Chent'annos. Cento anni di ​Cagliari e cento racconti sul club rossoblù. I calciatori, allenatori, dirigenti e presidenti ma anche eventi e curiosità che hanno fatto la storia della società isolana. Un viaggio nel cuore della squadra che rappresenta un'intera regione per cento giorni, fino al 30 maggio 2020, giorno del Centenario rossoblù.


Uno Scudetto, dodici anni a Cagliari e quell'etichetta difficile da togliere


Se il gol nei minuti finali viene associato a Renato Cesarini (da qui il termine zona Cesarini), gli autogol vengono automaticamente associati a Comunardo Niccolai, soprattutto quelli rocamboleschi. Ne ha realizzati 'appena' sei, tanto basta per portarsi dietro questo marchio di fabbrica. Eppure negli anni a seguire c'è chi ha fatto peggio in Serie A: Riccardo Ferri e Franco Baresi hanno toccato quota 8 autoreti nella loro carriera.


È difficile togliersi un'etichetta nel mondo del calcio. Lo sa bene Niccolai che è ricordato più per queste autoreti che per le sue 29 presenze nella stagione 1969-70, quella dello storico Scudetto del Cagliari. Alla fine l'autogol è un rischio del mestiere, soprattutto se per anni hai ricoperto il ruolo di stopper, che al giorno d'oggi sarebbe il semplice difensore centrale con compiti di marcatura a uomo sull'attaccante avversario. Ha onorato e difeso la maglia del Cagliari per dodici stagioni. Arrivato nel '64 dalla Torres, lasciò l'isola nel '76. In mezzo anche la breve esperienza nordamericana nel 1967 con la maglia dei Chicago Mustangs, una squadra costruita dal Cagliari per partecipare ad un campionato organizzato dalla United Soccer Association (riconosciuto dalla FIFA) terminato con il terzo posto nella Western Division.


Il Re degli autogol: i due episodi più celebri


Se si cerca su Google o su qualsiasi motore di ricerca "autogol Niccolai" è facile imbattersi nel racconto dell'autorete più clamorosa e celebre dell'ex stopper del Cagliari. È l'anno dello Scudetto del Cagliari, siamo a metà marzo e la squadra rossoblù è ospite della Juventus. È uno scontro diretto. La pioggia rende il terreno pesante e il punteggio è ancora sullo 0-0 quando su un cross del bianconero Furino, il buon Comunardo Niccolai anticipa di testa il portiere Albertosi e infila il pallone nella propria porta. Per sua fortuna la gara si chiuderà sul 2-2, grazie al solito Gigi Riva.


L'autorete che sfiorò due anni più tardi però è ancora più clamorosa. È il 13 febbraio 1972 e il Cagliari è ospite del Catanzaro: i rossoblù stanno vincendo 2-1 e siamo ormai al 90'. Parte l'ultimo assalto dei padroni di casa, spinti dal frastuono del pubblico amico. In un contrasto di gioco tra Tomasini e l'esterno offensivo del Catanzaro Alberto Spelta, quest'ultimo si ritrova a terra. Nessun fallo venne ravvisato dall'arbitro Lo Bello (quel giorno alla sua 300ª gara arbitrata in carriera) ma la palla finì sui piedi di Niccolai che sentendo un fischio - probabilmente dalla curva o dalla tribuna - calciò la sfera con rabbia verso la propria porta, quasi come se volesse protestare per il fallo da rigore fischiato (ipoteticamente) dal direttore di gara. La palla venne intercettata con le mani dal compagno Mario Brugnera, posizionato sulla linea di porta. A quel punto l'arbitro fischiò davvero il calcio di rigore, realizzato dai padroni di casa e match chiuso sul 2-2.


Breve biografia di Comunardo Niccolai


Comunardo Niccolai (Uzzano, 14 dicembre 1946) ha disputato dodici stagioni con la maglia del Cagliari. Veste la maglia rossoblù, dopo l'esperienza alla Torres, nell'estate 1964 con la squadra cagliaritana appena promossa in Serie A. Se la sfilerà solamente nel 1976. Durante la sua esperienza nel sud Sardegna vince lo storico Scudetto 1970 e diventa celebre per i suoi autogol (sei in totale), spesso rocamboleschi. Con il Cagliari ha collezionato 267 presenze e 6 gol (nella porta giusta) in tutte le competizioni.


Articolo e rubrica a cura di Marco Deiana


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