Chent'annos. Cento anni di ​Cagliari e cento racconti sul club rossoblù. I calciatori, allenatori, dirigenti e presidenti ma anche eventi e curiosità che hanno fatto la storia della società isolana. Un viaggio nel cuore della squadra che rappresenta un'intera regione per cento giorni, fino al 30 maggio 2020, giorno del Centenario rossoblù.


Solare e aggressivo: il doppio volto di José Herrera fuori e dentro il campo

Centrocampista di professione, jolly a tutto campo per esigenza nella sua prima stagione a Cagliari. José Herrera arriva in Sardegna subito dopo il Mondiale di Italia '90. Con lui anche i connazionali Fonseca e Francescoli. Il primo verrà amato alla follia dei tifosi rossoblù e poi odiato dopo il suo turbolento addio, il secondo invece rimarrà sempre tra gli idoli delle generazioni post Gigi Riva. Poi c'è lui, il centrocampista dai piedi buoni e dal carattere da uruguagio. Oggi verrebbe definita Garra Charrua.


Mezz'ala, mediano, terzino sinistro (nonostante fosse un destro naturale) e anche centrale difensivo (a quei tempi chiamato stopper, ossia il difensore con compito di marcatura sull'attaccante avversario). E lui come una trottola si faceva trovare sempre a disposizione. E lì dove aveva delle lacune tattiche, sopperiva con la sua grinta e aggressività. Ma attenzione a non fare l'errore di considerarlo un mediano vecchio stile (o rubapalloni, come piace definirli oggi). No, Herrera aveva un piedino niente male e gran parte dei suoi gol sono arrivati da calcio di punizione.


La duttilità tattica e la stima di Cellino

Herrera non ci ha messo molto ad entrare nel cuore dei tifosi sardi che da subito hanno apprezzato la sua voglia di sacrificarsi, di lottare per la maglia e non arrendersi mai. Non è stato difficile neanche ambientarsi all'interno dello spogliatoio rossoblù. Il centrocampista uruguaiano sapeva farsi voler bene, stemperando spesso la tensione con il suo modo di fare solare e sempre positivo. Claudio Ranieri lo utilizza un po' ovunque fino a trovargli sistemazione in mezzo al campo vicino a Matteoli, Mazzone è quasi obbligato a farlo scendere in campo. Il motivo? Massimo Cellino. L'imprenditore sardo individuò nel calciatore dell'Uruguay il suo pupillo fin dal suo arrivo in società nel '92. A quel punto Carletto, pronto a tagliare il calciatore in sede di mercato, si ritrovò costretto a cambiare idea tanto che Herrera diventò uno dei perni del centrocampo del Cagliari che conquistò la qualificazione in Coppa UEFA.


Dopo cinque anni con la maglia rossoblù, con tanto di cavalcata in Coppa UEFA e finale sfiorata, José Herrera decide di cambiare aria (prima Atalanta e poi il ritorno per questioni personali in Uruguay) ma non ha mai dimenticato la sua esperienza a Cagliari, tanto da tornare di tanto in tanto nell'isola ed essere presente nelle occasioni importanti (Conti day e gara d'addio del Sant'Elia, ndr). Con la formazione cagliaritana ha collezionato 164 presenze e realizzato 15 gol, gran parte di questi su calcio di punizione diretta e di seconda.


Breve biografia di José Herrera

José Oscar Herrera (Tala, 17 giugno 1965) arriva a Cagliari nell'estate del 1990 subito dopo il Mondiale italiano. Sbarca in Sardegna insieme ai connazionali Fonseca e Francescoli. È il meno conosciuto dei tre ma i tifosi isolani presto si innamoreranno della persona e del calciatore. Rimane nel capoluogo sardo per cinque stagioni, collezionando 164 presenze e 15 gol. È stato tra i simboli della qualificazione prima e cavalcata poi in Coppa UEFA. 


Articolo e rubrica a cura di Marco Deiana


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