Le 24 rivalità storiche del calcio mondiale

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La parola derby nel mondo del calcio è stata importata dall’ippica, dove si intende il confronto tra giovani puledri. 


Nel gergo pallonaro ha assunto il significato di sfida tra squadre della stessa città, salvo poi subire un’estensione riferita anche alle gare regionali. E non solo: si pensi al romanzato Derby d’Italia. 


Sofismi di contorno al tema centrale, quello che colloca nei confronti tra squadre limitrofe l’essenza della rivalità sportiva. 


Non è certo un concetto nuovo, fin dai tempi di Atene e Sparta, senza risalire alle contrade del calcio fiorentino


Il calcio moderno ed il peso specifico sempre maggiore assunto dalle tifoserie, hanno purtroppo esasperato i concetti, spingendo le tensioni su binari politici. 


Di seguito una mappa delle 24 rivalità più accese tra le tante che hanno fatto la storia del calcio ad ogni latitudine. Dove il calcio rappresenta qualcosa di più di una contrapposizione sportiva.


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24. West Ham-Millwall

Quello che è purtroppo un vero odio tra le parti è stato acuito proprio da motivi extra-calcistici. Entrambe originarie della parte est di Londra, le due squadre incarnano il settore navale della città.


Il West Ham è storicamente la squadra dei costruttori di navi, mentre il Millwall è vista ancor oggi come la formazione dei tanti immigrati scozzesi, molti dei quali cercarono fortuna alla fine del XIX secolo proprio come operai nei cantieri. 


L’origine dei contrasti è datata maggio 1926, quando tutti gli operai della zona est della città indissero uno sciopero: tutti eccetto quelli del Millwall Docks che continuarono a lavorare. 


Da quel giorno il calcio è diventato un pretesto per scontri ideologici, e fisici, sfociati nella tragedia che nel 2009 portò alla morte di un tifoso degli Hammers durante una partita di Coppa di Lega.


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23. Stella Rossa-Partizan Belgrado

Entrambe le sponde sono nate da una stessa costola.


Quella del socialismo degli anni ’50, che diede vita a due delle polisportive più gloriose dell’attuale panorama mondiale, se ai risultati calcistici, dove prevale la Stella Rossa, unico club serbo e dell’ex Jugoslavia in generale ad aver alzato una Coppa dei Campioni, si aggiungono quelli della pallacanestro secondo sport nazionale.


Qui a farla da padrone è invece il Partizan, i cui colori sociali, bianco e nero con predominanza di quest’ultimo, hanno spinto i tifosi biancorossi, ribattezzati Delije (‘eroi’), a chiamare i rivali in maniera dispregiativa Grobari, appunto “becchini”. 


Ogni anno le due partite giocate al mitico Marakana e al “Partizan” sono occasioni per rinnovare una rivalità mai sopita ed anzi acuita dagli anni della guerra, che ha macchiato per sempre di sangue quella che era chiamata “la città bianca”.


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22. Inter-Juventus

È la rivalità più intermittente del calcio italiano. O meglio, lo è stata fino al 2006, anno del ben noto scandalo il cui eco internazionale è sufficiente per escludere per sempre la possibilità di un chiarimento. 


In principio fu il Derby d’Italia, definizione coniata da Gianni Brera per definire la sfida tra le squadre più scudettate ma la rivalità esplose in tutto il suo vigore nel 1961, anno della famosa sfida-scudetto a Torino sospesa per invasione di campo dei tifosi bianconeri e non assegnata a tavolino all’Inter, bensì ripetuta, a titolo già assegnato.


La società nerazzurra mandò in protesta la squadra Primavera di un esordiente Sandro Mazzola, sconfitta 9-1. 


Seguirono anni di relativa pax, per il semplice fatto che per un trentennio le squadre non furono più in competizione diretta. 


La fine degli anni ’90 ha riportato alla luce una tensione sopita, espressa in un crescendo che, tra scambi di mercato e accuse reciproche, ha portato a sviluppare due versioni contrapposte dei fatti che portarono alla storica retrocessione dei bianconeri ed alla successiva lunga fase di vittorie del club nerazzurro.


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21. Juventus-Fiorentina

È un po' come Liverpool-Manchester. Nessuno sa di preciso perché esiste la rivalità. C'è e basta.


