Il Coronavirus blocca il mondo e lo tiene in ansia, le manifestazioni sportive e i campionati di calcio ​sono sospesi. Ma c'è chi, nonostante tutto, ha fatto finta di non capire lo stato d'emergenza continuando a guardare solo il proprio orticello. 


È questo il caso di Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis, presidenti rispettivamente di Lazio e Napoli, che negli scorsi giorni hanno provato a calcare la mano per la ripresa degli allenamenti all'inizio di questa settimana, in barba ai decreti governativi e (soprattutto) alla sicurezza dei propri tesserati. 


La crepa vedeva da una parte i due numeri uno, dall'altra medici sportivi, Asso calciatori e altri club, su tutti Inter e Juventus, che spingevano per non tornare in campo e riprendere i lavori nei centri sportivi tutti nello stesso giorno. Alla fine sia la Lazio (in data 22 marzo) che il Napoli (il 23) sono tornate sui propri passi e hanno comunicato con una nota ufficiale il rinvio della ripresa dei lavori a data da destinarsi.


Scelta obbligatoria e doverosa, anche per una questione di forma fisica e di competitività. Oltre che di salute. Principio che in questo periodo deve essere garantito a tutti, anche ai calciatori. Con una polemica che poteva essere evitata sin dall'inizio. 


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