​La storia della Fiorentina, non solo in tempi recenti, è costellata da giocatori di classe diventati protagonisti sul mercato oltre che sul campo: dopo aver fatto bene in viola, in sostanza, è stato quasi inevitabile l'emergere dei proverbiali tormentoni di mercato, col passaggio del campione di turno in una big del nostro calcio. Gli esempi sono tanti e noti, il nuovo proprietario Rocco Commisso ha rinfrescato peraltro la memoria a tutti e, in sede di presentazione, ha parlato di Federico Chiesa dicendo che "non sarà il suo Baggio".


IL DIVIN CODINO E IL RE LEONE - Perché l'idea di un nuovo caso Roberto Baggio fa paura? Presto detto. Il Divin Codino venne ceduto dai viola alla Juventus nel maggio del 1990, a fronte di una vera e propria protesta popolare dei tifosi gigliati, pronti a scendere letteralmente in piazza. La rivalità tra viola e bianconeri era ai massimi livelli, considerando le vecchie ruggini e la finale di Coppa Uefa disputata due giorni prima della cessione di Baggio e ricca di decisioni arbitrali contestate. Il rifiuto di mettere la sciarpa bianconera durante la presentazione e il rigore non tirato nel 1991 rappresentano episodi emblematici, così come la sciarpa viola raccolta uscendo dal campo. Ma la storia travagliata dei viola col mercato è solo all'inizio, basti pensare a Gabriel Omar Batistuta e ai continui tormentoni legati al suo possibile addio. Dalla stagione 1994/1995 fino all'addio per raggiungere la Capitale, con l'apice nel 1997/1998, si inseguivano continuamente voci su Inter e Roma in particolare, con un tentato inserimento della Lazio. A Firenze si discuteva: il Re Leone vuole andarsene per guadagnare di più? L'argentino sarebbe andato via solo per vincere e così è successo, con lo scudetto conquistato nella sua prima stagione in giallorosso. I viola ottennero alla fine ben 70 miliardi, il giocatore firmò un triennale da 36 miliardi complessivi. Cifre da record, insomma. 

Gabriel Batistuta


DELLA VALLE FERMA TUTTO - Un importante balzo in avanti, considerando gli anni del fallimento e della rinascita, e si arriva al 2006: il caos Calciopoli rischiava di allontanare Luca Toni dai viola, Diego Della Valle però non voleva perdere il suo bomber e riuscì a trattenerlo per un anno e a evitare che andasse all'Inter. Il centravanti se ne sarebbe poi andato l'anno dopo, raggiungendo il Bayern Monaco e continuando a segnare a raffica nella sua prima stagione in Bundesliga. Situazioni affini sono quelle legate a Adrian Mutu e Stevan Jovetic, stavolta con intervento diretto di Andrea Della Valle. Il patron viola fermò tutto, nel caso di Mutu si ricorda come Prandelli pose in sostanza un veto sulla partenza del rumeno in direzione Roma: questo accadde anche per una questione di tempistiche, col tecnico gigliato che non voleva perdere un talento come quello di Mutu con l'avvicinarsi della stagione, nonostante qualche intemperanza di natura caratteriale emersa alla fine del campionato precedente. 

Federico Bernardeschi,Massimiliano Allegri


DA FEDERICO A FEDERICO - Nel 2012 servì invece una telefonata di Andrea Della Valle a Jovetic, dato in procinto di passare alla Juventus: il patron viola convinse il talento montenegrino a restare per un anno, successivamente JoJo si accasò al Manchester City e non in bianconero. E i bianconeri tornano protagonisti in tempi più recenti: a Firenze la figura di Federico Bernardeschi è passata in breve tempo da possibile bandiera del futuro a "traditore", allettato dal richiamo della nemica di sempre, la Juve. Col passare del tempo Bernardeschi ha saputo conquistare il suo spazio in bianconero anche se, inizialmente, in molti ritennero prematuro quel grande balzo verso una big. E adesso, siamo ai giorni nostri, i viola si augurano che non si ripeta quanto accaduto con Baggio e con Bernardeschi: epoche diverse, calcio diverso ma tanta voglia di pensare che Chiesa possa diventare un nuovo simbolo della Fiorentina e non l'ennesimo tormentone concluso con un addio amaro.