Per i più colti dietro c’è quel mai dimenticato “scippo” della capitale nel 1865. 


Per tutti gli altri, l’atavica contrapposizione tra viola e bianconeri ha solo motivazioni calcistiche. 


Dallo scudetto conteso nel 1982, quello che i viola accarezzarono per poi vederselo sfuggire in una contestatissima ultima giornata, al clamoroso trasferimento da una sponda all’altra di Roberto Baggio


Storia o pallone, la realtà è che si è di fronte ad una delle contrapposizioni calcistiche più accese di sempre, apparentemente senza speranze di risoluzione che fa della Juve la vera rivale “cittadina” dei viola e dei toscani l’avversario autentico per i bianconeri, alla pari del Torino


Non a caso Fiore e Toro sono strette da uno storico gemellaggio. 


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20. Real Madrid-Barcellona

El Clasico è qualcosa di molto più sentito che una sfida tra squadre della stessa città. 


Quella tra Real e Barcellona è la rivalità più accesa di tutto il calcio europeo: perché di fronte ci sono non solo le due squadre più forti e titolate di Spagna, chiamate a giocarsi campionati e Coppa nazionale quasi ogni stagione, ma anche due delle grandi per definizione del calcio mondiale


Una situazione che non ha eguali nel resto del pianeta calcistico. A tutto questo si aggiungano le rivalità 

storiche.


Come quella legata al trasferimento di Alfredo Di Stefano, concupito e quasi acquistato dal Barça prima dello “scippo” madrileno, o quelle che separano le due regioni più grandi di Spagna: da una parte la Castiglia, sede della capitale, dall’altra l’indipendendista Catalogna.


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19. Juventus-Torino

Se il derby di Milano è quella dell’aristocrazia, quello di Roma quello della passione, e quello di Genova quello dei colori, forse in nessuna città come a Torino si respira l’aria della lotta di classe


Alta società contro tifo popolare: questa l’etichetta che accompagna da sempre la stracittadina della Mole. 


Un po’ sommaria e superficiale e vera soprattutto entro le mura cittadine, ovvero dove è contenuta la maggior parte del tifo granata.


Un motivo in più per il popolo del Toro per accusare quel complesso di inferiorità, alimentato dall'assenza di una "famiglia mecenate", dalle tante sfide dirette accompagnate da furiose polemiche arbitrali e dal fatto di essere stati competitivi con i grandi rivali solo durante l’era pre-Superga e negli irripetibili anni ’70


Eppure nessun tifoso del Toro scambierebbe la bacheca con la "scelta di vita" di essere granata. Troppo poco rappresentata in campo dalle sfide dell’ultimo ventennio.


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18. River Plate-Boca Juniors

Da una parte i boquensi, chiamati anche Xeneizes perché la fondazione del club fu ad opera di immigrati genovesi. Dall’altra i Millonarios che devono il soprannome alle tradizionali campagne acquisti sfarzosi. 


La differenza è tutta qui: da una parte i poveri, dall’altra i ricchi, anche se la differenza nell’albo d’oro non è così sostanziosa. 


E pensare che le origini sono in comune, essendo entrambe le squadre nate dal medesimo barrio, quello de La Boca


Ma andate a dire ai tifosi del River che son nati da una costola dei rivali, proprio loro che vengono chiamati per scherno Gallinas dopo una clamorosa rimonta subita in Copa Libertadores dal Peñarol. 


Così ancora oggi non è raro vedere pennuti che volano negli stadi, tanto alla Bombonera, casa Boca, o che al Monumental, tempio River.


Ogni derby è comunque uno spettacolo di colori e passione. Purtroppo qualche volta anche di delinquenza. Quando a volare non sono solo le penne.


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17. Barcellona-Espanyol

Nel gioco dei contrari calcistici, il polo opposto del Barcellona si chiama Real Madrid. Ma esiste ovviamente anche una rivalità cittadina. 


L’Espanyol vanta il poco invidiabile record di essere l’unica squadra al mondo di una metropoli a non aver mai vinto un titolo nazionale


Fondato nel 1900, un anno dopo gli illustri cugini, il club biancoazzurro visse i primi anni di vita all’insegna di un acceso orgoglio catalano, lasciando al Barça l’anima internazionale. 


