I 6 giocatori che hanno vinto due scudetti consecutivi con maglie diverse

Vincere è difficile, farlo con squadre diverse una sfida ancora più affascinante. Riuscirci consecutivamente dopo aver cambiato maglia è un privilegio per pochissimi. 


Ecco gli appena sei calciatori capaci di esultare in due stagioni di seguito, dopo un trasferimento. Non mancano i nomi illustri, affiancati a una leggenda del calcio e ad altri onesti mestieranti capaci però di assicurare un contributo apprezzabile e continuo. 


Certo, a nessuno di questi è riuscito di essere protagonista indiscusso in entrambe le squadre, ma d’altronde in caso contrario non si sarebbe spiegato il trasferimento, occorso in ben tre casi su sei tra Juventus e Milan


E comunque la soddisfazione a fine stagione è stata ugualmente enorme…


6. Andrea Pirlo

È il caso più recente, e anche più clamoroso. 


Perché in quell’estate 2011 il 33enne Pirlo era coetaneo di Giovanni Ferrari, ma a differenza del grande centrocampista, il numero 21 non aveva affatto imboccato la parabola discendente


Come erroneamente ritenuto a Milanello, dove ci si rifiutò di concedere al giocatore un rinnovo triennale su cifre superiori ai quattro milioni. 


Così, conquistato il secondo scudetto della carriera da comprimario, tra un infortunio e incomprensioni tattiche con Allegri, che voleva schierarlo da mezzala, Andrea ha giocato l’all in sulla Juventus, l’ultima grande mancante della carriera dopo l’infelice parentesi all’Inter.


Azzardo riuscito: fu subito scudetto, questa volta da protagonista, poi il bis, ed il terzo che come da proverbio vien da sé. Con tanto di rinnovo in vista…


5. Roberto Baggio

La portata della sua bacheca è inversamente proporzionale al talento. 


I motivi sono molteplici, dalle molte incomprensioni con gli allenatori alla lunga catena di infortuni


Non a caso anche nelle uniche due annate concluse alzando un trofeo, l’ex Divin Codino giocò poco più del 60% delle partite: 45 su 68 in due campionati. 


Statistiche che però non tolgono al campionissimo di Caldogno la gioia per quei due triangolini


Il primo, nel 1995, chiuse la sua esperienza alla Juventus, che, complice anche i postumi di un infortunio che ne aveva condizionato il rendimento, lo scaricò senza troppi scrupoli al Milan, anche per proteggere il talento di Del Piero


In rossonero Baggio visse un biennio contraddittorio: titolare nell’aggressivo 4-4-2 di Capello, ma sostituito ben 17 volte su 28 partite nell’anno del tricolore, cui Roby contribuì con sole sette reti.


4. Alessandro Orlando

Disputare 100 partite in Serie A e una decina nelle Eurocoppe, eppure vantare una bacheca ricchissima. 


Essere al posto giusto al momento giusto è stato il segreto di Orlando, terzino sinistro fluidificante dotato di buon piede ed ottimo fisico.


Alessandro entrò nel ristretto numero dei calciatori scudettati con maglie diverse tra il 1995, quando riuscì a giocare una quindicina di partite tra Serie A e Champions nel Milan del doplete, e il 1996, quando, arrivato alla Juventus nel novembre precedente, comparve da utile rincalzo nella rosa dei bianconeri che tornarono padroni dopo nove anni. 


Finito? No, perché nel 1990 Orlando era nel gruppo del Parma promosso per la prima volta in A, nel 1991 indossò anche la maglia della Sampdoria con sul petto lo scudetto e nel 1996 chiuse ad alti livelli con la Coppa Italia alla Fiorentina. Più che un terzino, un talismano.


3. Eraldo Mancin

Origini nella pianura veneta, Porto Tolle, prima e ultima parte di carriera nelle terre natali, ma in mezzo una storica e fruttuosa parentesi lontano da casa. 


Quello di Mancin è un altro nome poco conosciuto nella storia del calcio italiano. 


Eppure di motivi per passare alla storia Eraldo ne ha avuti ben due: il doppio scudetto ravvicinato tra la Fiorentina, da titolare nel 1969, e il Cagliari, che lo strappa ai viola in cambio di Longoni per completare l’organico che si aggiudicherà il titolo del 1970, ma soprattutto una tripletta realizzata sempre a Cagliari contro il Verona il 23 maggio '71. 


Un’impresa rara per un difensore, che suggellò i sei anni di permanenza sull’isola di Mancin, che chiuse poi la carriera ad alto livello a Pescara ottenendo due promozioni in Serie A.


2. Riccardo Toros

Poteva mancare un portiere nella galleria dei plurititolati? 


Toros non è certo stato un fenomeno, ma conserva un piccolo posto nella storia del calcio grazie a quell’affidabilità che gli ha permesso di essere scelto da Milan prima e Fiorentina poi come riserva di totem come Lorenzo Buffon e Giuliano Sarti. 


Stagioni 1954-’55 e ’55-56, 11 presenze complessive, sufficienti per farsi apprezzare da compagni e tifosi. 


Ma se l’esperienza in rossonero fu fugace, a Firenze Toros, friulano di Gorizia, sarebbe rimasto nelle due stagioni successive, vivendo dalla panchina la finale di Coppa Campioni contro il Real Madrid


Il suo segno particolare fu quello di giocare solo in squadre storiche: oltre alle citate, Pro Patria, Fanfulla, Spal e Triestina. Un altro calcio.


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1. Giovanni Ferrari

Sono stati gli ultimi acuti di una carriera leggendaria. 


Quella della prima mezzala italiana di livello internazionale, punto di forza della Nazionale bi-Campione Mondiale e Campione Olimpica, pedina insostituibile della Juventus del Quinquennio, capace addirittura di solleticare l’interesse dell’Arsenal


Era il 1938, Giovanni aveva 31 anni, ma disse no. Un presagio del fatto che il meglio della carriera era già stato speso. 


Eppure le ultime due annate da calciatore di Ferrari servirono per toccare un altro record


Dopo quello degli otto titoli complessivi, ecco i due con maglie diverse: da comprimario quello del ’40 con l’Ambrosiana-Inter, da co-protagoista quello del ’41 a Bologna, con 16 presenze su 38 partite (all’epoca non c’erano le sostituzioni). 


Fu l’ultimo acuto del Bologna più forte di tutti i tempi.


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