Lorenzo Insigne,Arkadiusz Milik

La flop 5 dei peggiori calciatori della 20ª giornata di Serie A

Due ex nazionali azzurri, il cui rientro nel giro sembra molto improbabile, ma anche un centrocampista che solo un anno e mezzo fa era ai primi posti delle classifiche di rendimento prima di subire un’involuzione di natura non solo tecnica. 


Non mancano gli insospettabili nella classifica dei peggiori giocatori della prima di ritorno, che coprono tutto l’arco del campo, dalla difesa all’attacco. 


Spiace in particolare per la presenza di Mario Balotelli, al primo, vero scivolone dell’era bresciana, capace però di cancellare il buono fatto a singhiozzo nella prima parte di stagione e di confermare come il centravanti non si sia calato nella mentalità di una squadra da salvezza.  

1. Mario Balotelli (Brescia)

La prima espulsione della stagione arriva in un momento delicato del campionato e vanifica in parte il pareggio ottenuto contro il Cagliari. 


I sardi rimontano con l’uomo in più e a mortificare Super Mario e i suoi tifosi, più che il cartellino rosso, sono le modalità con le quali esso si è concretizzato, una protesta più che evitabile quanto plateale, pochi secondi dopo un’ammonizione per gioco pericoloso altrettanto assurda. Il tutto in sette minuti. Brutto passo indietro.  

2. Antonio Candreva (Inter)

Protagonista della prima parte di stagione, grazie alla fiducia di Conte, l’ex laziale sta vivendo un inizio di 2020 negativo. 


Che sia colpa della stanchezza o di un difetto di preparazione, fatto sta che nel 3-5-2 del tecnico salentino c’è bisogno di tanta corsa, oltre che di qualità. Il numero 87 ci mette una discreta quantità di agonismo, ma la percentuale dei cross riusciti è tornata quella dei tempi bui. 


E anche in fase difensiva soffre molto. Dovrebbe rifiatare, ma così rischierebbe di perdere il posto…   

3. Allan (Napoli)

Gli ultimi mesi di permanenza in azzurro sono un vero calvario. L’addio a fine stagione sembra infatti implicito e se il rendimento era già andato in picchiata da un anno ora la situazione sembra ingestibile, sul piano comportamentale, con le liti con dirigenti e compagni, e su quello tecnico


Contro la Fiorentina Gattuso lo boccia dopo un’ora disastrosa, figlia anche di un ruolo, nel centrocampo a tre, che il brasiliano non sembra digerire, ma anche di tanta imprecisione e poca concentrazione. 


Non ha la qualità per giocare in quella posizione, ma il suo valore non è neppure quello mostrato negli ultimi tempi. 

4. Josè Luis Palomino (Atalanta)

Il simbolo di una difesa che non ne indovina una. Vero che gli inserimenti di Valoti e la fisicità di Petagna avrebbero messo in difficoltà molte retroguardie, ma si parlava pur sempre dell’ultima della classe. 


L’argentino non inizia male, ma poi conferma limiti già noti in fatto di continuità all’interno della stessa partita e di concentrazione. Lo scivolone sull’1-1 ci può stare, la staticità sull’inserimento di Valoti molto meno.  

5. Omar Colley (Sampdoria)

Dopo aver assestato la squadra sul piano degli equilibri Ranieri deve incassare il brutto colpo del tracollo all’Olimpico. Contro l’implacabile Lazio può anche starci, ma c’è sempre modo e modo di perdere. 


E se è vero che non sempre una goleada al passivo è da imputare solo ai difensori, ci sono pur sempre le eccezioni. 


Il poker davanti ad Audero non ne indovina una, ma la palma del peggiore spetta a Colley. 


Il gambiano non riesce a trovare continuità e affonda sempre di fronte ad avversari potenti: Caicedo lo scherza più volte, sue le colpe del gol che sblocca la partita e del secondo rigore.  

6. Allenatore: Gian Piero Gasperini (Atalanta)

Per una volta finisce dietro la lavagna, come responsabile principale del passaggio a vuoto dei suoi. 


Certo, è passata solo una settimana dalla super prestazione contro l’Inter, ma tra Coppa Italia e scivolone contro la Spal sono svaniti in quattro giorni un obiettivo importante e tre punti di platino nella corsa alla Champions. 


L’inserimento affrettato di Caldara, a dir poco arrugginito, non è parso una grande idea, ma gli va riconosciuta l’attenuante dell’emergenza in particolare sugli esterni che l’ha costretto a schierare all’ala Freuler. Da condannare però la coda del nervosismo post-Firenze e le solite frecciatine alla società sul mercato.