Con il trascorrere degli anni le parti si sono invertite e il resto lo fa l’abissale differenza in termini di palmares, che oggi rende il derby catalano come la partita dell’anno per i tifosi dell’Espanyol e solo una gara come le altre per i nobili cugini. 


Che tuttavia soffrono come pochi nei rari passi falsi cittadini, come nel famoso 2-2 del 2007 firmato dalla bandiera espanyolista Tamudo, che costò il titolo al Barça, consegnandolo al Real di Fabio Capello.


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16. Genoa-Sampdoria

Sul campo è sempre stato il derby più povero tra tutti quelli italiani. Ma nella sostanza la stracittadina della Lanterna è la più affascinante, almeno agli occhi degli osservatori internazionali, che nel calore del Ferraris, il più anglossassone degli stadi italiani, rivedono le caratteristiche del calcio inglese


Primo derby nella storia del calcio italiano a giocarsi in Serie A, B e Coppa Italia, quella di Genova è al contempo la stracittadina più vecchia, essendo nata addirittura nel 1898, ma pure la più giovane, visto che le sfide attuali tra Genoa e Samp datano solo al 1946, anno di fondazione del club blucerchiato. 


Purtroppo negli anni recenti non sono mancati gli incidenti, capaci di offuscare una rivalità capace spesso di offrire rari esempi di genuinità, come accadde nel 1990, quando la foto della punizione del brasiliano Branco che il 25 novembre stese la Samp Campione d’Italia finì in pittoresche cartoline natalizie.


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15. Real Madrid-Atletico Madrid

Tra le due parti c’è una spiccata antipatia, pur condividendo la fede politica di estrema destra


Un’antipatia che, non trovando sfogo sul campo, si esprime attraverso una serie di epiteti incrociati.


I tifosi dell’Atletico, club fondato sette anni dopo il Real, chiamano “vikingos” i tifosi avversari, visti come “conquistatori” della parte popolare della città, in prossimità del Manzanarre, dove si concentra la maggior parte dei tifosi biancorossi, anzi colchneros, così soprannominati, oltre che indios, dai colori tradizionali dei materassi


Sul campo spesso non c’è stata storia: vincendo la finale di Copa del Rey 2013 l’Atletico ha spezzato una serie di 22 derby persi. 


Per questo l’attuale classifica della Liga che vede le due squadre a stretto contatto è un sogno ad occhi aperti per gli indios. Ed un fastidioso impaccio per i vikingos.


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14. Argentina-Brasile

Non si legge come si scrive. Dietro alla contrapposizione tra Brasile e Argentina non c’è solo la naturale rivalità tra le due potenze calcistiche del continente, nonché patrie dei due migliori giocatori della storia


C’è qualcosa che travalica la dimensione sportiva per abbracciare quella storica, espressione del dualismo che divise Spagna e Portogallo durante l’epoca coloniale nel XVII secolo. 


Sul piano calcistico la sfida è più incerta. La Seleçao si fa forte dei cinque titoli mondiali contro due.

Eppure, nonostante quasi sempre la formazione verdeoro sia stata tecnicamente superiore, non sono mancate le sconfitte brucianti.


Su tutte quella del Mondiale ’90: un 1-0 firmato Caniggia e due pali brasiliani ma passato alla storia per la misteriosa accusa degli sconfitti di aver ricevuto bevande al sonnifero durante una pausa del match. 


Dubbio eterno, come la rivalità a 360° tra le patrie del Pibe de Oro e di O’Rey.


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13. Panathinaikos-Olympiacos

All’origine di tutto c'è una contrapposizione ideologica e culturale che si innestò con la madre di tutti gli sport: quell’Olimpiade che vide la luce proprio in Grecia. 


Da una parte il Panathinaikos, primo club cittadino, fondato nel 1908 da uno studente del quartiere colto della città: due circostanze che permettono ai sostenitori dei verdi di considerarsi i depositari della parte nobile della capitale. 


Dall’altra l’Olympiakos, fondato nel 1925 nel Pireo, il porto della città: abbastanza per parlare di squadra “popolare”, ispirata ai valori degli sport olimpici (nello stemma un atleta con una corona di alloro). 


