La classifica dei 20 allenatori di Serie A secondo la redazione di 90min

Il primo giro di cartelle è andato. Il Bingo lo chiama Sarri sul numero 48. La Juve passa all'Olimpico e taglia il traguardo delle 19 giornate a 48 punti. Si sgancia dall'Inter di Conte e allunga il passo sulla Lazio di Inzaghi. Tutti si aspettavano di vedere i bianconeri lassù, anzi, si aspettavano un campionato già chiuso ancora prima di iniziare. Invece in questa serie A c'è ancora partita. Un campionato avvincente non tanto per demerito delle grandi, quanto per la spregiudicatezza e la ricerca del risultato attraverso il gioco ormai estesa a tutti i livelli della classifica. Meno risultati scontati, le piccole che in trasferta lasciano il pullman parcheggiato in garage e prima di pensare a come difendersi, pensano a come attaccare. Gli allenatori che stanno acquisendo sempre più potere esecutivo, lasciando impronte nette nel gioco delle rispettive squadre. Vediamo allora chi ha saputo incidere di più in questo girone d'andata. 

20. Leonardo Semplici, SPAL

Il buon Leo riparte dai buoni risultati e dallo stesso organico che ha salvato la categoria. Piccolo dettaglio; perde Lazzari, il miglior centrocampista destro dell'ultima Serie A. Il fato si accanisce e ancora prima di iniziare a impastare il suo canonico 3-5-2 si dimentica il lievito. Fares out e D'Alessandro Ko. Embargo sui cross, Petagna senza rifornimenti. Tre misere vittorie nel girone d'andata e peggiore attacco d'Europa.

19. Stefano Pioli, Milan

Pioli è un po' lo Iachini delle squadre snob. Ha passato i casting per aver fatto sfoggio di un certo gusto per la moda. Il dolcevita, che più trend non si può, barba radicalchic e parole moderate. Entra tra i lamenti dei tifosi milanisti, dannati a una stagione di insuccessi. Pioli la prende con calma. Non ha un pelo della barba fuori posto e il dolcevita sotto l'abito del Milan è un tocco di classe. Nella giostra del suo 4-3-3 ruotano un po' tutti. Continua dondolandosi fino a quando Gasperini non gli rifila una sberla e lo fa cadere da cavallo. Visto che ultimamente il Milan non è stato fortunato con i cavalieri, cambia strategia e compra un campione. A Pioli il compito del dress code, Zlatan Ibrahimovic fa tutto il resto.

18. Giuseppe Iachini, Fiorentina

L'ultima volta che Beppe si è seduto su una panchina per una stagione intera è stato a Palermo nel 2014/15. Dalla stagione successiva si trasferma definitivamente nell'avvoltoio. Dove c'è odore di esonero c'è Iachini. La sua capacità di avventarsi sulle carcasse degli allenatori disperati è pari alla sua ostinazione a indossare il cappellino da baseball per sembrare al passo con i tempi. Si tuffa sul corpo esanime di Montella, accetta il dono di un attaccante che a Firenze avevano dimenticato di comprare e si gode un'altra stagione di Serie A.

17. Roberto De Zerbi, Sassuolo

De Zerbi non è mai soddisfatto. Allenatore ingordo che va alla ricerca di un calcio astratto. Così si definisce ai microfoni di Dazn anticipando l'oroscopo di fine anno di Paolo Fox. Fa il ritratto del suo Sassuolo. Una squadra insoddisfatta, spesso troppo concettuale e sì ingorda di gol, ma non solo quelli fatti. In totale nelle 19 partite del Sassuolo sono arrivati 64 gol, 30 fatti e 34 subiti. Solo l'Atalanta ha un bottino superitore con un totale di 75 gol nelle 19 partite con 49 gol fatti e 26 subiti. La squadra di De Zerbi assomiglia a un oggetto di interior design: figo da vedere ma di nessuna utilità.

