AS Roma v SSC Napoli - Serie A

La Flop 5 dei peggiori calciatori dell'11ª giornata di Serie A

Appena due mesi dopo la fine del mercato, sono già tante le società che guardano a gennaio con la speranza di aggiustare le rose o magari correggere errori commessi. 


Bisognerà anche dare un occhio al bilancio, ma la Flop della settimana sembra indicare che paiono essere bastate una manciata di giornate per mettere in discussioni acquisti che a fine estate erano stati inseriti nella top ten degli affari più azzeccati e in qualche caso più costosi

1. Leo Duarte (Milan)

Ventitre anni compiuti e una settantina di partite giocate nel Flamengo dovrebbero rappresentare un buon punto di partenza per un giocatore cui viene chiesto di far parte della rosa di un Milan non certo di primo livello invece la prima partita da titolare come centrale è un disastro su tutto il fronte, con la ciliegina del pessimo posizionamento e più in generale della pessima gestione dell’azione del vantaggio della Lazio. Fatica anche nell’impostazione  

2. Simone Verdi (Torino)

Sarà il peso dei milioni investiti da Cairo, sarà il ritorno in una squadra in cui, seppur più giovane, non aveva sfondato, oppure il fatto di essere stato accolto come il salvatore di un mercato deludente, la realtà è che il rendimento è largamente insufficiente e che il Toro e Mazzarri non possono aspettarlo in eterno. 


Anche contro la Juve non incide, ma il problema più che la prestazione è che sembra un corpo estraneo alla squadra sul piano tattico, non trovando la posizione ideale per graffiare.

3. Mario Rui (Napoli)

Al netto dei problemi fisici di Ghoulam sembra aver strappato all’algerino il posto da titolare, ma evidentemente l’Olimpico gli evoca brutti ricordi per la breve e negativa esperienza giallorossa. 


Spinazzola fa quello che vuole fin da subito inventandosi l’azione del vantaggio, ma in generale il portoghese è timido in fase di spinta e sempre in ritardo in quella difensiva. Il fallo di mano che origina il secondo rigore è evidentemente figlio anche della poca tranquillità.  

4. Paolo Ghiglione (Genoa)

Era stato una delle poche luci dell’era Andreazzoli come quinto, Thiago Motta lo ha impostato da esterno basso e la scelta sembra non pagare perché così l’ex Frosinone ha acquisito più compiti difensivi che non sembrano appartenergli. 


Disastrosa l’opposizione a Sema nel gol che decide la partita, ma è insufficiente anche la spinta e la gestione delle due fasi.  

5. Kevin-Prince Boateng (Fiorentina)

Come De Zerbi, Montella lo vede come falso nove, facendo però il male del giocatore e della squadra. 


Per un giocatore che nel Milan si è esaltato a inserendosi negli spazi senza palla sembra un controsenso fungere da specchietto per le allodole creandoli, gli spazi, per i compagni. 


Statico e fuori partita anche contro il Parma, non sembra facile trovargli posto in una squadra di giovani che corrono  

6. Allenatore: Thiago Motta (Genoa)

Lodevole l’idea di provare a salvarsi attraverso il gioco, ma non bisogna esagerare… 


Contro il Brescia aveva sbagliato la formazione iniziale per poi correggerla nella ripresa, contro la Juventus aveva fatto buona figura fino all’espulsione di Cassata, ma in una partita più “facile”, poi ecco fallire la prova del nove in un altro scontro diretto. 


La squadra sembra già seguirlo sul piano tattico, ma la sensazione è che chieda troppo a un gruppo che non si è ancora amalgamato sul piano umano ancora prima che calcistico.


Inserire una punta per un difensore centrale a metà secondo tempo è sembrato un azzardo per una squadra ancora in cerca di equilibri: siamo solo a novembre...