Una carriera che lo ha visto vincere da tecnico con l’Atletico Madrid, non la cosa più semplice nel calcio spagnolo dominato da Barcellona e Real Madrid, ma allenare anche il Barcellona, prima della svolta inattesa, quella che lo ha visto investito del ruolo di ct della Spagna. Luis Aragones è uno dei miti del calcio spagnolo e lo si capisce anche da un dettaglio in apparenza marginale, quello che ha visto il soprannome della Spagna passare sotto la sua gestione da Furie Rosse a Roja. Come dire, meno aggressività e più tecnica e possesso palla. Questo fu quello che successe in quel biennio 2006-2008 che cambiò il calcio mondiale. Inevitabile che la quasi totalità dei giocatori presenti nella formazione ideale del compianto allenatore appartengano a quel ciclo della Nazionale.


Portieri e difensori

Iker Casillas – Il primo trofeo della storia della Nazionale spagnola dopo 44 anni lo ha alzato proprio l’immarcescibile portiere del Real Madrid, che visse in quegli anni il momento migliore della propria carriera. Simbolo di una difesa alta e coraggiosa, ma impenetrabile, Casillas seppe immagazzinare subito i concetti di gicoo moderni, ma inediti per il calcio spagnolo, introdotti da Aragones.


Sergio Ramos – Ecco uno dei “ragazzi di Luis”. Fu infatti proprio Aragones a far debuttare in Nazionale l’allora giovanissimo difensore del Siviglia, poi diventato colonna, bandiera e multicampione di Spagna e d’Europa con il Real Madrid. Qui lo impieghiamo da terzino destro, ruolo che Ramos ricopri nell’Europeo 2008 vinto con Aragones in panchina, giocando dall’inizio alla fine tutte le partite eccetto la terza del girone contro la Grecia con la squadra già qualificata ai quarti


Carles Puyol – Uno dei più forti difensori di tutti i tempi, marcatore arcigno vecchi tempi, impeccabile nell’anticipo, esplosivo e dotato di una fisicità fuori dal comune. Leader naturale dentro e fuori lo spogliatoio, ebbe un ruolo chiave nella costruzione del gruppo che iniziò a vincere nel 2008. Ha chiuso la carriera in Nazionale con 100 presenze risultando indispensabile anche nei successivi Europeo 2012 e Mondiale 2010.


José Luis Capon – Punto di forza del miglior Atletico Madrid di tutti i tempi prima dell’era Simeone, quello che vinse il titolo nazionale del 1977 con Aragones in panchina, Capon è stato una bandiera dei Colchoneros, club in cui è anche cresciuto calcisticamente, militandovi per nove stagioni complessive. Non troppo dotato sul piano tecnico, non ha avuto fortuna nella Nazionale spagnola, ma resta un idolo per il popolo del “Calderon”.


Julio Alberto – Terzino dai metodi spicci, ma anche dotato di buona spinta, Julio Alberto è stato un classico difensore roccioso degli anni ’80, colonna dell’Atletico Madrid e del Barcellona sotto la gestione Aragones, oltre che della Spagna vice campione d’Europa nel 1984. Gli unici trofei della carriera li ha però vinti con i catalani: con Aragones ha trionfato nella Coppa del Re 1988.

Spanish defender Carles Puyol celebrates



Centrocampisti

Andres Iniesta – Come Ramos, anche Iniesta è stato un prodotto di Aragones almeno a livello di Nazionale. Ovvio che il talento di Don Andres era già chiaro fin dai primi mesi nella Masia del Barcellona, ma l’affermazione a livello internazionale fuori dalla Catalogna iniziò con la Spagna del nuovo ciclo, attraverso un calcio in linea con quanto Iniesta già praticava a Barcellona. Dopo la delusione del Mondiale 2006, il genio di Iniesta tra centrocampo e attacco trascinò la Spagna all’Europeo prima di consacrarsi con il gol-partita nella finale del Mondiale 2010.


Xavi – Da Aragones a Del Bosque nella Spagna è cambiato molto, ma il fulcro del centrocampo è rimasto sempre lo stesso. Del resto siamo di fronte a uno dei registi e metronomi più forti della storia, privato, al pari di Iniesta, del Pallone d’Oro solo per aver giocato nell’era di Messi e Ronaldo. Centinaia di palloni toccati, idee geniali e una capacità unica di congelare il gioco nascondendo il pallone. Aragones ha fatto grandi le qualità di Xavi.


Bernd Schuster – Inevitabile includere nella squadra ideale dell’Aragones allenatore un giocatore che ha avuto un percorso molto simile a quello del ct campione d’Europa 2008, avendo militato in Real Madrid, Atletico e Barcellona ed avendo allenato i Colchoneros. Schuster è stato ovviamente anche giocatore di Aragones, proprio all’Atletico oltre che al Barcellona, risultando una delle pedine chiavi del centrocampo delle due squadre portando a casa tre edizioni della Coppa di Spagna.

(From L) Spanish midfielders Andres Inie



Attaccanti

Hugo Sanchez – Prima di affermarsi come uno dei bomber più prolifici della storia del Real Madrid, il messicano fu protagonista del clamoroso cambio di maglia che lo portò dall’Atletico ai Blancos. Al “Calderon” fu allenato da Aragones, rendendosi protagonista di quattro stagioni memorabili da terminale offensivo del calcio del futuro ct della Spagna, infarcite di gol e di titoli, quello di capocanniere della Liga nel, che avrebbe poi rivinto altre quattro volte con il Real, la Coppa del Re del 1985, anno dell’addio ai Colchoneros, e il secondo posto nella Liga.


Fernando Torres – Cuore atletista come Aragones, Torres ha scritto il proprio nome nella storia siglando il gol-partita nella finale della competizione che ha aperto il leggendario ciclo di successi della Spagna ad Euro 2008, competizione che lo ha visto giocare titolare al pari del Mondiale 2010, mentre nel successivo Europeo si era già imposta la moda del falso nove. Tecnico e veloce, ha saputo presto adattarsi al nuovo tipo di calcio. Pur avendo vestito a più riprese la maglia dell’Atletico non è mai stato allenato da Aragones in biancorosso.


David Villa – Et voilà il terzo giocatore, dopo Ramos e Iniesta, lanciato in Nazionale da Aragones. Vita dura per gli attaccanti nella Spagna del possesso palla, ma tanto Villa quanto Torres seppero imparare in fretta i movimenti giusti rivelandosi funzionali, anzi indispensabili, in quell’Europeo 2008, in cui fece scalpore la convocazione del Guaje al posto di Raul.


Spanish forward Fernando Torres (R) cele