventura dell’Italia nell’Europeo casalingo.


Il tutto dopo aver conquistato il titolo di capocannoniere, alla prima stagione in A con il Milan che lo aveva prelevato dal Savona. 


Quindici gol, decisivi per il 9° scudetto della storia rossonera.



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8. Bruno Giordano

La carriera di Giordano è stata quella di uno dei centravanti più forti, ma anche precoci, della storia del calcio italiano. 


A segno a 19 anni all’esordio in A su assist dell’idolo Chinaglia, Giordano divenne titolare a suon di reti, laureandosi capocannoniere della Serie A nel 1978-’79, con 19 gol, a poco più di 23 anni e due mesi. 


Una soddisfazione che gli aprì le porte della Nazionale, ma che si rivelò di breve durata. 


Appena sei mesi dopo, infatti, il nome di Giordano finì nella polvere del calcioscommessse, con tanto di arresto sul campo, a Pescara, il 23 marzo ’80, insieme a tre compagni. 


Squalificato per tre anni, poi ridotti a uno per il condono post-Mondiale ’82, da quel giorno Giordano si avviò a un rapido declino, tornando bomber solo in Serie B per riportare in alto la sua Lazio nel 1983.


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7. Paolo Pulici

Il destino lo ha accomunato a Roberto Pruzzo: gli unici due italiani capaci di vincere per tre volte la classifica cannonieri, ma senza fortuna con la maglia della Nazionale. 


Rispetto al bomber della Roma, però, Pulici seppe salire sul trono dei marcatori in età meno matura, a 23 anni e pochi giorni. 


Correva la stagione 1972-’73, la quarta da titolare in A con la maglia del Torino, che lo prelevò a 17 anni dal Legnano constatando però di essersi assicurato un materiale da sgrezzare. 


Un duro lavoro sulla tecnica individuale produsse in meno di un lustro uno dei bomber scelti della storia del calcio italiano, capace di passare da cinque a 17 gol nell’arco di una sola stagione. 


Capace di esaltarsi in coppia con Ciccio Graziani, Pulici primeggiò anche nel '76 (16 gol) e nel '77, andando a segno addirittura in 21 occasioni.


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6. Luigi Riva

Nella classifica dei baby bomber non poteva certo mancare il nome dell’attaccante più forte e completo del calcio italiano. 


Il suo score parla di 164 reti in Serie A in dodici stagioni, alla media di 13 reti a stagione. 


Il tutto realizzato con la maglia del Cagliari, non sempre club di prima fascia. 


La media si abbassa però a mezzo gol a partita considerando i tanti infortuni che hanno costretto Rombo di Tuono a disputare solo 315 partite in massima serie. 


Tre le classifiche marcatori conquistate, tutte prima dei 26 anni. 


L’ultima nel 1970, anno dello storico scudetto dei sardi, mentre la prima arrivò già nel 1967, a 22 anni e mezzo, con 18 gol in 23 partite. 


Un titolo conquistato addirittura con un mese e mezzo di anticipo, a causa dell’infortunio in Nazionale che lo tolse di mezzo già a fine marzo. 


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5. Alessandro Mazzola

La carriera da predestinato era già scritta nei suoi geni, da erede di uno dei più forti giocatori italiani di ogni tempo. 


Ma dopo l'esordio nella storica Juve-Inter 9-1 del 10 giugno '61, e dopo un’altra stagione tra i ragazzi, al figlio del grande Valentino bastò un solo campionato di apprendistato per diventare titolare inamovibile nel ruolo originario di centravanti


Uno scudetto nel ’63, cui seguì lo storico spareggio contro il Bologna. 


Quindi, nel ’65, l’incredibile poker. Scudetto, Coppa Campioni, Intercontinentale, ma anche classifica marcatori. A 22 anni e mezzo Mazzola seppe segnare in Serie A con continuità straordinaria: 17 gol in 33 partite. 


Dopo altre due stagioni da bomber, fu costretto ad abbassare il raggio d’azione e a cambiare maglia. 


E con il 10 sulle spalle cambiò anche la vita in azzurro.


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4. Gino Pivatelli

È tra gli attaccanti italiani meno conosciuti almeno dal pubblico più giovane, a causa della sua lunga militanza nel Bologna, squadra della città natale di Pivatelli alla quale l’attaccante decise di rimanere fedele per gli otto anni migliori della carriera, per poi andare a raccogliere uno scudetto e una Coppa Campioni con la maglia del Milan


Eppure il bomber rossoblù, nato trequartista e solo in seguito trasformatosi in centravanti di rara classe e potenza, è in possesso di numeri invidiabili. 


119 reti in 250 partite di Serie A, ma a valere un posto nella leggenda sono i 29 gol in 30 partite della stagione 1955-’56


Una media eccezionale, che ne fa il primo e unico capocannoniere italiano di un decennio dominato dai marcatori stranieri. 


Quasi tutti grandissimi campioni, ma inchinatisi per una volta a un bomber dimenticato.


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3. Héctor Puricelli

Il ricordo dei suoi gol è conteso dai tifosi d’annata di Bologna e Milan


In Emilia “testina d’oro”, soprannome dovuto alle abilità nel gioco aereo, conquistò due scudetti come terminale offensivo più pratico che bello della squadra che faceva “tremare il mondo”, mentre in rossonero arrivarono tanti gol ma zero tituli, prima di rifarsi da allenatore conquistando il titolo del 1955


Oriundo, arrivò in Italia dall’Uruguay prima dei 22 anni e dopo essere stato sottovalutato in patria (avrebbe anche esordito con la Nazionale italiana), il suo impatto sulla Serie A nel 1940 fu devastante: subito 19 gol e titolo di capocannoniere, bissato due stagioni più tardi, quando salì a 22 reti. 


Solo il dramma della Guerra gli ha impedito di scalare le classifiche dei bomber più prolifici del calcio italiano.


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2. Filippo Inzaghi

Abituata a scoprire e valorizzare talenti del proprio vivaio, la prima stagione del dopo sentenza Bosman è rivoluzionaria anche per il calcio italiano, e la storia dell’Atalanta in particolare. 


Nel 1997, 25 anni dopo Beppe Savoldi, la Dea torna sul trono dei bomber grazie alle prodezze di un promettente centravanti piacentino di 24 anni, prelevato nell’estate precedente dal Parma per 2 miliardi. 


Agli ordini di Emiliano Mondonico, e ispirato da assist man d’eccezione come Mimmo Morfeo e Gigi Lentini, Inzaghi va a segno in 18 giornate su 33, con quattro doppiette più il tris alla Sampdoria. 


Gol anche alla penultima giornata nella partita che regalerà lo scudetto alla Juventus. Che lo acquista subito per 20 miliardi.


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1. Ciro Immobile

È storia d’oggi. 


Due anni dopo aver conquistato il trono dei bomber di Serie B con il Pescara, l’attaccante napoletano, classe '90, iscrive il proprio nome in modo indelebile anche tra i cannonieri della A, riportando un giocatore del Torino in vetta alla classifica dei marcatori dopo 37 anni. 


Il tutto un solo anno dopo il campionato da dimenticare con il Genoa, riempito da appena cinque reti in 33 partite. 


L’audacia del presidente del Torino Cairo nell’aprire un’inedita comproprietà cittadina con la Juventus è ripagata dalla miglior annata della storia granata negli ultimi vent’anni. 


Quella di Immobile è una favola completa che si compone di gol di destro e di sinistro, di potenza e di astuzia, completata da cinque doppiette e da una tripletta. 


E completata dall'ingaggio milionario del Borussia Dortmund, prima del Mondiale. Buona Champions.


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