Il primo derby risale al 1930, quando dopo l’andata in casa dei verdi, il ritorno si dovette giocare in campo neutro a Salonicco, per prevenire incidenti. 


Un’anticipazione di quanto si sarebbe vissuto nei decenni successivi, in cui le due squadre si sono spartite quasi da sole i titoli nazionali.


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12. Manchester United-Liverpool

La vicinanza geografica ed il fatto di essere le due squadre più blasonate d'oltre Manica sono le motivazioni più immediate per la contrapposizione eccellente, per certi versi unica, del calcio inglese.

In realtà i due club rappresentano solo una faccia di un dualismo che oppone i due centri più industriali del paese, nonché i due porti più famosi.


Proprio la crescita d'importanza di quello di Manchester ai danni del "rivale", negli anni '70 della crisi economica, fu il primo tassello extra-sportivo della rivalità.


Per non parlare dei look diversi, emblema di un senso di appartenenza capace di valicare addirittura i confini cittadini, al punto che quando si tratta di osteggiare Liverpool, i tifosi dello United trovano sponda in quelli del City e, viceversa, i Reds si alleano con quelli dell'Everton. Più unica di così...

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11. Gremio-Internacional Porto Alegre

Favorite dal fatto di incontrarsi annualmente tanto nel torneo statale che, quasi sempre, nel Brasileirao, Gremio e International danno vita alla rivalità per eccellenza del calcio brasiliano, almeno a livello regionale, espressione di tutta la passione per il futbol che anima il sud del paese e in particolare il Rio Grande do Sul


Basti pensare che la sfida viene citata attraverso un acronimo, Grenal, coniato da un giornalista brasiliano negli anni '20. 


Pur non essendo giocato dalle squadre più blasonate (appena cinque i titoli nazionali vinti complessivamente), il derby di Porto Alegre sa riassumere colori e storia del calcio brasiliano e dei tifosi gauchos, forte di una contrapposizione che esula dal calcio, riflettendo le diverse formazioni.


Il Gremio fu fondato da immigrati tedeschi, mentre l'Internacional deve origini e nome ad un melting pot di immigrati provenienti dal Sud dell'Europa, italiani compresi. 


Ma in ogni partita, giocata al Beira-Rio o all' Arena, la passione è tutta brasiliana.

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10. Lazio-Roma

Come e ancora di più rispetto al derby della Madonnina, quello tra Lazio e Roma ha nascosto per anni un’opposizione sociologica


Da una parte quella che è cronologicamente la prima società della Capitale: fondata nel 1900 e ispirata ai colori della Grecia, patria dell’Olimpiade moderna, la Lazio è stata tradizionalmente avvicinata alla parte medio-borghese della città, ancor di più dopo la fondazione dell’altra metà del Cupolone, il cui cuore pulsante fu subito identificato con la parte popolare della città. 


Un’opposizione che ha spesso trasformato la sfida in un duello per la supremazia cittadina, stante la rara capacità di competere per i primi posti, per una tendenza invertitasi solo nell’ultimo ventennio. 


Ancor oggi, tuttavia, il derby della Capitale detiene due tristi primati: quello della tragica morte di un tifoso sugli spalti, il laziale Paparelli colpito da un petardo il 28 ottobre 1979 e quello della sospensione per volontà dei tifosi, nel 2004.


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9. Argentina-Uruguay

Fino agli anni ’60 era questo (e non quello tra Argentina e Brasile) il duello per eccellenza del Sud America. 


Geograficamente confinanti, le due nazioni sono agli antipodi dal punto di vista morfologico e demografico.


Sarà forse proprio per le dimensioni, 1/15 di quelle dell’Argentina, che in Uruguay sono orgogliosi delle proprie origini: orgogliosi di aver vinto due Mondiali come i rivali, pur senza mai aver potuto contare su un Maradona


Orgogliosi di aver reso grande il calcio in Sud America e orgogliosi che pure due dei migliori giocatori del mondo, Suarez e Cavani, siano uruguaiani a tutti gli effetti, nati in una cittadina a 10 km dal confine e per di più a poche settimane l’uno dall’altro. 


I due sono pronti a tornare a sfidare i grandi rivali, per una partita che ha appena due precedenti al Mondiale. 