16. Eugenio Corini, Brescia

Gli ultimi capelli li ha persi all'epoca di Zamparini. Neanche un trapianto o un tupé resisterebbero allo stress di avere Cellino come presidente e Balotelli come giocatore in rosa. Ogni giorno prima di alzarsi Eugenio si fa il segno della croce. Apre il giornale con dita tremanti temendo dichiarazioni al vetriolo del Pres. o l'ennesima trovata di Super Mario. Scampato l'infarto va a allenare. Passato al test qualità di Cellino con l'esonero e la pronta richiamata, Corini si trova a navigare in un mare scosso da continue onde anomale. Il rendimento in casa è disastroso (7 sconfitte, 1 pari e 1 vittoria), ma almeno la squadra è ancora attaccata al carro salvezza.

15. Fabio Liverani, Lecce

La salvezza va costruita in casa. Disco ricorrente che suona in tutte le stanze delle squadre neopromosse. A Lecce si vede che hanno perso il disco perché la squadra di Fabio Liverani è l'unica in tutta la Serie A a non aver ancora vinto una partita in casa. Il valore di Liverani e la sua capacità di tirar fuori l'orgoglio dai propri giocatori non si discute. Il Lecce arriva in A dopo due promozioni consecutive e con la squadra con il valore della rosa più basso del campionato (fonte Transfermarkt). Mancano 4/5 punti rispetto al piano di marcia di Liverani. Per ora il Lecce è salvo, ma per tornare sul giusto cammino salvezza la società deve intervenire sul mercato.   

14. Davide Nicola, Genoa

Davide Nicola è uno degli idoli di Wembley e ciò gli permette di avere l'immunità dai tifosi del Grifone. E' stato chiamato proprio per questo; per spiegare ai calciatori cos'è il Genoa e dare un'identità a una squadra assemblata dal dottor Frankenstein. L'effetto è buono; il passaggio al 3-5-2 e la scossa del cambio portano la vittoria all'esordio contro il Sassuolo. Nicola sta soffiando sulle braci di una squadra in piena zona retrocessione. Tutto sta in far scattare la scintilla della Genoanità e riaccendere la voglia di Marassi. 

13. Gennaro Gattuso, Napoli

San Gennaro non fa miracoli. Rino entra a Napoli in una situazione da far west. Lo sceriffo De Laurentiis a caccia di indiani nello spogliatoio. In altre circostanze Gennaro si sarebbe buttato nella mischia a menar calci e schiaffi per rimettere ordine alla sua maniera. Ma in una situazione così ha dovuto prendere la via della diplomazia. Dentro è lava. I suoi giocatori non lo aiutano. Gli scivoloni contro l'Inter e il rinvio sbilenco di Di Lorenzo contro la Lazio bruciano come frustate slla pelle di Rino. Da grande antagonista della Juventus il Napoli si trova già doppiato dopo 19 giri di campionato chiuso con disonore nel girone dei delusi; quello della parte destra della classifica. 

12. Claudio Ranieri, Sampdoria

Un uomo che nel secolo XI riesce a vincere il titolo in Premier League con il Leicester dovrebbe vivere di rendita. Ranieri potrebbe sedersi nel suo salone, scaldato dal camino e scegliere sul mappamondo il luogo dove vuole allenare. D'inverno dove fa caldo e l'estate nei paesi scandinavi. Dovrebbe essere così la vita di Claudio. Invece lo chiamano per aggiustare un Boeing in picchiata. Di Francesco sulla plancia della Sampadoria ha fatto un disastro. Claudio da buon tinkerman ha rimesso la giusta sequenza dei comandi: Quagliarella affiancato da una punta di ruolo, 4 in linea a centrocampo e 4 in linea in difesa. Riprendere quota e limitare i danni. Dopo 12 giornate consecutive in zona retrocessione, Claudio ha riporato il Boeing Samp fuori dalla zona rossa.   

