In un mondo come quello del pallone, spesso affetto da esterofilia e dalla voglia di esotico a tutti i costi, ricercare le radici risulta un esercizio pericoloso, che rischia di finire male. C'è un club in Italia, più di altri, che riesce da decenni a tenere vivo un legame con la città, con la tifoseria, a mantenere punti fermi in campo che sappiano cosa significa indossare quei colori: la Roma.


E la conferenza stampa di addio di Francesco Totti, esempio numero uno di romanità all'interno del club, ha in qualche modo consolidato il ruolo di chi, spesso, ha rischiato di passare in secondo piano: Lorenzo Pellegrini, sull'onda di quelle parole del Pupone, si sta prendendo uno spazio da protagonista assoluto con la maglia della Roma. Ogni dichiarazione del leggendario capitano del resto, nella Capitale, pesa come un macigno e sposta realmente il parere di un popolo.

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La sfida contro il Sassuolo ha dato una spinta ulteriore alla centralità di Pellegrini nella squadra di Fonseca, la sua capacità di abbinare qualità, dinamismo, insieme all'indubbia versatilità, consegnano al tecnico un profilo ideale di "centrocampista moderno". E proprio sulla trequarti, queste doti, si mostrano in tutta la loro efficacia: anche nella scorsa stagione il ruolo sembrava calzargli a pennello, c'è da scommettere che adesso per Fonseca sarà difficile, persino deleterio, arretrare nuovamente il suo numero 7 accanto a Cristante. A maggior ragione con l'inserimento di Veretout, a dare equilibrio e copertura.


Adesso la crescita dal punto di vista della personalità e dello spirito da leader dovranno accompagnare l'aspetto tecnico: la fiducia dell'ambiente c'è, quella del tecnico anche, la strada per avere un nuovo punto di riferimento sembra tracciata, il tutto con la forza delle radici e dell'identità.


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