Se Alex Ferguson è il “Sir” per eccellenza del calcio inglese e mondiale, Bobby Robson è il suo degno contraltare. A livello di successi ottenuti in carriera, che peraltro si è sviluppata su binari molto diversi rispetto a quelli del mitico manager del Manchester United, ma anche a livello di signorilità ed eleganza espresse in panchina.


Manchester United manager Sir Alex Fergu


Da calciatore Robson ha calcato i campi per 20 anni, indossando le maglie del Fulham, in due riprese e per undici stagioni complessive, e del West Bromwich Albion, oltre che della Nazionale inglese, nella quale ha giocato 20 partite tra il 1957 e il ’62, quindi prima della nascita dello squadrone che avrebbe vinto il Mondiale giocato in casa nel 1966. L’inizio della carriera di allenatore è coinciso con la fine di quella da giocatore, visto che per pochi mesi Robson svolse nel il ruolo di player-manager nel Vancouver.


Gli esordi da tecnLa prima panchina “ufficiale” però non poteva che essere quella del suo Fulham, ma l’avventura non fu fortunata perché nel 1969 Robson non riuscì ad evitare la retrocessione dei Cottagers nella serie inferiore. A stretto giro ecco la chiamata dell’Ipswich Town, per quella che sarebbe stata la parentesi più lunga della carriera di allenatore di Robson nonché la più fortunata. La permanenza fu di tredici anni, la partenza fu lenta, ma poi i risultati arrivarono: un quarto posto, due secondi, il successo in FA Cup contro l’Arsenal e soprattutto quello del 1981 in Coppa Uefa contro l’Az Alkmaar, per quello che resta l’unico trofeo europeo della storia dei …….


ROBSONS

Inevitabile allora che la Federazione inglese si attivasse offrendo a Robson la panchina della Nazionale nell’estate 1982, dopo il deludente Mondiale in Spagna. Pure qui le cose non andarono subito bene se è vero che i Tre Leoni fallirono la qualificazione ad Euro 1984. Robson presentò le dimissioni che vennero però respinte dalla Federazione che non prese in considerazione la possibilità di affidare la Nazionale all’ex mago del Nottingham Forest bi campione d’Europa Brian Clough. Una scelta con il senno del poi saggia visto che le due successive edizioni del Mondiale furono più che positive per l’Inghilterra, eliminata ai quarti a Messico ’86 e in semifinale a Italia ’90 (quest’ultimo il miglior risultato del post-’66), non senza recriminazioni, pensando alla “Mano di Dio” di Maradona a Città del Messico, episodio che scatenò la rabbia di Robson, e al ko ai rigori a Torino contro la Germania Ovest quattro anni dopo. In mezzo, però, ci fu un’altra delusione all’Europeo, chiuso mestamente all’ultimo posto del girone che comprendeva Olanda e Urss (le due finaliste) e l’Irlanda di Jacky Charlton. Pure in questo caso Robson presentò le dimissioni, che furono ancora respinte, prodromo dell’avventura nel Mondiale italiano.


"Non è stata la mano di Dio. È stata la mano di un mascalzone. Dio non ha nulla a che fare con questo... Quel giorno, Maradona è stato screditato per sempre ai miei occhi" (Sir Bobby Robson)


La sconfitta contro l’Italia nella finale per il terzo posto fu però l’ultima panchina di Bobby Robson con l’Inghilterra che avviò a questo punto il lungo capitolo come allenatore di club all’estero.


A ingaggiarlo fu il Psv Eindhoven, dove Robson conobbe un giovane, ma già ribelle, Romario. Due titoli nazionali tra il 1991 e il ’92 non bastarono per conservare la panchina, così ecco l’inizio dell’avventura in Portogallo. Qui Robson conobbe un giovane José Mourinho, che gli fece da interprete allo Sporting e poi da vice al Porto. A Lisbona le cose non andarono bene, con un clamoroso esonero a metà della seconda stagione nonostante i biancoverdi fossero in testa alla classifica, ma il riscatto non tardò molto ed arrivò sulla panchina dei Dragoni: successo nella finale di Coppa del Portogallo proprio ai danni dello Sporting e doppio titolo nazionale nel 1995 e nel ’96.


A 63 anni la carriera di manager di Robson era tutt’altro che finita. A chiamarlo fu infatti il Barcellona, sempre con Mourinho nello staff. Come ad Eindhoven c’era da “svezzare” un giovane e promettente brasiliano, di nome Ronaldo, che però diede molti meno problemi sul piano caratteriale rispetto al Romario olandese. La stagione 1996-’97 fu allora magica con trionfi in Coppa del Re, Supercoppa Spagnola e Coppa delle Coppe nella finale contro il Rapid Vienna decisa proprio da un rigore di Ronaldo. Qui Robson iniziò a valutare l’ipotesi di passare alla carriera di dirigente, ma dopo un solo anno da direttore tecnico del Barcellona, dove in panchina arrivò Louis Van Gaal, ecco il ritorno in panchina per una breve e poco fortunata esperienza ancora al Psv Eindhoven.

Bobby Robson,Fabio Capello


Sir Bobby Robson

Per il gran finale ecco il ritorno in patria, alla guida del Newcastle, tra il 1994 e il 2004. Furono quelle annate ruggenti per i MagPies guidati da un giovane Alan Shearer, ma soprattutto dal gioco offensivo di un Robson tutt’altro che “superato” sul piano della mentalità e su quello anagrafico. Dopo aver tirato su due volte il club dalla zona retrocessione, Robson riuscì a portare i bianconeri in Champions League con tanto di qualificazione agli ottavi nel 2003. L’anno dopo in Champions andò meno bene, ma l’eliminazione alla fase a gironi permise al Newcastle di disputare la Coppa Uefa, dove la squadra si spinse fino in semifinale, persa contro il Marsiglia.


"Bobby Robson è un immortale, non solo per quello che ha fatto in carriera, per una vittoria in più o in meno, ma per quello che ha saputo dare alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e stargli al fianco" (Jose Mourinho)


Nel 2004 Robson fu licenziato, ponendo fine alla propria carriera di allenatore. La morte lo colse nel 2009, al termine di una lunghissima battaglia contro il cancro che l’aveva già visto uscire vincitore da un tumore al colon, uno al polmone e uno al cervello. Il 31 luglio 2009 il calcio mondiale salutò uno dei tecnici più versatili e moderni della sua storia.


"La sua famiglia gli ha inculcato disciplina e serietà che ne hanno forgiato il carattere: Robson è stato un grande uomo"  (Sir Alex Ferguson)