11. Luca Gotti, Udinese

Ancora qualcuno si chiede chi sia l'allenatore dell'Udinese. Ci sono più informazioni di Luca Gotti sulle pagine gialle che su Google. Lui di sé non parla, sono gli altri a parlare per lui. Sarri, stimato professore di calcio, l'ha avuto con sé al Chelsea e voleva portarlo alla Juve. Gotti ha scelto un altro bianconero, quello dell'Udinese. Tudor gli lascia in mano uno squadra al 15° posto reduce da 11 gol incassati nelle ultime due partite; sette pere contro l'Atalanta e quattro contro la Roma. Lo sconosciuto con una squadra di sconosciuti fa una cosa intelligente, prende l'unico gioactore di spessore e lo libera per il campo. De Paul prende in mano l'Udinese, la squadra cresce e chiude il girone d'andata con tre vittorie consecutive. 

10. Walter Mazzarri, Torino

A inizio stagione l'entusiasmo intorno al Toro impeganto nei preliminari di Europa League, faceva presagire una stagione da protagonista. Le 7 sorelle, orfane del Milan e della Fiorentina, aspettavano di adottare due squadre. L'Atalanta di Gasp ormai ha la sua stanzetta. L'altra cameretta è stata tinta di granata, ma questo Toro non trova la via di casa. Cacciata dall'Europa per mano del Wolverhampton, gioca un girone d'andata in grigioscuro. I punti sono gli stessi della passata stagione, ma la situazione ambientale sta prendendo una brutta piega. Fischi dalle tribune e liti in panchina. Mazzarri arriva al traguardo stremato, talmente nervoso che si lamenta pure quando vince (vedi post Bologna). 

9. Roberto D'Aversa, Parma

D'Aversa sta nella classifica di sinistra. Il suo era il compito più difficile. Il Parma della passata stagione aveva qualcosa in più; la voglia e la spregiudicatezza della neopromossa. Solo il fatto di giocare di domenica e non di sabato per molti giocatori del Parma era uno stimolo in più. Alla seconda stagione in A possono succedere due cose: la squadra si monta la testa ma non monta in campo o l'allenatore riesce a far cambiare le prospettive. C'è riuscito D'Aversa raggiungendo uno straordinario nono posto in classifica anche con Gervinho, Inglese, Bruno Alves e Karamoh a mezzo servizio. Un punto in più per aver dato al mondo il talento di Kulusevski. 

8. Ivan Juric, Verona

L'anima dark e il sangue balcanico doveno venir fuori prima o poi. Dopo tre stagioni in sala prove, Ivan il metallaro è uscito con un disco esaltante; Ivan il terribile. I testi delle canzoni di Juric tra una chitarra frantumata e l'altra, parlano di derivazione del basket, spunti Guardiolani, citazioni Gasperiniane. In 18 partite con il Verona ha centrato 7 vittorie, praticamente tante quante ne aveva totalizzate nei precedenti 51 incontri in Serie A sulla panchina del Genoa (9 vittorie spalmate su tre stagioni). E' nono in classifica con una partita in meno, vincendo il recupero con la Lazio metterebbe la terzultima squadra per valore di mercato a un punto di distanza dalla qualificazione in Europa League. 

7. Rolando Maran, Cagliari

Che ci faccio con Nainggolan? Maran ha passato notti insonni pensando a dove infilare il belga tornato in Sardegna per vestire di nuovo i panni del Ninja. L'esperimento davanti alla difesa non lo convince. Nel suo puzzle rossoblù quella pedina non trova incastro. Per uno strano gioco di parole è proprio con l'infortunio di Castro che si libera un buco. Il Ninja si assotiglia e prende spazio dietro le punte. Lì diventa letale e torna a sparare shuriken da ogni angolo. Maran ha fatto scacco a Gasperini nella tana di Bergamo, a riportato il Cagliari alla vittoria al San Paolo dopo 12 anni e viaggia sul treno che porta all'Europa.

6. Paulo Fonseca, Roma

E' il volto nuovo della Serie A. Arriva a Roma alla fine dell'epoca imperiale. Totti e De Rossi sono statue da esibire in piazza. Piazza che riceve la notizia con timido entusiasmo. Meglio per lui, che può lavorare senza il macigno dell'aspettativa. Si inventa Mancini play basso, investe Pellegrini della prossima carica imperiale, avanza Zaniolo di qualche passo verso la porta. Giovane, alla moda e imprevedibile. Quelli davanti sono i piatti della batteria di Fonseca. In pochi pensavano che ne uscisse un bel groove. Peccato per aver perso il ritmo in Europa League. 

