L’emergenza Coronavirus è stata gestita in maniera pessima e imbarazzante dalla Lega Serie A. E il campionato italiano ne esce indebolito e falsato. 


Fin dal giorno zero (anzi, facciamo dal due, visto i noti ed incerti ritardi decisionali degli organi competenti) il problema sanitario che ha colpito lo Stivale si è tramutato nell’ennesima dimostrazione della classica pagliacciata all’italiana. La scorsa settimana sono state rinviate a Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari, Torino-Parma e Atalanta-Sassuolo. Un provvedimento (forse) necessario vista la facilità di contagio del virus, ma che fin da subito ha lasciato qualche dubbio di troppo sulle tempistiche e sul non omogeneo raggio geografico di applicazione della direttiva del Governo che, insieme alla Figc e alla Lega Serie A, si diceva pronto a non intasare i calendari dei club di A procedendo poi con diverse partite a porte chiuse, compreso il big match tra Juventus e Inter in origine in agenda per domenica 1 marzo.


Nell'ultima settimana, con l’emergenza Coronavirus non ancora rientrata e dopo il match di Europa League regolarmente disputato dall’Inter a Milano a porte chiuse contro il Ludogorets, la confusione e i cambi di rotta sono stati molteplici ed inspiegabili: prima la decisione della disputa delle gare senza pubblico annunciata con un comunicato ufficiale della Lega, poi il dietrofront last minute della stessa con il rinvio al 13 maggio di cinque partite (diventate poi sei con Samp-Verona), compresa Juve-Inter. Il tutto clamorosamente a poche dal match dell’Olimpico tra Lazio e Bologna (regolarmente disputato) e con la Fiorentina (che pochi giorni prima aveva ospitato i tifosi del Milan - e del milanese - al Franchi) già a Udine per la sfida all’Udinese.


Una decisione assurda, senza senso per tempi e modi e, come precisato dal Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, totalmente in mano alla Lega Serie A: "Il Governo ha dato due possibilità: rinviare o giocare a porte chiuse. La Lega ha deciso di rinviare, anche per evitare lo spettacolo degli stadi vuoti. Una decisione autonoma. Certo stabilisce un precedente, e capisco chi dice che debba valere, fortunatamente per tre regioni e non più sei, anche per il prossimo turno" le sue parole al Corriere della Sera. Una decisione che va inevitabilmente a compromettere la corsa per lo scudetto, quella per un piazzamento in Europa e quella per la salvezza. Fermo restando che non è in discussione la delicatezza e l’importanza del tema sanitario, non deve comunque passare in secondo piano la regolarità di un torneo che appare ora compromesso e dove il principale caposaldo da onorare è proprio legato al rispetto del calendario (a cui sono strettamente connessi altri elementi da non sottovalutare come infortuni, squalifiche, momenti di forma etc… che non possono essere soggetti a ‘rinvio’). 


La questione è semplice: o giocano tutti, o non gioca nessuno. 


Il precedente che si è creato ora con la scellerata scelta del presidente Paolo Dal Pino e soci è pericoloso: come ci si comporterà nella prossima giornata? Le porte chiuse (a quanto pare) non sono più tollerate per una questione di “spettacolo” (o di interessi economici, fate voi), quindi le soluzioni praticabili restano due: il proseguo del campionato a porte aperte (ipotesi tutta da valutare, dato che c’è ancora un Coronavirus da arginare e sconfiggere) o un ulteriore rinvio - come da prassi (?) - che andrebbe a creare ulteriore traffico nei calendari, con gli Europei sullo sfondo che impedirebbero un prolungamento a giugno.


Nell'assemblea di Lega straordinaria in programma mercoledì si tenterà probabilmente il classico 'salvataggio in corner' con rinvio a dopo la scadenza del nuovo decreto del Governo nelle zone a rischio, fissato all'8 marzo. Sperando, ovviamente, che l'allarme sia rientrato, altrimenti si tornerebbe inevitabilmente al punto di partenza del circolo vizioso. Quando sarebbe bastato semplicemente rispettare il comunicato diramato dalla Lega di giovedì sera che dava via libera ai match a porte chiuse, o semplicemente annunciare in tempi corretti i rinvii di tutte le gare. 


Tra le tante incertezze, spicca una certezza: il danno è fatto, la Lega ha perso credibilità. E la Serie A ne esce ridicolizzata all’estero e più debole tra i confini nazionali. 


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