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8. Independiente-Racing Avellaneda

Gli incidenti durante i derby sono all’ordine del giorno, così come le sospensioni (l’ultima nel 2006). Nel 2000 un tifoso dell’Independiente rimase ucciso negli scontri. 


Entrambe rappresentano numi tutelari della storia del calcio argentino: i rossi hanno vissuto un’epoca d’oro negli anni ’70, mentre il Racing è stata la prima squadra della nazione a vincere la Libertadores e l’Intercontinentale. 


Era il 1960 quando i tifosi dell’Inde la presero male: la leggenda vuole che sette gatti neri fossero seppelliti sotto una delle porte dello stadio del Racing, il famoso “El Cilindro”. 


Fatto sta che da quel giorno per la prima squadra di Avellaneda ha avuto un destino da perdente, non vincendo più nessun titolo. 


Kafkiano quanto successe nel 2001: il Racing stava volando verso un titolo che manca dal ’66 ma la crisi economica che travolse la nazione costrinse all’interruzione ed alla successiva cancellazione del campionato.


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7. Argentina-Inghilterra

Da una parte gli inventori del calcio, dall’altra alcuni tra gli allievi più veloci nell’apprendimento. In mezzo, un’annosa rivalità bellica e pure un discreto contributo alla storia del calcio. 


Negli ultimi anni i confronti diretti sono stati ben pochi ma per fare la storia sono bastate tre sfide, oltre a un arcipelago, le famose Falkland, Malvine per gli argentini, per il cui controllo le due potenze si affrontarono in una guerra nel 1982, che di fatto pose fine alla dittatura argentina. 


Sedici anni prima, al Mondiale inglese, erano stati ancora i sudamericani a chinare il capo, in un 1-0 caratterizzato dalla discussa espulsione del capitano Rattin, sufficiente dalle parti di Buenos Aires per bollare la partita come El Robo del siglo (Il furto del secolo). 


Le rivincite? Dal gol di mano con cui Maradona beffò Shilton a Messico ’86, al calcetto di Beckham a Simeone a Francia ’98, ogni volta che un sorteggio le mette di fronte una cosa è certi: se ne parlerà per sempre.


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6. Celtic Glasgow-Rangers Glasgow

Il soprannome? Old Firm, tradotto letteralmente “vecchio affare”. A scegliere tale nomignolo sono stati i tifosi di tutte le altre squadre scozzesi, derelitte per tradizione, blasone e mezzi economici. 


In realtà quella tra Celtic e Rangers è una rivalità che va oltre il calcio, coinvolgendo mille altre sfaccettature. 


A partire dall’indipendenza nazionale, osteggiata dai sostenitori dei Bhoys biancoverdi, la cui squadra fu fondata da un gruppo di immigrati irlandesi (da qui i colori). 


Non a caso ancor oggi il Celtic è la squadra del popolo, degli operai confinati a vivere nei quartieri malfamati e della larga fetta irlandese dalla capitale. I Rangers sono visti come la formazione più giovane e “nobile”. 


Fino al delicato tema della religione: cattolici contro protestanti. Ma in questo caso a perdere sono tutti, con incidenti e feriti presenze fisse tra le cronache del giorno dopo. 


Ora i Rangers sono nelle serie minori, sommersi dai propri debiti. Ma forse l’altra metà del cielo ne sente la mancanza.


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5. Inter-Milan

È l’unico derby a vivere per due volte nello stesso impianto, oltre che il più blasonato del mondo, con i suoi trentasei titoli nazionali e ben dieci Coppe dei Campioni. Inter-Milan è un coacervo di aneddoti, capaci di riassumere un pezzetto di storia d’Italia. 


Quella che negli anni ’60 identificava i tifosi rossoneri con la parte operaia della città, i “casciavit”, e quelli nerazzurri con i “bauscia”, “sbruffoni”, espressione della parte nobile.


Il boom economico avrebbe poi abbattuto tale contrapposizione, coadiuvato dalla svolta “nobile” del Milan dopo l’era Berlusconi. 