5. Maurizio Sarri, Juventus

Le rivoluzioni si fanno in motocicletta, non in Rolls Royce. La moto ti permette di andare più veloce, di cambiare direzione e prendere vie sconosciute. Con la Rolls ti devi sempre far vedere, lucido e inesorabile. Vittoria dopo vittoria senza impennate e derapate. Sarri ha dovuto abbassare i giri del suo motore per adattarsi alla macchina Juve. Non può scatenare rivolta in un paese, quello bianconero, dove c'è la dittatura della vittoria. Da ribelle a esegeta del calcio. Studia e critica la ragion pratica di Allegri per introdurre un po' di sano romanticismo. 

4. Gian Piero Gasperini, Atalanta

Con la qualificazione in Champions League qualcuno pensava che l'Atalanta di Gasperini avesse raggiunto il suo apice. Chi conosce i bergamaschi sa che con il gomito ci vanno giù di brutto. L'Atalanta post sbornia Champions ha barcollato per qualche giornata e qualcuno a casa già sanciva il Ko tecnico. Chi conosce bene Gasperini, sa che il colpo mancino è sempre dietro l'angolo. Magari ti aspetti il sinistro di Ilicic e arriva quello di Gosens. Se riesci a chiuderti attento all'uppercut di Malinovsky. L'Atalanta non la smette di picchiare e se ne infischia degli avversari. Diventa una mania, come per la Nazionale; quando gioca tutti incollati alla Tv in barba alle storie della fede calcistica. L'Atalanta di oggi è enterntaiment football, ogni partita è la puntata di una serie televisiva. 

3. Simone Inzaghi, Lazio

Oggi dici Inzaghi e pensi a Simone. Se c'era ancora qualcuno che continuava a equivocarsi, dopo questo campionato non potrà più sbagliare. Inzaghi è Simone, l'allenatore che ha battuto due volte la Juve di CR7 a distanza di un mese. L'allenatore che nei 120 anni di storia della Lazio ha centrato 10 vittorie consecutive riaccendendo i sogni Scudetto. Il suo è un calcio che fatica a stare dentro definizioni da enciclopedia. Ma il calcio non si fa sui libri, si fa in campo e al momento la Lazio è la squadra più difficile da affrontare in Europa. 

2. Antonio Conte, Inter

Aveva la missione più difficile; chiedere la mano dei tifosi interisti con l'abito bianconero cucito addosso. Come dote ha portato Lukaku, ha chiesto a Marotta di interferire su tutte le manovre di mercato di Paratici e ha firmato l'esilio di Nainggolan e Icardi. Le righe azzurre hanno sostituito quelle bianche e dopo il 6/6 in avvio di stagione il mondo Inter era già ai suoi piedi. Vittorie, consapevolezza e l'esplosione della Lu-La; Conte ha costruito un'Inter da titolo. 

1. Sinisa Mihajlovic, Bologna

Sinisa il sergente non si aspettava che la vita a 50 anni gli chiedesse lo sforzo di studiare da comandante. Ne ha viste abbastanza da quando piccolo soldatino del calcio Serbo vide il film della guerra svolgersi nella vita reale. Ricordi terribili, incancellabili e inaccettabili raccontò al Corriere di Bologna. Nella sua terra, nella sua casa. Il suono delle bombe risuonava in ogni suo calcio di punizione. Il soldatino da calciatore divenne generale. In questa stagione, da allenatore è diventato comandante, prima di se stesso e poi di tutto il mondo del pallone. Ha lottato contro la leucemia con dignità e forza mandando un grande messaggio di speranza e tutti quelli che ogni giorno devono vincere sfide in letti di ospedali e reggere a terapie devastanti. Non vuole essere definito un eroe, rispettiamo il suo volere, ma ci permetta di eleggerlo a comandante di un mondo, quello del calcio, che ogni tanto ha bisogno di un bel bagno di vita reale.