Sul campo è l’unica stracittadina italiana che ha visto quasi sempre le due squadre lottare per i primi posti, anche se di rado si sono vissuti derby scudetto


L’ultimo è del ’92, lontano come i tempi dell’alleanza tra tifoserie, stretta nel 1983


Da allora Inter-Milan fa rima solo con rivalità, senza incidenti. Ma non andatelo a dire a Dida


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4. Arsenal-Tottenham

Il clamoroso (e fallimentare) trasferimento di Sol Campbell da una sponda all’altra del Tamigi è stato solo l’ultimo capitolo della contrapposizione che separa le due rappresentanti del North London. Due gli storici “casus belli”. 


Il primo risale al 19 novembre 1887, anno del primo confronto ufficiale tra le due squadre, quando i Gunners si presentarono al match con un’ora di ritardo, salvo poi chiedere e ottenere la sospensione dell’incontro, sul 2-1 per il Tottenham, per scarsa visibilità


Una mancanza di fair play mai perdonata dalle parti di White Hart Lane e che si somma a quanto successo nel 1919 quando, per allargare la massima divisione inglese, la Lega decise di ripescare l’Arsenal, solo quinto in Second Division, ai danni del Tottenham, appena retrocesso. 


Una decisione che andò contro la prassi, vista come una “lesa maestà” dai tifosi degli Spurs, club nato quattro anni prima rispetto ai cugini.


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3. Borussia Dortmund-Schalke 04

Centri più importanti della Westfalia, la regione più operosa della nazione, Dortmund e Gelsenkirchen sono separate dalle fedi politiche, i cui riverberi hanno trovato dimostrazione anche nel calcio. 


Da una parte la tifoseria biancoblu, tra le poche dell’ex Germania occidentale a non nascondere mai le proprie simpatie di sinistra, nel rispetto della propria tradizione operaia, dall’altra il muro giallonero di Dortmund, dove ancora oggi non è raro vedere simboli neo-nazisti, pur ultimamente messi in minoranza dalla maggior parte del tifo. 


D’altronde, negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale, l’allora presidente del Borussia fu destituito dopo il rifiuto di aderire al partito nazista. 


Sul campo la rivalità è più virtuale, visto che lo Schalke 04, sulla cresta dell’onda negli anni ’30, ha dovuto cedere il passo ai cugini, trasformandosi oggi in una provinciale di lusso ma economicamente inferiore. 


E condannata a vivere i derby come unica occasione di riscatto.


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2. Amburgo-Saint Pauli

Amburgo come Verona. Come la città scaligera, anche il famoso porto del nord della Germania dà lustro ad una squadra espressione di un quartiere


Ma se il Chievo è un club a conduzione familiare, il quartiere di Sainkt Pauli, quello del porto, la parte multietnica, popolare e “povera” della città, è espressione dell’unica squadra del mondo che si sostiene sull’azionariato popolare. 


Abbastanza per spingere i tifosi dell’Amburgo a guardare i cugini con la superiorità di chi può vantare in bacheca una Coppa dei Campioni e addirittura due sole sconfitte nei derby, seppur l’ultima abbastanza recente (2011). 


La rivalità calcistica esiste quindi soprattutto da parte dei cugini poveri, acuita anche da motivi extra-calcistici: molti tifosi dell’Amburgo, infatti, popolano il quartiere, esclusi quelli appartenenti a fazioni di estrema destra


A Sainkt Pauli, infatti, il neo-nazismo è messo al bando da una tifoseria che ha sempre fatto della solidarietà e della democrazia la propria bandiera. 


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1. Liverpool-Everton

Il nome della sfida diretta è preso in prestito dal fiume Mersey, spartiacque ideale di due modi diversi di intravedere il calcio. 


Perché se le stracittadine di Londra vengono quasi sempre disputate tra formazioni del medesimo rango, quello di Liverpool è un derby che ricorda da vicino quelli tra Real e Atletico Madrid, o tra Juventus e Torino. 


Ricchezza contro povertà, borghesia contro proletari. Nonostante questo la sfida è conosciuta in Inghilterra come Friendly Derby: una forzatura ma che esprime il rispettoso senso di appartenenza.


Ciascuna delle due parti è ovviamente orgogliosa delle proprie origini e del proprio palmares, compresi i toffees che non cambierebbero nessuno dei propri campionati di massima divisione (unica squadra sempre presente) con le cinque Coppe Campioni dei Reds.

Friendly derby sì, quindi, ma con le debite distanze.


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